Salvare l’Italia. Con le proposte del PD

Protesta e proposta. Se il Circo Massimo sarà ricordato con gli occhi per le foto dei cortei e per il catino gremito, una volta smontato il palco restano le proposte che il segretario del PD ha presentato. Soluzioni ai problemi del Paese che la destra al governo non potrà ignorare.

Proposte che interpretano la funzione del PD, come ha detto Veltroni citando il discorso del Lingotto “svincolato finalmente dai vecchi ideologismi, libero dall’obbligo di essere, di volta in volta, moderato o estremista per legittimare o cancellare la propria storia. Un partito libero, che non teme né di apparire moderato agli occhi di alcuni, né di sembrare estremista agli occhi di altri. Perché null’altro è che un grande partito riformista”.

Se si è scesi in piazza è perché il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. Manca al suo cuore l’Italia che produce e che lavora, è teso a rassicurare i potenti ignorando imprese e lavoratori. È riecheggiato così nel Circo Massimo il “patto tra produttori” proposto dal PD fin dalla campagna elettorale, e Veltroni ha invitato il governo a riunirsi “anche di notte per fare invece un grande piano per i cittadini, per combattere la recessione e l’impoverimento della società italiana – e ha ricordato – dalla crisi del ’29 si uscì con il New Deal. Ora nel nostro Paese è tempo di un Piano organico per la crescita e la lotta alla povertà e alla precarietà”.
E per stabilizzare la crisi finanziaria il PD ha proposto:
– il sostegno con un fondo di garanzia alle micro e piccole imprese
– un piano di investimenti in infrastrutture

Meno tasse contro l’inflazione. Non può bastare ancora. Il carovita è l’emergenza sotto gli occhi di tutti, tranne che di quelli chiusi di Tremonti e Berlusconi così Veltroni ha suggerito due misure:
– un intervento per aumentare i redditi da lavoro, i salari, gli stipendi, le pensioni degli italiani
– la riduzione, partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Proponiamo di destinare a questa misura sei miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5 per cento del Pil.

Poi ha ricordato. “Abbiamo sempre detto “pagare meno, pagare tutti”. E invece ora di pagare meno non c’è traccia e la lotta all’evasione fiscale è scomparsa dall’orizzonte. Il governo sta riproponendo la vecchia ricetta: aliquote alte, pochi controlli, evada chi può. Complimenti: è la strada maestra per andare tutti a fondo! E vorrei porre qui la domanda che si stanno facendo gli imprenditori e tutti gli italiani: dov’è finita la promessa di ridurre le tasse? Di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento? La verità è che le tasse le stanno aumentando”.

E questo proprio in una fase di recessione, quando si dovrebbe consentire a chi ha redditi medi e bassi di poter aumentare i propri consumi.

“spendere meno e spendere meglio”. Non “spendere meno” e basta, senza preoccuparsi di cosa ne sarà delle scuole, degli ospedali, della sicurezza dei cittadini. La pubblica amministrazione deve essere riformata. “Dunque va bene la lotta ai veri fannulloni – sferza Veltroni – chi lavora nel settore pubblico, a cominciare dai dirigenti, deve metterci il doppio e non la metà dell’impegno di chi lavora nel settore privato”.

Una scuola dell’autonomia e del merito. Il segretario del PD nei giorni delle proteste contro i piani del ministro Gelmini non lascia spazio a dubbi: “Ogni posizione conservatrice sulla scuola e l’Università è sbagliata. Abbiamo bisogno della scuola dell’autonomia e del merito. Di una scuola che abbia fiducia nella capacità di scelta dei ragazzi. Di una scuola guidata da un progetto educativo moderno e capace di promuovere opportunità sociali e merito, in un contesto di permanente, indipendente, valutazione di qualità”. E ricorda chi è il vero conservatore: “chi si preoccupa di sistemare piccoli particolari, come il grembiule e il ripristino dei voti”. C’è bisogno invece di una riforma radicale per innovare non di tornare al maestro unico o di abolire il tempo pieno. Poi si rivolge alla destra: “Noi vi facciamo una proposta: il Governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese”.

Fa anche autocritica: “Nella scuola e nell’Università italiana forse si spende male, ma certo si spende poco.” Ma il PD al governo farà quello che in questi giorni ha detto Nicolas Sarkozy, aumentando del 50% le risorse destinate all’università.

L’ambiente fa bene all’Italia e alla sua economia. Attacca Berlusconi sulle polemiche con l’Europa sul piano 20/202/20 e invita a pensare in modo diverso: “Se le cose cambiano, va cambiato anche il modo di guardarle. Alla parola “costi” si deve sostituire la parola “investire”.

E le proposte, a parte quella sul potenziamento del trasporto pubblico, arrivano dai confronti: “Non si capisce perché se la Germania è riuscita a creare, nel comparto delle fonti rinnovabili, duecentomila posti di lavoro negli ultimi dieci anni, da noi non possa avvenire qualcosa di simile. O perché non sia possibile seguire l’esempio della California, che puntando sull’efficienza energetica ne ha creati un milione e mezzo – inquinare meno aiutando le imprese – sarà giusto studiare momenti di flessibilità per venire incontro alle esigenze delle imprese nell’attuale situazione”.

Proposte che richiamano tutte la frase di Vittorio Foa che campeggiava sul palco: “Pensare agli altri, oltre che a se stessi, e pensare al futuro, oltre che al presente”. E che riecheggiano la possibilità di un’altra Italia: della legalità, e non della furbizia. Della responsabilità, e non dell’esclusivo interesse personale. Del merito, e non dei favori. Della solidarietà, e non dell’egoismo. L’Italia dell’innovazione, e non della conservazione.

Ma. Lau.

www.partitodemocratico.it

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