La manovra contro tutti. Depressiva, penalizza i deboli e svela tutti i bluff della destra

La prima manovra economica del governo Berlusconi IV verrà ricordata come l’unico piano finanziario triennale approvato in 9 minuti dal Consiglio dei ministri, come la manovra degli spot, degli slogan e della propaganda, come la manovra dei tagli, delle promesse mancate. La manovra della lotta contro i più poveri e i deboli della società, la manovra delle irregolarità, la manovra che ha svuotato il Parlamento di ogni suo ruolo. La manovra della penalizzazione degli enti locali e del Mezzogiorno, della mancata lotta alla crisi economica e sociale dell’Italia e degli italiani.

La manovra degli slogan. Robin Hood Tax e Social card sono gli emblemi di una politica degli annunci ingannevoli di redistribuzione economica dietro i quali ci sono solo aiuti mal celati ai poteri forti, dai petrolieri alle banche alle assicurazioni, che inevitabilmente ricadranno sulle spalle dei consumatori.

La manovra depressiva. A fronte dell’evocazione di grandi crisi economiche come quella drammatica del 1929, Tremonti non mette in campo alcuno strumento strutturale che si proponga di contrastare questo trend. Significativa la sensibile riduzione degli investimenti, che rappresentano invece un’efficace contromisura contro le crisi economiche.

La manovra delle irregolarità. Come già successo durante le altre esperienze di governo del duo Berlusconi-Tremonti, assistiamo ad un tragico “abbassamento delle asticelle” nei confronti delle irregolarità nel mondo del lavoro e della finanza. La guerra dichiarata dal governo Prodi all’evasione e all’elusione fiscale è soltanto uno sbiadito ricordo, così come l’impegno messo in campo dal ministro Damiano per combattere il lavoro nero, una delle cause principali che alimentano giorno dopo giorno la tragica catena delle “morti bianche”

La manovra delle promesse mancate. In tutta la manovra non è prevista alcuna misura che vada a contrastare la progressiva erosione del potere d’acquisto degli italiani né un adeguamento degli stipendi, dei salari e delle pensioni di tutti quei cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese.

La manovra delle tasse. Il paradosso più grande di una destra che per due anni di governo Prodi non ha fatto altro che gridare al furto nei confronti degli italiani da parte dello Stato, che ha promesso in campagna elettorale l’abbassamento di tre punti della pressione fiscale e poi, una volta al governo, ha deciso che le tasse non verranno ridotte fino al 2013, ma che, al contrario aumenteranno nel 2010.

La manovra anti-precari. Con una norma – poi leggermente modificata ma non stralciata, nonostante il parere di incostituzionalità espresso dai tecnici della Camera – il governo evidenzia la sua avversione verso i giovani precari, che, grazie a questo intervento, perderanno uno dei pochi diritti che avevano: quello di essere assunti dall’azienda contro la quale abbiano vinto una causa in tribunale.

La manovra dei tagli. I tagli alla spesa pubblica, grande cavallo di battaglia di Tremonti, sono stati fatti in modo frettoloso e indiscriminato, andando a minare le basi del nostro stato sociale. I tagli a settori vitali come la Scuola e alla Sanità pubblica faranno sentire il loro peso quando, in autunno, le famiglie ripartiranno dopo le vacanze estive.

La manovra dei paradossi. Incredibile quello sul tema della sicurezza. La destra ha fatto della sicurezza un punto focale della camapgna elettorale, ha contribuito a creare e a diffondere la paura tra i cittadini, che poi ha cavalcato, ha approvato in tempo record un “pacchetto sicurezza” fornito di misure tra a cavallo tra demagogia e xenofobia, ha spedito l’esercito nelle strade della nostre città e poi che ha fatto? Taglia i fondi alle forze dell’ordine con il risultato di vedere dimunuire commissariati, volanti e agenti.

La manovra delle marce indietro. Una significativa marcia indietro il governo l’ha fatta: ha tolto dal maxiemendamento uno scellerato provvedimento con il quale annullava l’assegno sociale a chi non avesse avuto un lavoro con una retribuzione di almeno 400 euro mensili, trasformando uno strumento tradizionalmente assistenziale in previdenziale.

