Intercettazioni, approvato il Ddl. PD: “Norme sbagliate e pericolose”

Il Governo Berlusconi ha detto sì al suo disegno di legge sulle intercettazioni. Come era prevedibile i ministri lo hanno varato in maniera unanime senza immettere troppe modifiche come ha fatto sapere il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Sarà possibile intercettare per i reati contro la Pubblica amministrazione puniti con una pena superiore ai 5 anni. Per gli altri reati, il ricorso alle intercettazioni sarà consentito solo per quelli con pene superiori ai 10 anni. Il limite massimo della durata delle intercettazioni non potrà superare i 3 mesi. Detenzione da 1 a 3 anni per i giornalisti che le divulgano. A decidere se autorizzare le intercettazioni sarà un organo collegiale e non più un organo monocratico.

Confermate dunque le linee del provvedimento. Sono vietate le intercettazioni per reati le cui pene sono inferiori a 10 anni. È prevista una deroga per i reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione. Le intercettazioni saranno sempre possibili nei reati di mafia, di terrorismo e per tutti i reati di grande allarme sociale. In generale, non potranno però durare più di 3 mesi e dovranno essere decise da un tribunale, non da un singolo soggetto. Resta anche la previsione del carcere da uno a tre anni, commutabili in una sanzione, per chi pubblica conversazioni coperte da segreto. Secondo la nuova normativa, inoltre, le intercettazioni telefoniche autorizzate per un’indagine non saranno utilizzabili in un procedimento diverso.

Ieri Walter Veltroni, segretario del PD, nella riunione del Governo ombra, dove aveva tra l’altro ricordato che i problemi dell’Italia fossero altri e non di certo le intercettazioni riferendosi in particolare alla crisi dei salari, aveva ribadito la posizione del PD: “Sì alle intercettazioni per qualsivoglia reato ma limiti alla possibilità di pubblicazione senza che questo sia inerente alla vicenda processuale” evidenziando poi come le intercettazioni siano state fondamentali in molte indagini come, ad esempio, “per scoprire, la vicenda milanese” di malasanità.

Il Governo Berlusconi è quindi andato avanti come un treno, realizzando l’ennesima legge ad personam. Ora la parola passa alle Camere e qui le opposizioni potranno lavorare per apportare miglioramenti. Il ministro Alfano in questo senso si aspetta un lavoro “costruttivo”, ha anche precisato che “molte norme già erano inserite all’interno di provvedimenti proposti nella scorsa legislatura”, riferendosi precisamente al testo Mastella, di cui il Guardasigilli dice che ne riproduce la filosofia.

Il ministro ha poi negato che questo provvedimento possa indebolire gli strumenti di indagine: «Enfatizzando il ruolo eccessivo delle intercettazioni si fa un torto alla magistratura. Che gode di mezzi ampi nel codice: non hanno bisogno della cuffia alle orecchie. E i cittadini avranno la bella conseguenza che avranno tutelata la loro sicurezza e la loro privacy».

Bisognerà adesso vedere nel merito. Ieri Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori del PD, aveva detto che una buona base di partenza poteva essere il Ddl Mastella approvato alla Camera nella scorsa legislatura ribadendo però “ che non ci possono essere furbate dietro un provvedimento che tutti riconosciamo essere necessario”. Ma la senatrice del PD aveva precisato che non può esserci nessun “catalogo” dei reati per cui e’ possibile l’utilizzo delle intercettazioni e che non si possono stabilire limiti temporali che escluderebbero alcuni reati importanti”.

“Siamo contrari insomma all’ipotesi, avanzata da Berlusconi, – ha dichiarato Anna Finocchiaro – secondo la quale le intercettazioni potranno essere autorizzate solo per reati punibili con una pena edittale dai 10 anni in su: si escluderebbero reati importanti come la corruzione. Per noi questo non e’ accettabile”.

Per Marco Minniti e Lanfranco Tenaglia, ministri ombra rispettivamente dell’Interno e della Giustizia “é evidente il passo indietro che il presidente del consiglio ha dovuto fare rispetto ai proclami dei giorni scorsi”. Dopo aver notato comunque che “tra i reati che possono essere sottoposti ad intercettazione rientrano infatti anche i reati contro la pubblica amministrazione”, i due ministri ombra ribadiscono però che “ciò non è stato sufficiente ad impedire l’inserimento di norme sbagliate e pericolose che limitano comunque lo strumento di indagine e l’utilizzazione in altri processi del contenuto rilevante delle intercettazioni”.
Minniti e Tenaglia osservano che “tutelare la riservatezza dei cittadini ed evitare che i fatti privati vengano messi in piazza significa regolamentare in modo severo e rigido la segretezza e la diffusione delle intercettazioni e consentire alla magistratura di poter disporre le intercettazione per tutti i reati di rilevante gravità”.

“Considerare come in contrasto queste due esigenze – concludono i due ministri ombra – è un errore di impostazione del ddl che il PD si batterà per modificare in Parlamento”.

www.partitodemocratico.it

 

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