Goffredo Bettini: “Il partito dia a Veltroni poteri più forti”

fonte  Intervista di Maria Teresa Meli – Il Corriere della Sera


Bettini, esponenti del Pd sono coinvolti in molte inchieste.
«Ci troviamo di fronte a un terremoto. In questo momento richiamo me stesso e tutto il Pd a non perdere il bandolo della politica e a continuare a ragionare. C’è un imponente susseguirsi di vicende giudiziarie che secondo me vanno affrontate evitando polveroni. Ogni caso ha una sua specificità e va analizzato a partire dai fatti concreti, ribadendo la massima fiducia nella magistratura ed esigendo sobrietà e rapidità nelle indagini e soprattutto — sa sono figlio di un avvocato penalista — rispettando le garanzie e i diritti degli imputati che fino alla sentenza sono presunti innocenti ».

Ma lo sa che non accade mai.
«Io so che i magistrati sono come i medici: hanno la vita delle persone nelle loro mani, vanno rispettati e difesi da attacchi ingiusti ma debbono essere molto esigenti con se stessi».

Napolitano chiede un confronto bipartisan sulla giustizia.
«Noi abbiamo accettato il confronto ribadendo due punti fermi: che occorre un tavolo del governo che discuta con i soggetti interessati alla riforma e che non si può stravolgere la costituzione italiana. Per il resto, massima disponibilità al confronto ».

Ma Di Pietro dice di no al confronto, non lo seguite?
«Noi andiamo avanti sul terreno del confronto alle nostre condizioni ».

Tornando alle vicende giudiziarie, qualcosa da rimproverarvi la avrete anche voi.
«Noi non possiamo non accorgerci che al di là dei casi di rilevanza penale, c’è un problema politico, c’è una questione democratica grande come una casa che riguarda anche pezzi della nostra classe dirigente che tuttavia è fatta da tantissime persone perbene. La politica ha perso autorevolezza e sacralità, ha preso troppa confidenza con altri poteri per esempio quelli finanziari ed economici, si sono accorciate le distanze e confusi i confini e per molti aspetti tutto appare una marmellata disgustosa agli occhi dei cittadini. Il Pd tutto questo — vedi il risultato abruzzese — lo paga più di altri partiti perché è nato per cambiare la democrazia italiana e per stabilire rapporti più ariosi, puliti ed efficaci tra popolo e istituzioni».

E invece il Pd sembra essersi fermato.
«Io penso che dobbiamo prendere spunto da questo malessere per andare avanti più speditamente nella costruzione del Pd, nell’innovazione e nella promozione di una nuova generazione cresciuta nei territori e pienamente dentro, per età, psicologia, esperienza politica all’avventura dei democratici».

I veltroniani vogliono fare un po’ di pulizia etnica?
«No, quando dico questo non penso di escludere nessuno. Mai come oggi abbiamo bisogno del contributo di tutti, ma il gruppo dirigente deve mostrare una tempra eccezionale e la consapevolezza dell’emergenza, perciò deve essere generoso, disinteressato e lungimirante, aperto a includere. Su questo sono d’accordo con Chiamparino: bisogna coinvolgere le più significative esperienze territoriali, di governo e di partito, rompendo l’organizzazione verticale a canne d’organo e favorendo un ricambio e una vera democrazia degli iscritti. Come il risorgimento fece l’Italia e non gli italiani noi abbiamo fatto il Pd ma dobbiamo ancora fare i democratici e non abbiamo molto tempo».

Ma concretamente che potreste fare?
«Io faccio una proposta: nella Direzione si potrebbero affidare a Veltroni anche poteri più forti nel decidere e intervenire sui gruppi dirigenti mettendo energie fresche, sperimentate, pluraliste nel loro orientamento, ma capaci di avere uno sguardo più limpido e curioso verso il mondo di oggi. Io metto a disposizione il mio ruolo nel modo più deciso. L’ho fatto tante volte nella mia vita, ho lasciato incarichi che tutti mi chiedevano di mantenere: l’assessorato a Roma, la presidenza dell’Auditorium e della festa del cinema e il seggio parlamentare. Credo alla forza delle idee, più che alle postazioni di comando e con tutti i miei limiti cerco di dare l’esempio».

Ma lei crede che qualcun altro la seguirà?
«Mi auguro di sì. Sia chiaro: per me non sarebbe un passo indietro nel sostegno al Pd di Veltroni, che rimarrà totale… Ma sa una cosa che mi fa rabbia?».

No, cosa?
«Il fatto che queste difficoltà avvengono in un momento in cui per il Pd ci sono tanti spazi. La situazione italiana così drammatica pone a Berlusconi domande alle quali non sa rispondere. E’ il momento per il Pd di riprendere la parola».
www.partitodemocratico.it

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