Tempo pieno addio. Per decreto. Blitz del governo, in barba alle famiglie

Prima l’abolizione del voto in condotta. Poi il ritorno del maestro unico a scapito della qualità dell’insegnamento. Ora l’abolizione del tempo pieno in barba alle difficoltà economiche delle famiglie e alle possibilità di apprendimento dei più piccoli. Abolito per decreto, in sordina.

Così nascondendosi dietro l’efficienza che dovrebbero garantire il voto numerico e la reintroduzione deL voto in condotta la scuola italiana farà diversi passi indietro.
Tagliare i professori vuol dire avere meno ore e così saltano le lezioni del tempo pieno: un modo per i ragazzi di leggere i libri assieme, di fare i compiti confrontandosi, di studiare l’arte, la musica, le lingue. Ci sarà un solo insegnante per l’italiano, la storia, la matematica l’inglese. E alle 13 suonata la campanella la scuola sarà finita.

Una decisione data dalla scelta del governo: tagliare i fondi che finanziano la scuola. Tremonti, Gelmini e Brunetta hanno pensato di tagliare 90.000 insegnanti e 43.000 tra bidelli e impiegati entro il 2012. Senza pensare al forte impoverimento dell’offerta formativa e delle supplenze.

Un monte ore che aumenta o diminuisce a scendo dei giorni: “Il ministro Gelmini non finisce mai di stupire: prima annuncia che introdurrà nuove materie come l’educazione civica e il codice stradale poi però ci ripensa e dice che il monte orario è troppo oneroso e “riannuncia” di voler ridurre il monte ore. A danno di cosa chiediamo al Ministro? Quali materie saranno tagliate?” si chiede Pina Picierno ministro ombra per le Politiche Giovanili del Partito Democratico.

“Ci auguriamo che il Ministro non intenda colpire il tempo pieno, e sia consapevole del fatto che le scuole aperte di
pomeriggio sono da un lato uno straordinario e riuscitissimo strumento didattico e dall’altro sono un utilissimo sostegno alle famiglie e alle donne lavoratrici che in assenza dovrebbero far gravare il costo di una babysitter sui già risicati bilanci familiari.”
“Chiedo anche al Ministro, -conclude il ministro ombra del PD- quale conseguenza avrà il provvedimento sulle ore di indirizzo degli istituti tecnici e professionali? Come si concilierà l’esigenza di tagliare le ore di laboratorio con quella di dare competenze specialistiche ai nostri ragazzi?”

Sui fatti concreti vuol ragionare Maria Pia Garavaglia: “La scuola ha veramente bisogno di atti concreti. Gli atti concreti del governo Berlusconi sono nei decreti di Tremonti che hanno tagliato in modo indiscriminato personale e finanziamenti. In alcuni comuni di montagna, chiuderanno quelle scuole che, in mancanza di altro, costituiscono l’unico punto di aggregazione sociale. In tutto, saranno più di 4.000 le scuole che scompariranno per effetto dei tagli”. E lancia la proposta di un agrande alleanza per la scuola italiana “perché i suoi frutti vanno ben oltre il governo pro tempore in carica. Perciò, invece di decreti, l’esecutivo dovrebbe promuovere un grande dibattito parlamentare che animi anche l’opinione pubblica. Facile dire che gli insegnanti sono troppi e mal pagati. Tagliare il numero di chi insegna non significa ridurre il loro peso sul 97% del bilancio del Ministero dell’Istruzione, ma colpire progetti educativi, perché nelle scuole sono le relazioni umane che, insieme alle discipline, formano gli studenti. Il ritorno del maestro unico è una proposta senza senso, funzionale a ridurre in modo contabile i docenti, ma priva di basi psico-pedagogiche”.

Il governo dichiara di voler reinvestire i risparmi ottenuti con i tagli per premiare i più meritevoli fra gli insegnanti. E la Garavaglia interroga la Gelmini: “Come lo diventano senza aggiornamento obbligatorio e a carico del sistema? Come inserire innovazione e freschezza se per anni non saranno immesse nuove generazioni di insegnanti? Perché non sono stati stabilizzati i precari che hanno più di cinquanta anni e che quindi hanno esperienza didattica?
Qualcuno si fa forse conquistare dagli slogan che hanno accompagnato i tagli. Ma è ora che alle dichiarazioni sui grembiuli, il voto in condotta e l’educazione civica segua un serio approfondimento, perché la scuola è di tutti, per tutti ed è il bene comune più importante del Paese”.

La sfida pedagogica è quella di riformare il sistema scolastico, tagliando contemporaneamente i fondi! Con i voti, il voto in condotta contro il bullismo e rinunciando alla possibilità alle elementari? Oppure il fatto che alle elementari il docente possa collaborare con altri colleghi è proprio il punto di forza della scuola elementare in Italia? Il voto in condotta è utile oppure non riuscirà a combattere il fenomeno del bullismo?
Insomma in pedagogia sulla pagella Gelmini Maria Stella prenderà un bel 4.

Ma. Lau.

www.partitodemocratico.it

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