Berlusconi condanni Bossi

Il dito medio alzato da Umberto Bossi contro l’inno nazionale e il duro attacco agli insegnanti del sud mettono in imbarazzo la maggioranza, che oscilla tra il silenzio e parole di indulgenza verso il ministro delle riforme istituzionali.

Una condotta inaccettabile per il segretario del PD, Walter Veltroni: “Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio”.

“La parole di Fini sono state chiare. Ma manca all’appello la posizione che il Paese attende di conoscere, quella del presidente del Consiglio, chiamato a dire se condivide la parole di un suo ministro e di un gruppo che fa parte della sua maggioranza”. Walter Veltroni, intervenendo in aula alla Camera, ha sollecitato un intervento di Silvio Berlusconi su Umberto Bossi e ha ‘elevato’ la polemica a vero e proprio “problema politico” per la maggioranza dopo che il capogruppo del Carrocio a Montecitorio, Roberto Cota, ha ‘sposato’ la linea di Bossi.

Veltroni, dopo che il presidente della Camera e il vice capogruppo del Pdl Italo Bocchino erano intervenuti in aula in difesa dell’inno di Mameli e dello spirito di unità nazionale, ha osservato: “Si pone un problema politico diverso, dopo la posizione che la Lega ha espresso a sostegno alle parole di Bossi, che però non sono condivise da parte della maggioranza. Questo è un tema politico nuovo con cui ci troviamo a fare i conti”.

Riconoscendo a Fini di aver “saputo interpretare il sentimento dell’aula”, il segretario del Pd ha spiegato di non aver “mai interpretato Bossi come un esuberante. E’ un leader politico, e quando parla lo fa con cognizione di causa”. Inoltre, “il tentativo di interpretare la sue parole come un eccesso di intemperanza è venuto meno quando ha preso la parola Cota”.

Veltroni è tornato, prendendo parola all’Assemblea dei sindaci del Pd, anche sulle parole contro il CSM pronunciate da Gasparri venerdì scorso: “Se metto insieme le parole di ieri di Bossi e quelle del capogruppo Pdl al Senato, Gasparri, che ha definito il Csm una cloaca, mi chiedo come tutto questo possa essere rubricato sotto la specie dei moderati. Non è un governo moderato, siamo di fronte all’estremizzazione di un conflitto permanente contro tutti i soggetti istituzionali e politici e non si può dire, come sostanzialmente fa Berlusconi, che un leader politico è un ragazzotto esuberante. Noi siamo contro qualsiasi divisione dell’Italia e contro ogni contrapposizione tra Nord e Sud. E faremo tutto ciò che si può fare per evitarle”. D’altra parte il dialogo “si è chiuso quando il Presidente del Consiglio al suo discorso di insediamento ha fatto seguire fatti in senso opposto. Per dialogare bisogna essere in due e se una delle due parti non c’è, il dialogo non si fa.I fatti degli ultimi giorni, come l’ossessione per la magistratura nell’azione di governo, sporcano il dibattito, degradando le riforme a un baratto. Il lavoro sul federalismo va avanti, ma servirebbe un riassetto istituzionale. E invece il presidente del Consiglio sporca il federalismo facendone oggetto di un insopportabile baratto con l’immunità parlamentare.

Alleanze sui programmi. Anche con liste civiche.
“E’ una fesseria che il Pd metta in soffitta la vocazione maggioritaria nel momento in cui ipotizza alleanze con altri partiti. Lo leggo sui giornali ogni giorno , mentre questa vocazione è l’identità stessa del Pd. La vocazione maggioritaria serve a costruire il baricentro di una coesa alleanza riformista. In questo momento, è abbastanza inutile rincorrere questo o quello. Quando si dice di aprire l’UDC subito ti chiedono di tagliare con IDV e sinistra, stesso comportamento arriva dalla sinistra e cioè partiti come l’Udc o il Prc. Non so quando ci sarà il primo voto nazionale – ha proseguito – e in questo tempo dobbiamo lavorare alla coesione delle opposizioni”. Per il voto locale invece vanno bene anche le alleanze con le liste civiche “in grado di rispondere ai bisogni del territorio. Al nord ad aprile si è vinto così, a Vicenza come a Sondrio. Anche se il Pd perderà qualche voto non importa, l’importante è che vincano amministrazioni di centrosinistra”.

Da Tremonti, una manovra sbagliata. Sta sbagliando linea Giulio Tremonti. “parla di una recessione come quella del 1929, previsione secondo me sbagliata, ma di fronte ad uno scenario economico recessivo non introduce alcun elemento anti-ciclico”. Taglia gli investimenti pubblici, che da sempre sono anche uno strumento utile a combattere la crisi, un elemento anti-ciclico. Il continuo calo dei consumi purtroppo, prima o poi, avrà effetti sull’occupazione. Nessun provvedimento per salari e stipendi perchè “da due mesi si parla di altro, di Berlusconi e dei magistrati. D’altra parte – ha concluso – nel 2001 il governo Berlusconi è stato l’unico a non aver fatto un controllo sui prezzi nel passaggio all’euro”.