La manovra contro gli Enti locali. Il governo affama gli enti locali, i Comuni in particolare. Alla faccia del federalismo solidale. L’abolizione dell’Ici – altra misura che andrà a favorire i ceti più agiati della popolazione a discapito di quelli meno abbienti – toglie dalle casse delle amministrazione comunale un importo che dovrà essere rimborsato dallo Stato, che inevitabilmente andrà a ricadere sui contribuenti. I Comuni perdono inoltre una fonte certa di entrate, e quindi la gestione dei servizi essenziali ai cittadini sarà enormemente più complicata.

La manovra contro il Sud e contro…il Nord. Il Sud è chiamato a pagare un prezzo altissimo perché sono state sottratte risorse consistenti. Si sono eliminati i fondi europei destinati a importanti infrastrutture. Ma anche il Nord non starà zitto perché non si accontenta certo di un dito medio alzato contro l’inno nazionale. Qualcosa dovranno raccontare agli elettori, tutti gli amministratori locali chiamati da Tremonti a contribuire alla manovra con pesanti tagli.

La manovra contro il Parlamento e contro la Costituzione. Per finire non si può non fare cenno all’atteggiamento tenuto dalla maggioranza e dal governo che, a colpi di fiducia, ha espropriato il Parlamento di qualsiasi ruolo e prerogativa. Deprecabile, inoltre, il tentativo di Tremonti – che ha provocato il richiamo del capo dello Stato – di presentare la manovra senza indicare la sua copertura finanziaria.

Il Partito Democratico si è opposto con fermezza al varo di un così grave pacchetto di misure economiche che non affrontano i problemi del Paese e dei cittadini e che, al contrario, sembra condurre tutti dentro un vortice dal quale sarà difficile uscire.

Per dire NO a tutto questo il PD ha indetto la petizione Salva l’Italia, con la quale ci si propone di raccogliere cinque milioni di firme, che faranno da base alla grande mobilitazione del 25 ottobre.

Vi proponiamo l’intervento in Aula del vicesegretario Dario Franceschini, con il quale il PD ha detto ‘no’ al voto finale sulla manovra.
La prima manovra economica del governo Berlusconi IV verrà ricordata come l’unico piano finanziario triennale approvato in 9 minuti dal Consiglio dei ministri, come la manovra degli spot, degli slogan e della propaganda, come la manovra dei tagli, delle promesse mancate. La manovra della lotta contro i più poveri e i deboli della società, la manovra delle irregolarità, la manovra che ha svuotato il Parlamento di ogni suo ruolo. La manovra della penalizzazione degli enti locali e del Mezzogiorno, della mancata lotta alla crisi economica e sociale dell’Italia e degli italiani.

La manovra degli slogan. Robin Hood Tax e Social card sono gli emblemi di una politica degli annunci ingannevoli di redistribuzione economica dietro i quali ci sono solo aiuti mal celati ai poteri forti, dai petrolieri alle banche alle assicurazioni, che inevitabilmente ricadranno sulle spalle dei consumatori.

La manovra depressiva. A fronte dell’evocazione di grandi crisi economiche come quella drammatica del 1929, Tremonti non mette in campo alcuno strumento strutturale che si proponga di contrastare questo trend. Significativa la sensibile riduzione degli investimenti, che rappresentano invece un’efficace contromisura contro le crisi economiche.

La manovra delle irregolarità. Come già successo durante le altre esperienze di governo del duo Berlusconi-Tremonti, assistiamo ad un tragico “abbassamento delle asticelle” nei confronti delle irregolarità nel mondo del lavoro e della finanza. La guerra dichiarata dal governo Prodi all’evasione e all’elusione fiscale è soltanto uno sbiadito ricordo, così come l’impegno messo in campo dal ministro Damiano per combattere il lavoro nero, una delle cause principali che alimentano giorno dopo giorno la tragica catena delle “morti bianche”

La manovra delle promesse mancate. In tutta la manovra non è prevista alcuna misura che vada a contrastare la progressiva erosione del potere d’acquisto degli italiani né un adeguamento degli stipendi, dei salari e delle pensioni di tutti quei cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese.

