Bezzini rompe gli indugi e accetta la sfida interna al Pd verso la Provincia

Con una relazione intensa e coinvolgente ma allo stesso tempo lucida ed articolata, Simone Bezzini,  segretario provinciale del Partito democratico ha annunciato alla platea dell’assemblea provinciale del Pd, riunitasi oggi sabato 14 novembre, presso l’auditorium della Confesercenti a Siena, la sua disponibilità a iniziare percorso per la selezione della candidatura del Partito democratico a presidente della provincia. Per oltre trenta minuti Bezzini ha intrattenuto gli oltre duecento democratici presenti, facendo un’ampia analisi dei tanti cambiamenti in corso, ma analizzando a fondo anche le questioni più importante aperte nel nostro territorio.

La scelta di candidarsi alle corsa per la presidenza della Provincia
“In questi mesi – ha sottolineato Simone Bezzini – ho ricevuto da tante persone e, anche da molti di voi, sollecitazioni a candidarmi. Ho riflettuto molto, anche in maniera travagliata e qualche volta tormentata, ho ascoltato tanti dirigenti e tanti militanti che mi hanno voluto manifestare la loro opinione, talvolta anche critica o dubbiosa. Qualcuno può anche pensare che la mia decisione sia stata presa tanto tempo fa ma molti di voi sanno quanto, anche nelle settimane scorse, io abbia riflettuto sulle implicazioni delle mie scelte. Ho sentito forte il peso della responsabilità che deriva dall’essere il segretario di un partito che, in questo territorio, raccoglie i consensi più alti in Italia e al quale tanta gente guarda ancora con attenzione.

“Non vi nascondo – ha aggiunto Bezzini – che l’appello firmato da molti voi, nei giorni scorsi, mi ha dato quella spinta in più e quel coraggio necessario a venire oggi di fronte a questa platea per farvi partecipi della mia decisione. E’ un atto di rispetto nei confronti di questa assemblea, che mi ha eletto e alla quale ho il dovere di rispondere anche per il ruolo che svolgo. Sono quindi disponibile a sottopormi al percorso per la selezione della candidatura del Partito democratico a presidente della provincia”.

Il segretario del Pd senese ha poi evidenziato i motivi che lo hanno spinto a candidarsi: “La mia scelta è dettata da tre motivi principali. Il primo nasce dalla mia voglia di misurarmi, in prima linea, con quei cambiamenti sociali ed economici che stanno mutando la pelle dei nostri territori. Una sfida difficile ma che allo stesso tempo mi appassiona e mi dà la giusta carica. Il secondo motivo è legato alla voglia di costruire quella visione e quel progetto, di cui vi ho parlato prima, che saranno le basi di partenza per trasformare l’attuale fase di difficoltà in opportunità per il futuro. Una visione e un progetto che io considero indispensabili sia per la comunità senese che per questo partito che, su questi elementi, sarà chiamato ad elaborare una parte fondamentale della sua d’identità e del suo profilo. Il terzo motivo, strettamente connesso agli altri due, ha a che fare con la possibilità di provare a interpretare e tradurre in azione concreta quella visione del domani, che stiamo provando a costruire insieme. Nelle prossime settimane, anche io, come gli eventuali altri candidati, sarò chiamato a manifestare i miei intenti. Da una parte sulla base del quadro che si delineerà, rispetto al percorso di selezione delle candidature dall’altra sulla base delle tappe che ci porteranno verso la nostra conferenza programmatica”.
Il nuovo assetto del Pd senese
“Le implicazioni della mia candidatura – ha proseguito Bezzini – se andrà in porto, comporteranno necessariamente delle revisioni alla struttura del Partito. Dovremo valutare, insieme tempi e modi ma posso già anticiparvi che sono pronto a rimettere il mio mandato nelle vostre mani. Quando questo accadrà, dovremo essere già pronti e per questo dobbiamo, da oggi, iniziare a confrontarci su come gestire questo passaggio delicato.  Oggi all’interno del nostro Partito stanno maturando energie fresche, con elevate potenzialità e con tanta voglia di misurarsi con le sfide nuove. I prossimi mesi, saranno per le giovani generazioni di dirigenti una palestra importante per la rilevanza dei passaggi che dovranno affrontare. A loro mi vorrei rivolgere chiedendo di continuare ad apportare nel partito la loro vitalità, il loro entusiasmo e la loro voglia di fare, misurandosi sul campo e acquisendo quella credibilità e quell’autorevolezza, necessarie a ricoprire, in futuro, ruoli di primo piano nel Partito. 

