“Crisi economica insopportabile, voteremo un decreto sui salari”

ROMA – “L’impoverimento del Paese è ormai una vera e propria emergenza nazionale. Berlusconi fa finta di non averlo capito. Ma così l’Italia non può andare avanti. Chiedo al governo un atto immediato di responsabilità: presenti un decreto urgente, per dare, a cominciare dalle tredicesime e per i prossimi anni, un importante sgravio fiscale a salari, stipendi e pensioni. E’ necessario un importo medio tra i 400 e i 600 euro per sostenere la domanda interna. E questo è tanto più necessario per un paese come il nostro che ha livelli di povertà superiori alla media europea. Sono circa quindici milioni gli italiani sotto o appena sopra la terribile soglia di povertà. Se presentano un provvedimento così, siamo pronti a votarlo subito”.

Tre giorni dopo la grande manifestazione del Pd al Circo Massimo, il leader Walter Veltroni accusa il governo e rilancia la sfida sulla crisi dell’economia. “C’è un’urgenza assoluta di provvedimenti che affrontino la durissima recessione in corso, tra aumento verticale della cassa integrazione, difficoltà creditizie enormi per le imprese, aumento esponenziale della precarietà dei lavoratori”.

Secondo lei Berlusconi non si rende conto della drammaticità della situazione?

“Assolutamente no. Infatti invita gli imprenditori a cena per convincerli a spendere più soldi per gli spot sulle sue reti tv. Tutto questo è scandaloso. Per questo rilancio la mia proposta. Non basta detassare gli straordinari, infrequenti in tempi di recessione. Detassino subito i salari e le pensioni e garantiscano i flussi bancari, attraverso un fondo di garanzia, per le piccole e medie imprese. Se presentano al Parlamento un provvedimento del genere, lo approviamo in cinque minuti”.
Lei non vuole proprio seguire il consiglio del Cavaliere, che nonostante il bagno di folla di sabato le dice “si riposi per i prossimi cinque anni”?
“Ho trovato la reazione del premier francamente imbarazzante. Solo lui poteva pronunciare parole di quel genere, che confermano la sua sostanziale estraneità alla cultura delle regole e l’idea sostanzialmente illiberale di una persona che non conosce a fondo la grammatica della vita democratica, che presuppone rispetto di chi la pensa diversamente. I governi esistono in tutti i paesi, mentre le opposizioni esistono solo nei paesi democratici. É questo principio che Berlusconi dimostra di non saper accettare. E per questo si spaventa di fronte a un grande movimento di popolo. Prenda il caso della scuola. I loro tagli e la loro “riformetta” sono mille miglia lontani da quel grande disegno di innovazione, fondata su pari opportunità e merito, di cui il sistema formativo italiano avrebbe bisogno. Invece di minacciare la polizia sarebbe giusto ritirare il decreto e sedersi a discutere, con una scadenza definita, con il mondo della scuola”.

Lei parla di “grande movimento di popolo”. Loro rispondono che il Circo Massimo è stato un flop, altro che 2 milioni e mezzo.
“E’ un segnale di nervosismo inquietante. Un misto di arroganza e di smarrimento. Ho in tasca i ritagli dei giornali di due anni fa, dopo la manifestazione della Cdl a Piazza San Giovanni. Berlusconi disse “siamo oltre 2 milioni”. A me non interessa rispondere con i numeri della manifestazione di sabato. So solo che noi, un partito solo, il Pd, eravamo tre volte tanti rispetto a loro, cioè i tre partiti Fi-An-Lega che manifestarono nel 2006 in una piazza, come tutti sanno, infinitamente più piccola del Circo Massimo. Non credono alle nostre cifre? Non mi importa: mettano loro la cifra che vogliono. Ma poi la moltiplichino comunque per tre. Per fortuna anche tra loro si cominciano a sollevare voci diverse. Fini, Fitto, Prestigiacomo. Si deve avere rispetto per una grande manifestazione di popolo. Perché questa è stata la nostra giornata al Circo Massimo. Guardi qua, il titolo di “Le Monde”: parla di una “marea umana”. Ora, questa marea umana qualcosa deve insegnare. Prima di tutto al governo, ma poi anche a noi stessi”.

E cosa deve insegnare, secondo lei?
“Il Circo Massimo è stato un evento di straordinaria intensità, compostezza, serenità. Nulla a che vedere con le espressioni di odio della manifestazione della Cdl di due anni fa. Quell’evento parla in due direzioni. La prima direzione è il Paese, e la rappresentazione che al Paese danno i commentatori della vita politica. A me piacerebbe molto, oggi, che qualcuno tra costoro dicesse “forse ci siamo sbagliati”. A dire che il Pd non esiste, che la sua leadership è debole. La marea umana di sabato ha spazzato via tutte queste diagnosi. Ha dimostrato non solo che il Pd esiste, ma anche che è forte, ha senso di appartenenza, radici, orgoglio e identità proprie. E soprattutto ha dimostrato che il Pd ha un popolo. Un grande popolo democratico, di cui tutti si devono rendere conto, e a cui tutti dobbiamo rendere conto”.

