10 proposte per l’università

“Il Governo non ha presentato alcuna riforma, né della scuola, né dell’università. Ci piacerebbe poter discutere di un progetto di riforma, ma ad oggi discutiamo solo dei tagli decisi dal ministro Tremonti”. Attacca Veltroni al termine della riunione del governo-ombra, presenta dieci proposte che affrontano anche il nodo-università, annuncia la partecipazione del PD alla manifestazione del 30 ottobre,e chiede il ritiro del decreto-Gelmini, per discutere la riforma della scuola con le parti sociali in un arco di tempo definito.

Domani, al Senato, sarà l’ora del voto finale per il decreto Gelmini. Ma proprio mentre scriviamo la seduta al Senato sul Decreto Gelmini è stata sospesa dopo le proteste di PD e IDV sui tempi forzati della stessa.

Nell’incontro con la stampa Veltroni elenca i principi-guida che ispirano le 10 proposte del Pd, alternative a quei tagli che penalizzano un Paese che già spende per la scuola molto meno del resto d’Europa: “Primo la valutazione, il lavoro che viene fatto nelle scuole e nelle università deve poter essere valutato, ovviamente da soggetti esterni”; quindi l’autonomia, la modernizzazione, l’europeizzazione, il diritto allo studio, una politica edilizia basata sul modello dei campus. Tutto questo, avverte, “non si fa riducendo la spesa. Razionalizzando sì, ma non riducendo”.

A più riprese Veltroni attacca il governo e l’arroganza con cui l’esecutivo sta gestendo la situazione. “Questa fretta di approvare il decreto prima dello sciopero del 30 – ha detto il segretario PD – e’ sintomo dell’arroganza di non voler ascoltare non tanto la nostra voce, che non ascoltano per definizione, ma quella del mondo della scuola”. Si tenta di appellarsi al senso di responsabilità del governo: “L’intelligenza politica è ascoltare, specie quando un provvedimento crea questo livello di conflittualita’”.

Ma proprio mentre scriviamo la seduta al Senato sul Decreto Gelmini è stata sospesa dopo le proteste di PD e IDV sui tempi forzati della stessa. Il presidente, Renato Schifani, è irremovibile: entro oggi va concluso l’esame di tutti gli emendamenti. Il PD chiede un rinvio, e il senatore Giovanni Legnini protesta: “Non è possibile non consentire di spiegare le ragioni del voto sugli emendamenti a un decreto tanto importante, è un precedente grave”.

La capogruppo, Anna Finocchiaro, attacca: “Lei sta andando avanti con le votazioni come nulla fosse, negando il diritto dell’opposizione ad argomentare il voto degli emendamenti. Voglio dirglielo in tutta franchezza: è una delusione, e parlo da capogruppo”. A questo punto Schifani sospende la seduta e convoca la conferenza dei capigruppo, che decide di proseguire l’esame del decreto fino alle ore 22.

“Al Circo Massimo ho detto cose impegnative: si può e si deve tagliare dovunque, la spesa pubblica va ridotta. Ma non si taglia sul sistema formativo. Se in Italia si spende lo 0,9 si deve spendere di più. L’università’ e’ una priorità per cui si deve mettere mano al portafoglio”. E invece il governo pensa solo a tagliare le radici del futuro attraverso una riforma decisa dai tagli di “Tremonti, applicati dalla Gelmini”.

Per il Pd, in questo settore, “le parole chiave sono valutaziome, autonomia,
Il decalogo presentato dal PD denuncia il “blocco del turn over”, i “pesantissimi tagli finanziari”, la “trasformazione delle università pubbliche in fondazioni di diritto privato”. In particolare, “i tagli finanziari impediranno dal 2010 il pagamento degli stipendi ai dipendenti”, mentre il “blocco del turn over significa chiudere la porta in faccia a migliaia di giovani che vorrebbero dedicarsi alla ricerca e alla didattica”.

Insomma il decreto, come avverte il segretario del PD, “sta provocando in tutta Italia un movimento che non ha matrice politica. Il movimento pone il problema della difesa della scuola. Molte università chiuderanno con effetti pesanti sul sistema formativo”. Per Veltroni, “di fronte a questa mobilitazione la risposta di un governo responsabile e’ di discutere. Non all’infinito. Si dia un tempo, tra due mesi si chiude”. Vedremo se il governo sarà all’altezza dell’aspettative del PD, degli studenti e degli insegnanti che chiedono compatti il ritiro della legge.

Le ricette? Concorsi più rapidi, più meritocratici, più internazionali, con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari. Il reclutamento di nuovi docenti deve essere affidato ad una “commissione nominata dagli organi di governo dell’ateneo che valuta i curricula dei candidati”. Invece la promozione dei docenti “è effettuata dall’università di appartenenza, previo conseguimento da parte dei candidati di un’abilitazione professionale alla docenza rilasciata da una commissione nazionale”.

La seconda proposta riguarda l’introduzione di strumenti di valutazione: “Attivare al più presto l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca”, che sarà diretta da un organo nominato da “comitati di selezione internazionali”.

Quindi, il Pd chiede di “finanziare le università in base al merito”. Si tratta di ripartire in tre quote i finanziamenti all’università: la prima quota (che potrebbe rappresentare il 70% del totale) destinata a coprire i “costi standard”, definiti con “parametri prefissati e relativamente stabili nel tempo”; poi, la seconda quota (che potrebbe aggirarsi sul 20% di tutti i finanziamenti) verrà “assegnata su base annuale o biennale” e rappresenterà il premio per la valutazione positiva; infine, una terza quota (pari al 10% del totale) che finazierà “specifici obiettivi di sviluppo concordati tra ateneo, ministero e regione”.
La quarta proposta del Pd punta ad istituire un sistema “trasparente e internazionale” per finanziare la ricerca, obiettivo da realizzare attraverso una “Agenzia nazionale indipendente”.

Altro tema affrontato nelle proposte del Pd in tema di università è la riforma della “governance”, da rendere “più efficace, più efficiente e responsabile”, fermo restando che “il modello di governo di ciascuna università deve essere lasciato il più possibile alle scelte statutarie autonome dell’ateneo” pur nella presenza di “regole” con validità universale.
Per il Partito Democratico è necessario procedere anche ad una periodica valutazione del lavoro, incentivando i risultati migliori. “Il lavoro scientifico e didattico di ciascun professore sarebbe comunque valutato periodicamente lungo tutta la carriera e dall’esito positivo della valutazione dipenderanno gli incrementi stipendiali”.
Un’altra proposta, tra le dieci presentati dal PD, punta a dotare le università di più “giovani professori”, riducendo i “lunghi precariati”. Anche “in attesa di ripristinare il normale turn over dei docenti” bisogna escludere dal blocco “i reclutamenti di ricercatori”.
Bisogna poi “innalzare la qualità dei dottorati di ricerca per innalzare la qualità delle università”, “rendere gli studenti protagonisti”, garantendo “diritto allo studio e alla mobilità in Italia e in Europa”. Infine, è necessario prevedere “più finanziamenti pubblici al sistema universitario e par condicio tra le università”.

www.partitodemocratico.it

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