“In questa fase – ha sottolineato il segretario del Pd – vista la delicatezza dei passaggi che abbiamo di fronte, dobbiamo riflettere però se al momento in cui si porrà il tema della mia sostituzione, non sia più opportuno affidarci, per un periodo di transizione che dovrebbe concludersi con il congresso, a una guida d’esperienza e in grado di affrontare direttamente ed immediatamente la complessità dei problemi che abbiamo di fronte, a partire dai 30 comuni al voto. Riflettiamoci tutti insieme anche nelle prossime settimane, con attenzione e con un’idea astratta di partito, ma sulla base delle funzioni e dei compiti concreti che dovrà corrispondere il Pd nella provincia di Siena”.

“Io credo – ha proseguito Bezzini – che in tutto questo quadro una mano importante e decisiva ce la possa dare Giuliano Simonetti che tutti noi conosciamo per le sua dedizione, per la sua capacità e per lo spirito di servizio con il quale si è sempre messo a disposizione del partito. La sua esperienza e il suo equilibrio possono accompagnare quella generazione di giovani dirigenti che, insieme a lui, può crescere e in un tempo non lontano misurarsi con la responsabilità di guida del partito. Già dalla prossima settimana, chiederò a Giuliano di partecipare ai lavori dell’esecutivo provinciale”.
I cambiamenti dell’economia e della società senese
“La provincia di Siena – ha detto Bezzini – in questi dieci anni, è cambiata. E’ mutata la composizione sociale della sua popolazione che, dal 1999 ad oggi, è tornata a crescere, arrivando nel 2007 a contare su 11mila persone in più, grazie alla ripresa delle nascite ma soprattutto a una maggiore presenza di cittadini stranieri. E’ cresciuta la fascia degli ultra 75enni che vivono da soli e sono aumentati gli anziani non autosufficienti, mentre per quanto riguarda le famiglie, assistiamo a una frammentazione dei nuclei, come dimostra anche la crescita di quelli monoparentali. Ma non basta. La provincia di Siena è cambiata e sta cambiando, anche dal punto di vista economico. In un quadro di indicatori, sostanzialmente positivo, il nostro territorio, già da qualche anno, ha visto andare in crisi alcuni comparti tradizionali: prima Chianciano Terme e il mobile poi Florence e Calp e infine, Bayer e Whirpool. A queste crisi si sono aggiunte quelle di settori che, fino a poco più di un anno fa, erano caratterizzati da un trend di crescita: quello delle costruzioni e laterizi; quello della camperistica e quello della pelletteria. Anche i nostri livello occupazionali stanno andando in sofferenza. Nel primo semestre del 2008 sono già 1.133 le persone iscritte alle liste di mobilità e, ad oggi, il ricorso alla cassa integrazione, è superiore al totale del 2007. Ma non basta. L’82 per cento degli avviamenti è a tempo determinato e diminuisce la capacità di assorbimento di personale anche da parte della pubblica amministrazione”.
La crisi dell’Università degli Studi di Siena
Il segretario provinciale del Pd si è poi soffermato sulla difficile situazione che sta vivento l’ateneo senese: “In questi giorni – ha dichiarato Bezzini – la gravissima situazione finanziaria in cui versa l’Università di Siena non fa altro che aggravare il quadro che vi ho appena delineato. Oggi l’enorme ammontare del debito rischia di mettere a repentaglio il futuro dell’Università, creando una profonda incertezza per migliaia di lavoratori e producendo un danno economico e di immagine a tutta la città e alla provincia. In questi giorni gli enti locali hanno richiesto, giustamente e inevitabilmente, il coinvolgimento oltre che della Regione Toscana, anche del Ministero dell’Università. La dimensione del disavanzo, infatti, non consente di essere gestita all’interno dei confini della nostra provincia. Nel breve periodo, serve mettere in campo tutti quei provvedimenti di emergenza che garantiscano la continuità del funzionamento dell’Ateneo, a partire dal pagamento degli stipendi e dal normale svolgimento della didattica, e che per la loro dimensione non possono prescindere dall’intervento dello Stato che non può sottrarsi, vista la competenza primaria che ha su questa materia”.
“Mentre saranno – ha sottolineato il segretario provinciale del Pd – messi in campo tutti i possibili interventi di emergenza sarà necessario guardare anche al domani e alla salvaguardia del carattere pubblico dell’Università. Il piano di risanamento, in corso di elaborazione rappresenta un passaggio obbligatorio e  fondamentale il cui successo è decisivo per salvare l’Università e scongiurare un suo gravissimo ridimensionamento. In questo senso vanno incoraggiate e sostenute quelle forze che, all’interno dell’Ateneo hanno piena consapevolezza della drammatica situazione e ritengono il piano non una dichiarazione d’intenti in attesa di tempi migliori, ma un’assunzione di responsabilità inderogabile. Il piano proposto dall’Ateneo rappresenta un primo passo importante che avrà bisogno di essere condiviso da tutto il mondo universitario, dai sindacati, ma anche dalle istituzioni locali e regionali”.

