Che fine farà la class action? Confidustria chiede lo slittamento e il governo cede…

Pare ormai certo, l’entrata in vigore della class action, sarà posticipata a data da destinarsi. La legge, approvata con la Finanziaria 2008, sull’azione collettiva dei consumatori, sarebbe dovuto entrare in vigore il prossimo 29 giugno. Se il governo, però, dovesse decidere di accogliere le richieste di Confindustria, è molto probabile che il Consiglio dei Ministri, che si riunirà mercoledì 18, non vari la legge sulla class action, congelando così innumerevoli azioni legali ad essa legate.

Il presidente degli industriali Emma Marcegaglia ha chiesto nuovamente al governo di rinviare l’entrata in vigore della legge. La prima volta lo fece al convegno dei giovani industriali, a Santa Margherita Ligure dieci giorni fa, ed oggi lo ha ribadito al ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, a margine dell’assemblea di Federchimica. “Chiederò – aveva dichiarato stamane ai cronisti la Marcegaglia – ancora una volta al ministro Scajola la proroga dell’entrata in vigore della legge. La nostra posizione è nota, pensiamo che questa legge così come è fatta non va bene: crea problemi alle aziende e non porta di fatto nessun vantaggio ai consumatori. Noi chiediamo che ci sia un po’ di tempo per ridiscuterla e mettere a posto alcuni aspetti molto penalizzanti”. La Marcegaglia si sta muovendo sul solco già tracciato dal suo predecessore, Luca Cordero di Montezemolo, che aveva giudicato la legge come “un atto ostile nei confronti delle aziende”. Montezemolo a suo tempo parlò di un provvedimento “sbagliato, rozzo, che creerà grandissimi, ulteriori problemi alle imprese e ai lavoratori”.

“Così come è formulata la class action è, per certi aspetti, impraticabile”, ha risposto prontamente il ministro Scajola alla richiesta della Marcegaglia. “Bisogna – continua Scajola – rivedere alcune sue parti a tutela del consumatore in modo che non ci sia una risposta beffarda”. Di diverso avviso sembrava, lo scorso 9 giugno, il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, che aveva dichiarato: “La class action dovrebbe entrare in vigore a luglio. Si sta discutendo di come migliorare l’efficacia e la trasparenza della norma”. Il ministro Brunetta, inoltre, ha confermato il progetto governativo di estendere la class action anche alla pubblica amministrazione.

La legge sulla class action è stata criticata in particolare da imprese e Confindustria. Alcuni aspetti su cui si sono sollecitati interventi, da parte dell’Associazione degli Industriali, riguardano l’esigenza di escludere in modo chiaro la retroattività delle norme e le modifiche alla possibilità di aderire alle azioni collettive fino al giudizio d’appello. Per motivi diametralmente opposti anche l’Associazione per i diritti dei clienti e dei consumatori (Aduc) sollevò alcune critiche alla legge varata con l’ultima finanziaria.

Il segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni, all’indomani dell’approvazione della legge in Senato dichiarò: “I cittadini che volessero costituirsi in associazione per la tutela dei loro diritti non potrebbero farlo. Per esempio i danneggiati da Parmalat non potrebbero ricorrere in quanto tali. Infatti, ci si potrà rivolgere alle associazioni di consumatori che devono essere riconosciute dal governo e ne prendono le sovvenzioni, e quei nuovi soggetti che il governo riterrà degni di promuovere l’azione. Insomma più che una azione giudiziaria collettiva avremo una azione giudiziaria controllata”. Questa la posizione dell’Aduc sette mesi fa. Ben diversa è invece stata la sua reazione alla possibilità che l’entrata in vigore della legge possa essere posticipata. “Se da un parte siamo soddisfatti – dichiarano dall’Aduc – dall’altra siamo preoccupati perché i tempi non sono indicati e, memori di come i governi tralascino le ‘patate bollenti’, temiamo che il governo si possa arrogare il diritto di annullare di fatto la possibilità di questa azione giudiziaria. Per questo auspichiamo che sia il Parlamento, piuttosto che il governo ad occuparsene”.

Ancor più decisa la reazione dell’Adusbef e di Federconsumatori contrari da sempre a qualsiasi modifica della legge in questione prima di un effettivo periodo di sperimentazione. “Il rinvio della class action sarebbe una sciagura non solo per tutti i consumatori, ma per l’intero paese, rimasto uno dei pochi a non essersi dotato di questo importante strumento giuridico”, afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi. “Per questo – prosegue Renzi – nella folle ipotesi che l’esecutivo regali a Confindustria e alle lobby un rinvio dell’entrata in vigore della legge, il Codacons avvierà la prima class action proprio contro ogni singolo Ministro del nuovo Governo rifacendosi sui loro beni personali, sulla base dell’art. 97 della Costituzione, per i danni ingenti ed evidenti procurati all’intera categoria degli utenti-consumatori”.

Tra le associazioni che non sono convinte che la normativa sia così negativa ricordiamo Cittadinanza attiva, Legambiente e Adiconsum che tramite il suo presidente, Paolo Landi, giudicò, nel novembre scorso, “artificiosi” i timori espressi da Confindustria e sottolinea che “l’azione collettiva non esiste soltanto negli Stati Uniti, ma anche in altri Paesi europei, quali Portogallo, Francia, Spagna, Inghilterra e, con procedure sostanzialmente simili, anche in altri Paesi”.

RdS

www.partitodemocratico.it

 

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