Ciò che siamo

“Il risveglio dall’ulteriore illusione berlusconiana sarà brusco. Noi dovremo farci trovare pronti, essendo noi stessi e pensando a noi stessi. Dobbiamo rappresentare la grande riserva di pulizia e speranza della società italiana”. Lo spazio dibattiti della Festa dell’Unità di Roma è gremito. Finalmente, dopo un mese di interviste, discussioni, dibattiti politici, tocca al segretario del Partito Democratico Walter Veltroni parlare davanti al popolo del Pd capitolino. Per l’ex sindaco è un ritorno a casa, un bagno di folla prima tra gli stand della festa e poi, appunto, nello spazio adibito ai dibattiti politici.

Ad intervistare il leader democratico, c’è, sul palco insieme a Riccardo Milana, il direttore del Tg1 Gianni Riotta. Dopo l’inno di Mameli – un omaggio a tutti quegli italiani che non tollerano che venga gettato fango sui simboli del proprio Paese – un lungo colloquio in cui Veltroni va a toccare alcuni dei temi di più stretta attualità politica, dalla giustizia, alla manovra economica, dalla questione delle alleanze a quella del dialogo con la maggioranza. Con una certezza: “Il Partito Democratico deve essere se stesso, per erodere voti e consenso ad una destra che da 15 anni prende più voti di noi”. Non ha dubbi su quale debba essere il punto di partenza: “Un’opposizione che si concentri sulla difesa dei principi democratici di questo Paese, ma anche e soprattutto un’opposizione che faccia dei temi sociali i propri temi”.
Salari, stipendi, pensioni. L’altissimo prezzo della vita di tutti i giorni. “La spirale inflattiva – prevede Veltroni – ci sta comprimendo, ci aspetta un settembre durissimo. Il Paese sta precipitando, sta vivendo il momento più duro e difficile da che io mi ricordi. Questi sono i problemi degli italiani, e invece da mesi il governo e i media discutono solo dei problemi di un italiano, che guarda caso è il presidente del Consiglio”. All’esasperata attenzione per i temi della giustizia fanno da contraltare le promesse mancate dell’esecutivo, materializzatesi con un manovra economica a suo modo di vedere fallimentare.

“Hanno basato la loro campagna elettorale sulla sicurezza e poi, dopo aver approvato un pacchetto che riprendeva in gran parte ciò che era stato portato avanti dal centrosinistra, aggiungendovi delle norme degenerative come l’aggravante del reato di clandestinità, hanno pensato bene di tagliare i fondi alle forze dell’ordine, con il risultato che si avranno meno uomini, meno volanti, meno commissariati. Hanno promesso che avrebbero abbassato la pressione fiscale, e invece l’alzeranno per poi abbassarla solo nel 2013, quando se ne saranno già andati a casa. Hanno garantito investimenti di ogni tipo, con Berlusconi che in televisione sembrava il maestro Manzi (il conduttore di Non è mai troppo tardi, ndr), e poi hanno tagliato 10 miliardi di investimenti. Non hanno messo in campo alcuna misura anti-ciclica contro la spirale di crisi economica che ci troviamo ad affrontare”.

E’ per tutto questo che il Partito Democratico si deve preparare alla grande mobilitazione del 25 ottobre: “Un milione di persone, la più grande manifestazione riformista e d’alternativa della storia della Repubblica, può cambiare il destino di questo Paese”. L’alternativa. Veltroni insiste molto su questo concetto. L’alternativa ad un governo che si proclama moderato “e poi mette in campo Bossi che insulta l’inno e gli italiani e Gasparri che parla del Consiglio superiore della magistratura come di una cloaca”. La domanda di Riotta arriva, puntale. Il dialogo? “Sentir parlare di dialogo mi fa lo stesso effetto che la corazzata Potemkin fa a Paolo Villaggio”. Ad inizio legislatura, spiega Veltroni, “il premier si è presentato alla Camere parlando di riforme, riforme che servono al Paese. Sarebbe stato stupido chiudergli la porta in faccia. Ma il dialogo è finito quando a queste parole non sono seguiti i fatti. Quando l’agenda politica si è concentrata su quattro leggi ad personam – tre delle quali sono state ritirate grazie al lavoro dell’opposizione – che andavano solo a soddisfare le necessità del premier”.

