La svolta. Ore decisive dopo la firma dei sindacati

Dopo giornate frenetiche la vicenda Alitalia è arrivata alla svolta. L’incontro a Palazzo Chigi tra esponenti del governo, sindacati e i vertici della Cai ha prodotti i suoi frutti. Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno sottoscritto due protocolli con allegato un verbale di Colaninno che contengono le aggiunte sull’invarianza degli stipendi, precari e altri istituti contrattuali. La Cai assumerà 12500 dipendenti, mentre gli esuberi si assetano a 3250. Con ogni probabilità Air France sarà la compagnia straniera che si affiancherà alla Cai con una quota compresa tra il 10 e il 25%.
“L’accordo raggiunto – sottolinea Cesare Damiano, vice ministro del Lavoro del Governo ombra del PD – con tutte le sigle confederali è un passo avanti importante che testimonia, come avevamo sempre sostenuto, la necessità di valorizzare il confronto, la trattativa e l’esame degli argomenti di merito, per dare quelle certezze sul futuro industriale e occupazionale di cui i lavoratori hanno e il Paese hanno bisogno”. Un risultato, aldilà delle polemiche pretestuose del presidente del Consiglio – aggiunge Damiano –, è anche il frutto dell’impegno costante e tenace del PD, teso alla ricerca di una conclusione positiva.

“Questa conclusione dimostra – spiega Antonello Soro, capogruppo PD alla Camera – che il governo ha sbagliato a sostenere esaurita la possibilità della trattativa, che Berlusconi ha negato molte verità in questi giorni agli italiani e che la mediazione è indispensabile per concludere gli accordi come questi e non gli ultimatum o minacce come è accaduto in queste settimane”.
“Credo che Berlusconi – ha concluso Soro – in questa trattativa abbia messo davanti più di una volta il proprio orgoglio, la propria vanità e un po’ di narcisismo, invece di cercare di risolvere la questione”.

La soluzione positiva, come osserva il senatore PD Paolo Nerozzi, “dimostra che, al contrario di quanto ha voluto far credere il premier, l’atteggiamento della Cgil e del suo segretario è sempre stato teso ad un miglioramento dell’accordo e non al suo fallimento”. In questo quadro generale, aggiunge Nerozzi, “è da apprezzare la disponibilità di Cai a ricuperare parte dei precari che fino ad oggi operavano per Alitalia e che a causa della loro condizione non avrebbero potuto godere di alcuna tutela” Inoltre “l’apertura a favore di un vettore internazionale è una novità da accogliere con favore, come richiesto sia dal PD che dalla Cgil, in quanto è garanzia di competitività sul mercato internazionale, così come l’accordo raggiunto su una meno traumatica modulazione dei salari.

Ora, ribadisce Pierpaolo Baretta,capogruppo del Pd in commissione Bilancio, “serve un piano industriale che permetta ad Alitalia di essere realmente competitiva sul mercato internazionale. L’iniziativa del Pd e le posizioni assunte in questa crisi hanno contribuito ad evitare il fallimento e a dare una nuova prospettiva al sistema del trasporto aereo italiano”. “Il positivo passo compiuto – sottolinea Andrea Martella ministro delle Infrastrutture del Governo ombra del PD – testimonia la bontà delle posizioni di Veltroni e del PD che in queste settimane hanno sempre lavorato per avvicinare le
parti nell’interesse dei lavoratori e del Paese. La nostra convinzione era che, con realismo e buona volontà reciproca, si potesse scongiurare la rottura, come poi è accaduto”. “Nell’interesse del Paese – precisa Marina Sereni – vice presidente dei deputati PD – il PD ha lavorato per favorire questa soluzione positiva, dando così una lezione a chi, nel governo e nella maggioranza, per mesi, ha percorso la strada della strumentalizzazione e dell’insulto per miopi calcoli politici”.

