Le forbici del governo su scuola e sanità

Tagliare. Questo il Leitmotiv della manovra fiscale, che già ieri (mercoledì 25 giugno) ha incassato la fiducia della Camera. Non ci sono stati problemi per la maggioranza. E’ bastato infatti un colloquio con l’onorevole Elio Vito, per spazzare via ogni forma di protesta del MpA di Lombardo che pure aveva minacciato di votare contro, per il taglio dell’Ici e delle risorse per il Sud. Ma la promessa di nuovi trasferimenti è stata sufficiente per gli uomini di Lombardo. E chissà cosa ne pensa Bossi, che per il Sud “malato” vede bene la ricetta della devolution. Anche per questo il governo ha blindato il decreto, per mettere a tacere le molte anime del suo schieramento.

Tagliare, ma dove? Un po’ ovunque nel settore pubblico. E’ questa la ricetta di Tremonti per diminuire gli sprechi del settore pubblico. Una scure che cade non solo sulle amministrazioni locali, con il taglio dell’Ici, ma sugli stessi ministeri, nonché su quei settori pubblici che tutto il mondo ci invidia, perchè tra i vari tagli spiccano quelli a Scuola e Sanità. Per quanto riguarda l’istruzione, il governo fa la corte agli insegnanti di ruolo. Meno ore e stipendi più alti, secondo la manovra. A fronte dei tagli al personale, circa 150 mila posti in 3 anni, e il ritorno all’insegnate unico, si renderà necessario ridurre le ore di insegnamento, a svantaggio tanto di migliaia di professori ed insegnanti precari, da anni in attesa di assunzione, ma soprattutto a svantaggio degli studenti, perché a risentirne sarà la qualità dell’insegnamento e dell’istruzione nel suo complesso. A soffrire sono infatti anche le università, che si vedono tagliare un miliardo di euro circa destinato alla ricerca. Una cifra che verrà probabilmente coperta dall’aumento delle tasse universitarie.

Per la Sanità i tagli previsti sono di circa 5 miliardi di euro in 3 anni, due nel 2010 e tre nel 2011. Si tratta anche di interventi di razionalizzazione, attraverso la progressiva digitalizzazione di molte procedure, ma le Regioni saranno costrette a reintrodurre i ticket sulla diagnostica.

Ma a fronte di questi tagli quali saranno gli effetti a beve e medio termine, guardando soprattutto al vincolo europeo del deficit al 2%? Saranno i cittadini a rimetterci, costretti a pagare di tasca propria i minori servizi connessi ai tagli dell’Ici. Sarà poi la crescita a risentirne, in un periodo di contrazione dei consumi. Ma la conseguenza maggiore sarà un aumento delle tasse. E proprio su questo tema insiste il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, che richiama l’attenzione sulle elusioni del premier su questo argomento, anche perché l’aumento delle tasse è già previsto nel Dpef. “Berlusconi dica che aumenteranno le tasse. La pressione fiscale aumenterà nei prossimi anni – dice Veltroni – si calcola che diminuirà a partire dal 2013, ma fino ad allora continuerà a salire arrivando al 43,2%”.

Se si fossero votati gli emendamenti si sarebbero persi per strada pezzi di maggioranza” – ha detto Marina Sereni del Pd – a dimostrazione che la maggioranza ha “ i numeri ma non la compattezza”. Il provvedimento passa ora al Senato, che avrà un mese di tempo per l’approvazione definitiva.

E la scure di Tremonti cade anche sull’attività dei ministeri. Per un totale di 15,2 miliardi in 3 anni, i tagli maggiori riguardano proprio il ministero dell’Economia (2,8 miliardi), poi il ministero per lo Sviluppo (2,1 miliardi), i fondi per il riequilibrio territoriale (1,7 miliardi).

Gli elettori volevano dunque forti segnali da Tremonti e li hanno avuti. Ma come nel caso della “Robin Hood Tax”, lo svantaggio esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Il taglio dei fondi va a colpire infatti quei settori su cui hanno competenza condivisa lo Stato ed gli enti locali, ovvero infrastrutture, scuola e sanità. Indicativo in questo senso è il caso siciliano. Ammontano infatti a ben 2 miliardi le risorse sottratte alla regione autonoma, risorse che il governo Prodi aveva stanziato per lo sviluppo infrastrutturale. “Tale scelta è ancora più penalizzante ove si consideri che tali somme potevano essere prelevate dalle maggiori entrate riscosse nel primo semestre del 2008” sottolineano i deputati siciliani del PD.

Saranno dunque i cittadini e i lavoratori a rimetterci. O attraverso un aumento delle tasse, peraltro già previsto, o attraverso un aumento generalizzato dei prezzi. Su cui pesa la promessa della BCE di aumentare il costo del denaro in Eurolandia. Insomma è forte il rischio di frenare crescita e consumi, ma a stupire è soprattutto la disattenzione del governo verso chi subirà maggiormente i tagli generalizzati alla spesa pubblica. Le famiglie.

www.partitodemocratico.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...