E con la Lega? “Non potremo mai allearci con la Lega, con chi insulta gli italiani e disprezza gli immigrati. Altra cosa – sottolinea Veltroni – è il merito. Il federalismo fiscale, un federalismo solidale e non punitivo serve all’Italia e al buon funzionamento del Paese, è una riforma che non serve solo alle regioni del nord”. Rimanendo nell’ambito delle riforme, il segretario sottolinea come “non sarà certo lui, se mai arriverà, a dire no ad una riforma che dimezzi il numero dei parlamentari, o che dia ad una sol camera il potere di fare le leggi”. Sono queste le cose di cui ha bisogno il Paese, e non “una corsa verso un passato – quello di questi quindici anni – che ha bloccato l’Italia, e che, da una parte e dall’altra, c’è chi si diverte a ripercorrere”.

Il Partito Democratico deve essere la forza che si distingue da questo passato, che guarda al futuro, a costo di prendere delle posizioni anche apparentemente impopolari. “Dobbiamo fare politica. Fare un’opposizione politica chiara, trasparente, senza colpi sotto la cintura. La politica deve tornare ad occuparsi dei problemi della gente”. Ciò che questa destra non fa. Emblematica in questo senso è la strumentale polemica sollevata sul buco del Comune di Roma: “Un’invenzione, il debito pro-capite del Comune di Roma è più basso del debito pro-capite del Comune di Milano. Un colpo basso imposto da Berlusconi che pare sia arrivato addirittura a pronunciare la frase Voglio il sangue di Veltroni”.

Insomma, il PD, insiste il leader democratico, deve seguire la strada tracciata. Deve farsi portatore della propria vocazione, del motivo per cui è nato: portare fuori l’Italia dal buio in cui è precipitata. “Berlusconi c’è e si vede – dice – ma il berlusconismo non è più in grado di risolvere i problemi dell’Italia”. Lo si vede dal tipo di governo che stanno mettendo in campo, fatto solo di spot e di slogan. “Prendete la campagna del ministro Brunetta – afferma Veltroni – io sono d’accordo a combattere il fenomeno dei fannulloni, ma trasformare tutto il pubblico impiego in una sequela di fannulloni è inaccettabile”. Per governare, sottolinea, “bisogna avere il cuore, bisogna sentire le ansie e le aspettative del Paese”.

Per fare questo, è necessario impegnarsi su “ciò che siamo, su ciò che vogliamo diventare”. E necessario prendere posizioni anche scomode, “posizioni che esprimono al momento anche la minoranza del pensare comune”, ma è necessario non indietreggiare. “Questo Paese – spiega Veltroni – sta perdendo la capacità di indignarsi: le impronte ai bimbi rom non si prendono, Mangano, condannato per mafia, non è un eroe. Noi queste cose continueremo a dirle, sono parte integrante della nostra cultura politica”.

E per parlare alla gente, conclude il segretario del PD, non serve per il momento impantanarsi nel dibattito sulle alleanze. “Non possiamo continuare questo gioco per cui se parliamo di alleanza con l’Udc loro ci dicono che dobbiamo rompere con la sinistra radicale e Di Pietro e se guardiamo a sinistra ci dicono che non potremo mai stare con l’Udc. Nelle case della gente non si parla di queste cose. Adesso dobbiamo pensare a noi, al Partito Democratico, a radicarlo nei territori, tra le persone. Dobbiamo pensare ad un partito a vocazione maggioritaria, che sia il baricentro di un grande progetto riformista. Facciamo crescere il partito – chiude – con un grande pluralismo interno, ma alla condizione che il partito sia uno solo e che si lavori per il bene del Partito Democratico”.

S.C.

www.partitodemocratico.it

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