Lo show della domenica bossiana. E’ tornato l’Umberto Bossi degli anni ’90. Dito medio alzato contro l’inno d’Italia, attacco ai professori “terroni”, chiamata alla rivolta di 15 milioni di padani. E la definizione della nostra repubblica come di uno stato fascista. Niente male per il Ministro delle Riforme per il Federalismo del IV governo Berlusconi. Teatro dello show che agita la domenica di luglio è il congresso nazionale della Liga Veneta, a Padova. Parte dialogante, dice di essere pronto “ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo”. Poi deraglia. Inizia attaccando l’Inno di Mameli. “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io”. Un TOH sottolineato per chi non avesse capito dal dito medio levato, di fronte ai delegati. Sembra essere tornato il Bossi che invitava a usare il tricolore in bagno. Ed è così. L’amarcord prosegue sulle orme dei 300.000 fucili delle valli bergamasche dell’estate 1994. “Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà” Le parole corrono e così il ministro della repubblica italiana arriva a parlare di fascismo! “Dobbiamo lottare contro questo stato fascista. E’ arrivato il momento, fratelli, di farla finita. I lombardo-veneti hanno la forza di battere chiunque, di abbattere gli Stati e forse sarà necessario farlo”.

Secondo atto, l’attacco al Sud. Retoricamente il leader del Carroccio dice di non essere contrario alla perequazione tra regioni più ricche e quelle più povere. Per poi gettare la bomba: “Adesso ogni regione dee vivere con i soldi che produce. Deve essere una perequazione giusta non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. E’ una truffa, è uno schifo. Serve una certa perequazione, ma basta mandare i soldi a Roma e vedere i sindaci costretti ad andare col cappello in mano nella capitale”.

Terzo atto, abbasso i professori del sud. Ai padani professori padani. Non è una barzelletta ma il succo della riforma scolastica immaginata dal segretario leghista: “Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente (i professori ndr) che non viene dal nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutta la famiglia”.

Famiglie padane impensierite dai professori con accenti forestieri, che dimenticano di insegnare i veri valori. “La Padania è nel cuore di tutti. Noi ai bambini insegniamo fin da quando nascono che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati”. Con parole che speravamo seppellite per sempre il ministro è tornato all’attacco verso i meridionali “ruba-lavoro”: “E’ anche un problema occupazionale, che denuncia lo stato attuale dell’istruzione che permette ad insegnanti del meridione di togliere lavoro agli insegnanti del nord e consente loro di giudicare negli esami di maturità quei ragazzi che si azzardano ad avere idee del nord e di presentare tesine su Cattaneo” (!!). Così l’insegnamento non dovrebbe basarsi sullo studio della pedagogia ma sulla città di nascita. Tesi singolare… Sulla quale si è detta d’accordo Paola Goisis, rappresentante della Lega nella commissione Cultura della Camera, che sta studiando proprio la riforma dell’istruzione. Per lei gli studenti “sono disorientati, non sanno più cosa significa il rispetto delle istituzioni”. Neanche Bossi ci verrebbe da aggiungere ma per la Goisis la situazione è hiara: “Non è possibile che vengano da ogni parte a togliere lavoro agli insegnanti del nord. Nella nostra proposta di riforma abbiamo previsto l’obbligatorietà” di essere originari del nord.

“Chi non conosce il Veneto non verrà ad insegnare nelle scuole del Veneto. I ragazzi sanno tutti i nomi dei sette Re di Roma, ma non sanno nemmeno cos’è un doge, che dettava legge in tutto il mondo orientale. Siamo pronti con la nostra proposta, quando Bossi ci darà il via noi siamo pronti. Hanno bisogno di essere guidati dal nostro segretario e dai professori del Nord”. Bossi in cattedra. Poveri bambini lombardo-veneti…

Dal PD Franceschini e Gentiloni contro le sparate di Bossi”. “Quando Bossi fa queste uscite, contro l’unità d’Italia, oggi contro l’Inno nazionale o i professori del Sud, lo fa sempre per coprire un cedimento”. Dario Franceschini, vicesegretario del PD spiega come “questa volta si è ancora piegato a Berlusconi che gli ha detto:’se vuoi il federalismo fiscale devi darmi la riforma della giustizia e l’immunita’, come voglio io”. Il vicesegretario Pd, ai microfoni di Skytg24, aggiunge: “Noi pensiamo che vada fatta una riforma seria del sistema giudiziario, che vada affrontato il tema del federalismo fiscale ma mai contro un pezzo del Paese o contro i magistrati, che fanno fino in fondo il loro dovere”. Mentre per il responsabile comunicazione del PD con “le offese all’inno nazionale, i toni insultanti verso il Mezzogiorno Bossi ha dato fondo al suo peggiore repertorio. La destra la smetta di minimizzare e di parlare di colore. La sostanza è che la destra non vuole il dialogo e riforme serie. Bossi si è allineato alle richieste di Berlusconi svelando così che quella riforma della giustizia invocata dal premier non si farà perché serve all’Italia, ma perché serve a lui. La destra e la Lega devono sapere che ci opporremo apertamente: l’Italia vive una crisi economica durissima e il governo con la sua manovra contribuisce ad inasprirla. Il PD si impegna per rispondere ai problemi dei cittadini, in Parlamento e nel Paese”.

E oltre agli attacchi del PD anche Ignazio La Russa chiede conto a Bossi delle sue affermazioni. “Credo che Bossi debba scusarsi con gli italiani. Se davvero Bossi ritenesse degno di insulto il sentimento d’identità nazionale e di amore per la patria che è alla base dell’impegno di tanti giovani in divisa – aggiunge il ministro – allora non mi sentirei di stare a fianco suo e degli altri ministri della Lega” . Così in una domenica di luglio 2008 il ministro padano del governo italiano di una repubblica fascista ha finito per mettere in imbarazzo il collega ministro (di AN o del PDL?) dello stesso governo. Se la sentiranno di continuare fianco a fianco?

M.L. e S.C.

www.partitodemocratico.it

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