Lei dubitava anche di questo?
“Non io. Io ero tranquillo sul successo dell’iniziativa perché sentivo crescere il disagio nel Paese, mentre non stavo a sentire le troppe cassandre che dicevano che la manifestazione era inutile. Ora ho avuto la conferma di quanto sia stata giusta la nostra scelta. Il Pd è nato meno di un anno fa. Si è costruito un profilo politico, si è dato un simbolo, un programma, una struttura, una carta dei valori, uno statuto, ma soprattutto si è costituito il popolo democratico, con il suo orgoglio e la sua identità. In pochi mesi abbiamo fatto ciò che in Italia non era mai riuscito a nessuno, dal Partito d’azione in poi: creare una grande forza del riformismo di massa, perché il riformismo non è una variabile del moderatismo. Il riformismo è innovazione. E io traggo dalla folla del Circo Massimo la spinta ad andare ancora più avanti sulla strada delineata al Lingotto. Una grande forza nazionale, di popolo, capace di contrastare ogni conservatorismo”.

“Riformismo di massa”: è così che lo ha definito. Non sembra un ossimoro?
“Sembra, ma non lo è affatto, perché di questo in effetti si tratta. Sa qual è la mia più grande soddisfazione, di fronte a quella folla immensa di sabato scorso? Il fatto che al Circo Massimo sventolassero solo bandiere del Pd. E non ci fossero altre bandiere. Questa, per l’Italia, è davvero un’epifania politica. Vuol dire che per la prima volta può scendere in piazza il popolo del riformismo. E vuol dire che per la prima volta può farlo senza sentirsi più “ex” di nulla. E se non si sente più “ex” il nostro popolo, meno che mai ci si deve sentire il nostro partito. Questa è la svolta che è necessaria: il Pd deve essere un partito del popolo. Per questo ho evitato di parlare di partiti, di alleanze, e invece ho parlato di persone, di operai, di piccoli imprenditori, di precari, di studenti. Io mi voglio alleare con la gente, perché penso che i cittadini esistano in quanto tali, non in quanto appartenenti a questo o a quel partito. Delle appartenenze ci si occuperà dopo”.

La frase “la destra è peggiore dell’Italia che vuole rappresentare” non è un controsenso, visto che l’Italia ha chiesto proprio a quella destra di governarla?

“Nessun controsenso. Con quella mia frase voglio testimoniare a tutti gli italiani, compresi quelli che non ci votano, che noi siamo la forza responsabile che può portare l’Italia fuori da questa lunga notte. Vede, per il centrodestra hanno votato tanti italiani che hanno creduto alle promesse di Berlusconi, meno tasse più sicurezza e così via, e che oggi sono delusi. Ebbene, a quel Paese che lavora e che produce, e che non è dominato dall’ideologia e dalla xenofobia, io voglio testimoniare che noi siamo la forza, di volta in volta moderata e radicale, che può dare le risposte che cerca”.

Parla da leader di un nuovo “populismo di sinistra”, come scrive Edmondo Berselli?
“Depurata dall'”ismo”, che come tutti gli “ismi” non mi piace, è una formula che approvo. Il Pd è e deve essere sempre di più un “partito del popolo”. Questo è il senso della bellissima sfida democratica”.

Lei accennava al Circo Massimo come un evento che parla in “due direzioni”. La prima l’abbiamo capita, è il Paese. Qual è la seconda?

“E’ il centrosinistra. Quella piazza ci sbatte in faccia per la terza volta la realtà vera, quella che abbiamo già conosciuto con l’enorme partecipazione delle primarie del 2007 e poi con quel 33,7% ottenuto alle elezioni del 13 aprile. E la realtà vera ci dice che il popolo del Pd vuole da noi certo una discussione democratica, ma anche e soprattutto coesione, spirito di squadra e contrasto dell’avversario. Basta con i distinguo e le interviste polemiche. Abbiamo di fronte una battaglia politica molto difficile, per affrontarla dobbiamo essere uniti. Tutti, senza eccezioni”.

Non si illuderà mica di dare una spallata a Berlusconi, che viaggia col vento dei consensi in poppa?
“Noi dobbiamo convincere gli elettori, soprattutto i moderati, che quel vento sta cambiando. Ce lo confermano tre dati significativi. Primo dato: la manifestazione del Circo Massimo, che dimostra che un’altra politica è possibile. Secondo dato: l’ultimo sondaggio di Mannheimer dà il governo in calo di 18 punti e mezzo. Terzo dato: il voto in Alto Adige, con la destra che perde 3 punti alla provincia di Bolzano e 10 a Bolzano città. Sono primi segnali di uno sfaldamento che, prima o poi, arriverà. La crisi economica è realmente drammatica. Questa destra non l’ha capito, e ne pagherà le conseguenze. Purtroppo a pagarle saranno anche e soprattutto gli italiani”.

m. gianninirepubblica. it

www.repubblica.it

 

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