Ceccuzzi: “Risanare l’università è un obiettivo di portata storica”

(pubblicato su “Il Corriere di Siena”, giovedì 8 gennaio 2009)

La nostra Università è patrimonio indisponibile della città della conoscenza dell’uomo. Si tratta di una preziosa eredità che abbiamo ricevuto dal passato con la responsabilità di consegnarla alle generazioni future almeno nelle condizioni di cui ha potuto beneficiare la comunità senese in questa fase storica. L’augurio è che si possa costruire un’altra striscia, di successo, di altrettanti 766 anni: quanti ne ha questo prestigioso ateneo che riflette la sua immagine su Siena e che, a sua volta, ne subisce il riflesso.

Sono tante le cause che hanno portato a questa situazione di crisi finanziaria. Talune oggettive, per colpa dei tagli alla finanza pubblica, che da quasi 20 anni colpiscono il sistema universitario; altre soggettive che chiamano in causa una pessima amministrazione dell’Ateneo e un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante di cui tutti ci dobbiamo fare carico. Per chiarezza, chi scrive, è tutt’ora iscritto all’Università, con scarso profitto, ma non ha mai fatto parte degli organi di amministrazione ed accademici, nemmeno da studente. Tuttavia ha contribuito, come altri, a candidare ed eleggere amministratori locali, ad esprimere quel complesso di orientamenti che caratterizzano una classe dirigente in una determinata fase storica e che comprendono tutte le forze politiche, compresa l’opposizione.

Per questi motivi, mentre, senza alcuno sconto, vanno ricercate le responsabilità di chi ha contribuito a causare un tale indebitamento che mette in discussione la vita stessa dell’ateneo e getta cattiva luce sulla città, in Italia e non solo, tutta la classe dirigente deve essere consapevole che nei libri di storia le responsabilità verranno ascritte a questa generazione e non si fermeranno al rettore o al direttore amministrativo di turno. Ognuno, per il ruolo che ricopre, deve adoperarsi al massimo per portare un contributo alla causa del risanamento e al rilancio dell’Università, prendendo atto, senza falsi pudori, che la crisi economica non risparmia nessuno, che non ci sono modelli inossidabili e che sono stati uditi da tempo diversi scricchiolii.

L’Università non può fallire. Non solo perché nella pubblica amministrazione non è previsto l’istituto giuridico del fallimento, ma, prima di tutto, perché questo rappresenterebbe il fallimento di Siena sul piano culturale, economico e sociale. Per questi motivi, io e Susanna Cenni abbiamo presentato una legge Speciale a favore dell’Università senese. Ci rendiamo conto delle gravi difficoltà che ne caratterizzeranno l’iter parlamentare, ma la base di discussione deve considerarsi del tutto aperta e migliorabile, per un confronto con la maggioranza e con il governo, ai quali spetta la responsabilità di assumere con tempestività i provvedimenti necessari e che da tempo sono stati annunciati.

All’Università di Siena serve liquidità immediata, soprattutto per non moltiplicare il debito nei confronti dell’erario a causa della rateizzazione; la possibilità di indebitamento a lungo termine; una deroga al limite di indebitamento; un monitoraggio costante, da parte dei ministeri competenti, per verificare il rispetto degli impegni assunti con il piano di risanamento. A fronte di questo contributo straordinario dello Stato, pari a 100 milioni di euro, l’articolo 3 della proposta di legge dispone le condizioni inderogabili che l’Ateneo senese deve rispettare: dalla puntuale corresponsione degli stipendi a una equilibrata ripartizione dei tagli alla spesa, al fine di raggiungere il pareggio di bilancio, con particolare attenzione a non sfavorire le categorie più deboli dei lavoratori, a partire da quelle protette, quali dipendenti di cooperative sociali, ma anche borsisti, assegnisti di ricerca e ricercatori non stabilizzati, fino all’approvazione di un nuovo statuto che ridefinisca il sistema efficace e responsabile di governo dell’Università.

Gli onorevoli Bucciarelli Ducci, Amintore Fanfani e Arturo Viviani scrivevano il 9 giugno 1960 presentando in Parlamento la prima legge Speciale per Siena: “lo splendore artistico e la tradizione che vanta Siena, la bellezza dei suoi monumenti e degli storici edifici non può essere seriamente conservata soltanto facendo affidamento nelle limitate possibilità della comunità locale”. Oggi quelle possibilità sono assai meno limitate! Ma nessuno è autorizzato a pensare che Siena può sempre farcela da sola,  beandosi in uno splendido isolamento. Anche quando lo Stato non destinasse il contributo straordinario che abbiamo chiesto con la Legge Speciale, serviranno, comunque e inderogabilmente, atti normativi mirati a supportare il Piano di risanamento.

Questa proposta di legge è frutto di uno sforzo collettivo di elaborazione, per il quale mi sento di ringraziare Simone Bezzini, che ha diretto il tavolo permanente del Pd sull’Università, al quale hanno portato un contributo Fabio Ceccherini, Maurizio Cenni,  Dino Marchese, Flavio Mocenni, Alberto Monaci, Rita Pallini, Rosanna Pugnalini, Alessandro Starnini e Enrico Zanchi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...