Negli studi di Porta a Porta, dove sta registrando la puntata odierna il segretario del PD, Walter Veltroni, chiarisce di aver svolto un ruolo costruttivo nella soluzione della vicenda Alitalia cercando di riavvicinare Cai e sindacati in collaborazione con Gianni Letta.
“Fino a due-tre giorni fa la vicenda era drammaticamente conclusa – ricorda il segretario del PD – la Cai aveva ritirato l’offerta, la negoziazione sindacale era finita, il rischio era di vedere oggi gli aerei fermi e una catastrofe per il Paese. Ho fatto semplicemente quello che sentivo in dovere di fare: cercare di dare una mano per una conclusione positiva”. “Ho cercato – aggiunge – di costruire le condizioni per una disponibilità dei sindacati nel rispetto della loro autonomia tenendo informato Gianni Letta che si è speso per una soluzione positiva, io e lui apparteniamo alla stessa cultura delle Istituzioni: Non ho la presunzione di dire che sia stato merito mio” ma chiaramente la lettera e la mediazione avvenuta con le parti ha contribuito notevolmente alla soluzione della vicenda.

Sono stati giorni molto difficili quelli che hanno preceduto l’accordo. Da una parte le farneticanti dichiarazioni di Berlusconi, in versione “presidente faccio tutto io, è tutto mio”, che non sapendo come risolvere la questione ha preferito sparare bordate contro il Pd ed il suo segretario. Agli insulti e urla berlusconiane si contrapponeva la proposta e la logica di Veltroni che con la sua lettera ribadiva la triplice necessità di a) riavvicinare la posizione della Cai alle richieste dei sindacati, b) di riprendere i negoziati sia con la cordata degli imprenditori italiani, sia con i soggetti esteri interessati alla partnership nell’Alitalia, c) di concludere, in tempi brevissimi, un accordo tra il commissario Fantozzi e i sindacati.

E mentre il premier, che annunciava di non partecipare all’assemblea ONU per seguire le vicende Alitalia e si recava in Umbria in un centro relax a smaltire le troppe tossine come riferisce repubblica.it, la diplomazia e gli incontri tra le diverse parti in causa sembravano dare ragione alle proposte di Veltroni. La posizione Cai si era ammorbidita sulle esigenze dei dipendenti Alitalia. Lo stesso Epifani aveva dichiarato che “il piano è cambiato, si può firmare”. Infatti, al personale di terra verrà garantita l’invarianza della retribuzione a fronte di un incremento di produttività; agli assistenti di volo non scatterà più la decurtazione dello stipendio al terzo giorno di malattia; sarà garantito un fondo dal quale attingere per le eventuali nuove assunzioni di lavoratori precari.

All’insufficiente cordata italiana, in un secondo momento, verrà affiancata l’entrata di una compagnia straniera. In pole-position ci sono i tedeschi della Lufthansa e AirFrance. Il governo non ha mai nascosto di voler preferire la prima: la compagnia di Colonia ridarebbe lustro a Malpensa evitando i crescenti dissapori della Lega all’ingresso straniero e consoliderebbe l’accordo di parternship già esistente con Airone. Rimane mal celato il fatto che accanto alla scelta tedesca, il governo non vuole perdere la faccia nell’ammettere quanto il Pd va dicendo da tempo: l’accordo con AirFrance era ed è il più solido a livello economico, di rilancio della compagnia di bandiera e di tutela dei lavoratori. I francesi inoltre giocano sul fatto di aver un sistema di supporti operativi e logistici compatibili a quelli esistenti in Alitalia e il rischio di una forte penale nel caso in cui, con la nuova partnership tedesca, venisse rotta l’alleanza con Sky Team, che vede la partecipazione sia di Alitalia sia di AirFrance.

Indiscrezioni riportate dall’agenzia ApCom rivelano che, stando a non precisate fonti industriali, il gruppo franco-olandese è particolarmente interessato all’operazione Alitalia e che potrebbe rilevare una partecipazione tra il 10% e il 20% nel capitale.

A.Dra

www.partitodemocratico.it

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