Vogliono una scuola con “meno Cesare e più Cesaroni”. Giuseppe Fioroni a YouDem

Altro che aumento del tempo pieno, con il governo Berlusconi ci sarà un modello di scuola con “meno Cesare e più Cesaroni”. Insomma, meno ore di studio tra i banchi a causa dei tagli al tempo pieno e più tempo davanti alla tv. Ne è convinto l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni intervenuto in diretta su YouDem Tv, la tv del partito democratico.

Lo sfogo di Fioroni arriva dopo che Silvio Berlusconi da Bruxelles, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, aveva affermato che Il tempo pieno nella scuola italiana verrà “confermato dove c’era” e addirittura “incrementato” di circa il 50-60% perchè ci saranno “più insegnanti a disposizione”. Affermazioni, queste, delle quali pero è difficile non dubitare. “Le dichiarazioni del presidente Berlusconi sul tempo pieno dimostrano che la più grande emergenza dell’insegnamento in Italia riguarda l’aritmetica e la matematica- sottolinea Fioroni- perchè ancora si deve spiegare come si farà a garantirlo alla luce dei tagli decisi nel decreto”. Fioroni parla citando i numeri: “con il maestro unico ci saranno tagli per 53mila insegnanti, 16 volte in più degli esuberi Alitalia”. In più c’è “la decisione di ridurre l’orario a 24 ore. Come si fa, di fronte a queste cifre, a dichiarare che si aumenta il tempo pieno?”, si domanda l’ex ministro. “I bambini- insiste- usciranno alle 12,30 e finiranno parcheggiati davanti alla televisione”.

Fioroni ha poi contestato altre dichiarazioni, e cifre, fornite dal governo secondo cui ci sarebbero più di 10 mila classi con meno di 10 alunni. “Non è vero- spiega il democratico- le classi con meno di 10 mila alunni, funzionanti nell’anno scolastico 2007/2008, sono state 7.000”. Di queste, continua Fioroni “appena 700 sono della scuola dell’infanzia e di quella secondaria sia di primo che di secondo grado. Il restante 90% (6.300 scuole) funzionano nella scuola primaria e buona parte di queste (3.500) sono pluriclassi (cioè classi composte da alunni di diverse età, iscritti ai vari anni di corso) che ovviamente si trovano in zone montane o piccole isole”. E quanto al fatto che in Italia ci sarebbero più bidelli che carabinieri Fioroni ha aggiunto: “ma non si dice che i bidelli sono distribuiti su oltre 42.000 scuole mentre i carabinieri su 5.000 stazioni. Questo significa che la scuola è un avamposto dello Stato in posti nei quali non c’è la Posta, non c’è la farmacia e non ci sono neanche i carabinieri. Smantellare le scuole in queste realtà significa chiudere anche le realtà territoriali”.

E mentre Berlusconi tenta, anche in modo alquanto maldestro, di rassicurare le mamme che sono scese in piazza a manifestare contro il decreto Gelmini, l’Italia è percorsa da centinaia di manifestazioni per dire no allo scempio che si sta perpetrando nei confronti della scuola italiana. “Siamo al fianco degli studenti che si stanno mobilitando in queste ore – dice Pina Picierno, ministro ombra per Politiche giovanili del PD – e sosteniamo le loro giuste rivendicazioni di fronte ai tagli irrazionali del governo, che ipotecano il futuro dei giovani e del Paese”. “Ciò che emerge dalla Finanziaria è un vero e proprio massacro sociale. – continua – Dopo aver annunciato di voler porre rimedio al problema dell’edilizia scolastica, il primo atto concreto del governo è quello di sottrarre 22,8 milioni di euro all’edilizia in un Paese nel quale manca il certificato di agibilità statica al 46% delle scuole”. Ci sono “tagli di 111 milioni alla scuola media, l’anello debole del sistema formativo italiano, e – continua l’esponente del PD – di 50 milioni al fondo ordinario delle scuole, che saranno più sporche, peggio attrezzate e con meno sostegno ai portatori di handicap e all’integrazione degli studenti migranti”. “L’Università, invece, sconterà una riduzione del 26% dei finanziamenti per il diritto allo studio. Inoltre verranno a mancare 40 milioni per le borse di studio e 21 milioni per gli alloggi universitari. Il governo Berlusconi – conclude Picierno – colpisce il diritto allo studio consegnandoci un Paese in cui studiare sarà il privilegio di un’élite”.

Sui tagli del governo Berlusconi torna anche la capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni: “In sintesi – dice – le risorse per il diritto allo studio e gli alloggi universitari messe a disposizione dell’ultima finanziaria Prodi sono state tutte pesantemente decurtate dall’attuale esecutivo, con conseguenze gravi per gli studenti e in particolare per quelli ‘meritevoli e privi di mezzi’, che la Costituzione tutela specificatamente. Ma in questi mesi abbiamo avuto già prova che i giovani, la valorizzazione del loro talento, la loro istruzione e formazione non costituiscono le priorità del Governo, deprivando il nostro Paese – conclude Ghizzoni – di un futuro e di una opportunità di sviluppo”.

E se il Governo non è capace di interpretare le reali priorità del Paese, allora ci sono le centinaia di migliaia di “no” urlati dalle scuole d’Italia a dare una mano e a rimettere ordine tra le vere necessità. E se anche questi “no” risultassero insufficienti, ci sarebbe ancora lo stop annunciato dalle Regioni che rifiutano il commissariamento degli enti che, entro il 30 novembre, non metteranno in pratica il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici, così come è previsto dall’articolo 3 del decreto 154. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, spiega che si tratta di un «punto istituzionalmente gravissimo». «Se non viene eliminata quella norma – aggiunge – le Regioni non parteciperanno alla conferenza unificata». «È inaccettabile – conclude Errani – che noi siamo venuti a conoscenza di quest’articolo che ci interessa così direttamente solo leggendo il testo, che peraltro riguarda la sanità e non la scuola, senza aver avuto dal Ministero alcun tipo di comunicazione, per noi è stata una sorpresa».

www.partitodemocratico.it

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