Il Veneto si ribella alla Lega. 450 sindaci in piazza: “Sul federalismo solo parole”

Sono le due del pomeriggio quando una “colonna” di uomini (e alcune donne) con tanto di fascia tricolore ben in vista, scendono dal treno dalla stazione Termini di Roma, attraversano il centro della città per poi assieparsi davanti a Montecitorio. Non sono insegnanti facinorosi che contestano il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, né “fannulloni” del pubblico impiego che ce l’hanno col ministro Brunetta. No, sono “puri” padani veneti, scesi a Roma (per fortuna senza fucili…) per protestare contro il governo. Contro la Lega in particolare.

E’ il giorno più nero per il Berlusconi IV, che mentre i sindaci fuori protestano per la mancata traduzione in fatti delle parole dei leghisti sul federalismo, va sotto su un emendamento del PD. Causa assenteismo. Una cosa è certa: i deputati del Carroccio non erano in piazza ad accogliere i loro sindaci. Troppo impiccio. Loro hanno marciato in silenzio da Piazza Venezia a Montecitorio i 400 sindaci veneti giunti a Roma per chiedere al governo il 20% di compartecipazione Irpef. Tra i manifestanti, i sindaci di Vicenza, Padova, Belluno.

“In Veneto si dice ‘lavora e tasi’ – ha detto Variati, sindaco di Vicenza – noi non vogliamo più tacere ma che una parte delle imposte che i cittadini pagano rimangano nel territorio e chiediamo che ciò avvenga non tra anni ma nella finanziaria 2009”. “L’autonomia dei sindaci non esiste più”, ha aggiunto il sindaco di Martellago.“Non siamo qui contro i comuni del sud – ha voluto infine
sottolineare il sindaco di Sanzano – ma nella situazione economica che l’Italia sta vivendo è indispensabile un’equità sociale: questa è una battaglia di equità”.

La riunione dei sindaci veneti oggi a Roma, per il primo cittadino di Padova Flavio Zanonato “è servita per mettere in evidenza le richieste del territorio. Non chiediamo di tenerci tutto ciò che produciamo, ma le richieste dei cittadini sono drammaticamente maggiori di quanto le amministrazioni possono dare”. Il sindaco di Padova lamenta che in tema di federalismo fiscale “il governo ha tempi ‘metastorici’. Ci vorranno almeno due anni – dice – per vedere qualcosa. Questa vicenda mi ricorda quella del catasto ai Comuni. Sono passati dieci anni ma non lo abbiamo ancora”.

Alla base della protesta dei sindaci veneti, dunque, la lentezza del governo in materia di federalismo fiscale. Ma non solo. Sotto tiro ci sono anche le misure demagogiche promesse in campagna elettorale e poi varate per non perdere la faccia. Una su tutte: il taglio dell’Ici, che toglie autonomia ai Comuni. Una misura contro la quale lo stesso Bossi aveva sollevato delle critiche, poi prontamente ritirate dopo il richiamo di Berlusconi.

“In queste settimane – scrive un gruppo di deputati settentrionale del PD – i Comuni di tutta Italia
stanno chiedendo con forza la restituzione delle risorse via via tagliate dal governo, fino a minacciare, in assenza di risposte concrete, di disertare la Conferenza unificata chiamata a discutere il disegno di legge sul federalismo fiscale”. Di fronte alle legittime istanze dei sindaci veneti, “la decisione del governo di erogare al Comune di Catania 140 milioni di euro per salvare l’amministrazione dal collasso finanziario rappresenta un vero e proprio schiaffo per migliaia di amministratori locali. Allo stesso modo, è assai discutibile l’utilizzo dei fondi Cipe per Roma. La situazione della capitale è diversa da quella di Catania, perché a Roma non c’è il dissesto del Comune ma un piano di rientro definito dalla legge, ma questo piano di rientro non è stato ancora verificato e approvato dal governo, e anche nel caso di Roma le risorse Cipe vengono utilizzate secondo una mera logica una tantum”.

Ciò che sta venendo avanti, “al di là delle chiacchiere di questi mesi, è un ‘federalismo al contrario’: soppressione dell’Ici sulla prima casa con riduzione delle entrate proprie dei Comuni e mancata compensazione del minor gettito; blocco quasi totale dell’autonomia impositiva; una manovra finanziaria particolarmente penalizzante per le Autonomie locali; finanziamenti pubblici straordinari concessi ad alcuni Comuni in modo discrezionale, al di là di quanto prevede la legge in caso di dissesto degli Enti locali. E’ questo il federalismo fiscale di Bossi e Calderoli?”.

L’amara constatazione è contenuta in una lettera aperta al governo che ha come primo firmatario il deputato, componente della commissione Bilancio della Camera, Antonio Misiani. Con lui anche i colleghi dello stesso partito Chiara Braga, Ivano Miglioli, Margherita Miotto, Daniele Marantelli, Paola De Micheli, Marco Calgaro, Simonetta Rubinato, Pierpaolo Baretta, Gian Pietro Dal Moro, Giovanni Sanga, Pierangelo Ferrari.

S.C.

www.partitodemocratico.it

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