Inflazione programmata all’1,7%, no dei sindacati

“Con un tasso così basso di inflazione programmata, il governo sceglie di tagliare i salari dei lavoratori”. Non poteva essere più esplicito, nell’attacco sferrato al documento di programmazione economica e finanziaria il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, intervenuto durante la giornata conclusiva della festa nazionale della Cisl, svoltasi a Levico Terme. “un salario di 25mila euro perderebbe mille euro nel prossimo biennio. Se al terzo anno dovesse continuare così, si raggiungerebbe una cifra vicina ai 1500 euro”.

Cifre alla mano, la situazione è preoccupante. “Con questo tasso di inflazione programmata – sostiene Epifani – il governo fa la scelta di abbassare esplicitamente il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati. Se a questo si unisce il fatto che non c’è restituzione fiscale ai lavoratori dipendenti il governo sceglie la strada di ridurre i salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori”. La scelta del governo, ha proseguito Epifani, “attenta al confronto sui contratti. Se Confindustria dovesse assumere queste politiche come spinta per le proprie posizioni, renderebbe assolutamente impervia la trattativa”.

La risposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti non tarda ad arrivare ed arriva anzi proprio dal palco della festa della Cisl. Una risposta che sa di passato, e che si inserisce appieno nel solco dell’ormai cronica tendenza di scaricare tutte le responsabilità sull’Europa. “Se volete sapere perché l’inflazione programmata è stata fissata all’1,7% vi do un numero di telefono: 00496913… Componetelo, vi risponderà la Bce. E vi spiegherà qual è il motivo tecnico per cui ci chiede di inserire nei documenti di finanza pubblica questa indicazione”.

Un’indicazione, quella della Banca centrale europea, che però non corrisponde all’interpretazione che ne ha dato Tremonti. Ai governi di Eurolandia, infatti, è pervenuta la richiesta di tenere il tasso di inflazione programmata sotto il 2%. Lo 0,3%, per un’economia già abbondantemente segnata dall’aumento dei prezzi – a partire dal petrolio – è un dato che, tradotto su larga scala, può significare, appunto, una generale diminuzione del monte salariale nazionale.

La stucchevole risposta fornita da Tremonti – che tra l’altro contraddice apertamente l’appello del presidente Napolitano che chiedeva ai governi europei di non usare l’Ue come caprio espiatorio – non convince neppure il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che, in un’intervista a “La Stampa”, afferma come l’inflazione programmata all’1,7% sia “un dato inverosimile”, che rischia di mettere subito a repentaglio le condizioni favorevoli alla trattativa” per il rinnovo del modello contrattuale.

Il leader sindacale si è detto “preoccupato” per le ultime mosse del governo che, “mettono a rischio” la trattativa con gli industriali, pronta a entrare nel vivo nei prossimi giorni. Secondo Bonanni, in definitiva, o il governo “modifica quel dato” oppure dovrà “riproporre una strada diversa a tutela dei redditi dall’inflazione”. Tutela che, conclude, “al momento non vedo”.

S.C.

www.partitodemocratico.it

 

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