La manovra delle tasse. Il paradosso più grande di una destra che per due anni di governo Prodi non ha fatto altro che gridare al furto nei confronti degli italiani da parte dello Stato, che ha promesso in campagna elettorale l’abbassamento di tre punti della pressione fiscale e poi, una volta al governo, ha deciso che le tasse non verranno ridotte fino al 2013, ma che, al contrario aumenteranno nel 2010.

La manovra anti-precari. Con una norma – poi leggermente modificata ma non stralciata, nonostante il parere di incostituzionalità espresso dai tecnici della Camera – il governo evidenzia la sua avversione verso i giovani precari, che, grazie a questo intervento, perderanno uno dei pochi diritti che avevano: quello di essere assunti dall’azienda contro la quale abbiano vinto una causa in tribunale.

La manovra dei tagli. I tagli alla spesa pubblica, grande cavallo di battaglia di Tremonti, sono stati fatti in modo frettoloso e indiscriminato, andando a minare le basi del nostro stato sociale. I tagli a settori vitali come la Scuola e alla Sanità pubblica faranno sentire il loro peso quando, in autunno, le famiglie ripartiranno dopo le vacanze estive.

La manovra dei paradossi. Incredibile quello sul tema della sicurezza. La destra ha fatto della sicurezza un punto focale della camapgna elettorale, ha contribuito a creare e a diffondere la paura tra i cittadini, che poi ha cavalcato, ha approvato in tempo record un “pacchetto sicurezza” fornito di misure tra a cavallo tra demagogia e xenofobia, ha spedito l’esercito nelle strade della nostre città e poi che ha fatto? Taglia i fondi alle forze dell’ordine con il risultato di vedere dimunuire commissariati, volanti e agenti.

La manovra delle marce indietro. Una significativa marcia indietro il governo l’ha fatta: ha tolto dal maxiemendamento uno scellerato provvedimento con il quale annullava l’assegno sociale a chi non avesse avuto un lavoro con una retribuzione di almeno 400 euro mensili, trasformando uno strumento tradizionalmente assistenziale in previdenziale.

La manovra contro gli Enti locali. Il governo affama gli enti locali, i Comuni in particolare. Alla faccia del federalismo solidale. L’abolizione dell’Ici – altra misura che andrà a favorire i ceti più agiati della popolazione a discapito di quelli meno abbienti – toglie dalle casse delle amministrazione comunale un importo che dovrà essere rimborsato dallo Stato, che inevitabilmente andrà a ricadere sui contribuenti. I Comuni perdono inoltre una fonte certa di entrate, e quindi la gestione dei servizi essenziali ai cittadini sarà enormemente più complicata.

La manovra contro il Sud e contro…il Nord. Il Sud è chiamato a pagare un prezzo altissimo perché sono state sottratte risorse consistenti. Si sono eliminati i fondi europei destinati a importanti infrastrutture. Ma anche il Nord non starà zitto perché non si accontenta certo di un dito medio alzato contro l’inno nazionale. Qualcosa dovranno raccontare agli elettori, tutti gli amministratori locali chiamati da Tremonti a contribuire alla manovra con pesanti tagli.

La manovra contro il Parlamento e contro la Costituzione. Per finire non si può non fare cenno all’atteggiamento tenuto dalla maggioranza e dal governo che, a colpi di fiducia, ha espropriato il Parlamento di qualsiasi ruolo e prerogativa. Deprecabile, inoltre, il tentativo di Tremonti – che ha provocato il richiamo del capo dello Stato – di presentare la manovra senza indicare la sua copertura finanziaria.

Il Partito Democratico si è opposto con fermezza al varo di un così grave pacchetto di misure economiche che non affrontano i problemi del Paese e dei cittadini e che, al contrario, sembra condurre tutti dentro un vortice dal quale sarà difficile uscire.

Per dire NO a tutto questo il PD ha indetto la petizione Salva l’Italia, con la quale ci si propone di raccogliere cinque milioni di firme, che faranno da base alla grande mobilitazione del 25 ottobre.

www.partitodemocratico.it

 

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