“Il Piano di risanamento – ha detto Bezzini – non può prescindere dall’analisi degli errori amministrativi, gestionali e strategici che si sono stratificati negli anni e per questo dovrà avere un profilo più netto e radicale dal punto di vista delle questioni riorganizzative. Quattro sono le condizioni di fondo che determineranno la credibilità del Piano: il cambio radicale del modello di governance; la messa a punto di un sistema di valutazione e di erogazione delle risorse, fondata sul merito; una ripartizione dei sacrifici non a pioggia ma che guardi agli asset strategici della ricerca e della didattica e l’immediata introduzione di cambiamenti che qualifichino e rendano credibile la struttura amministrativa, a partire dai massimi livelli. Per salvaguardare il futuro dell’Università di Siena c’è bisogno che l’emergenza venga gestita con spirito unitario e con grande senso di responsabilità, in primis da parte di tutto l’Ateneo”.

Le proposte del Pd senese per rilanciare il territorio senese

Bezzini ha poi delineato le iniziative da prendere per rilanciare l’economia senese: “In questi ultimi dieci anni – ha affermato il segretario provinciale – abbiamo fatto molto per il nostro territorio, garantendo a chi lo abita un livello di benessere e di coesione sociale tra più alti in Italia. Questo è stato possibile grazie al positivo e lungimirante lavoro dell’amministrazione provinciale ma anche di tutti i Comuni. La provincia, in particolare, ha avuto il merito di sapersi misurare con i temi della competitività territoriale, della pianificazione integrata e nel ritagliarsi un ruolo da protagonista nel rinnovamento e nel rafforzamento del sistema di welfare.

“Oggi dobbiamo fare di più – ha detto Bezzini – vogliamo diventare il luogo simbolo di una provincia che accetta le sfide, imposte dai mutamenti e dalla crisi in atto; che non ha paura di reinventarsi e accetta di investire su sé stessa e sulle sue energie. Ripartiamo dai giovani e dalle donne. Senza di loro non c’è futuro e non c’è modo di guardare avanti. Per questo dovremo interrogarci su come dare una spinta alla mobilità e al dinamismo sociale, partendo prima di tutto dal lavoro. Ripartiamo da un’idea dinamica di sostenibilità, interrogandoci su come allargare e rinnovare questo concetto che, in questi anni, ha permesso alla nostra provincia di svilupparsi in armonia con l’ambiente. Le vicende di Monticchiello e di Ampugnano hanno rischiato di farci tornare a un’inutile e vecchia contrapposizione tra sviluppo e ambiente e ci hanno anche insegnato che una provincia di pregio, come la nostra, ha bisogno di misurarsi e interrogarsi sui temi legati alle nuove frontiere dello sviluppo sostenibile che possono diventare i motori di una nuova fase di crescita. Per questo dovremo riflettere non solo sul cosa fare o non fare ma su come lo spirito d’iniziativa, i nuovi modelli organizzativi, le infrastrutture materiali e immateriali; l’innovazione e la ricerca potranno inserirsi e qualificare, ancora di più, il territorio”.

“Ripartiamo – ha aggiunto Bezzini – dai nostri livelli di coesione sociale, insidiati da quei cambiamenti in atto che producono un’insicurezza diffusa. Se non lo facciamo, domani potrebbero verificarsi, anche in una società dalle forti tradizioni solidaristiche come la nostra, tensioni tra diversi ambiti sociali. I primi scricchiolii si iniziano ad avvertire, come dimostrano anche le diatribe sulle graduatorie per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica o ad altre prestazioni sociali come la mensa o le scuole. Per questo abbiamo il dovere di interrogarci su come riformare il nostro sistema di welfare, includendo chi fino ad oggi è rimasto escluso, differenziando e allargando le risposte, soprattutto a quella parte di ceto medio che oggi rischia di scivolare all’indietro nella scala sociale”.

www.sienapartitodemocratico.it

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