La relazione di Franco Ceccuzzi al congresso comunale del Partito Democratico di Siena

“Il futuro è aperto. Dipende da noi; da quello che facciamo e faremo, oggi e domani e dopodomani. Dipende da come noi valutiamo le opportunità del domani. E questo, se ci pensate, comporta una grande responsabilità”.

Ho voluto iniziare il mio intervento con le parole di Karl Popper perché credo che in questa visione del domani ci sia sintetizzato lo spirito che vorrei dare alla discussione che ci apprestiamo a fare in questi due giorni. Questa sera non voglio tediarvi raccontandovi di me, né di quello che è stato oppure di quello che avrebbe potuto essere. Voglio, invece, provare a raccontarvi una storia che guarda avanti e che ha come protagonisti tutti noi, o meglio, quello che noi rappresentiamo ovvero il Partito democratico della città, un concentrato di energie, talenti, vitalità e forza.

Se fosse un’opera d’arte, il Pd sarebbe un grande mosaico colorato, le cui tessere sono rappresentate da donne e uomini che provengono da tradizioni, culture ed esperienze diverse. Un mosaico non statico ma in divenire, che dobbiamo continuare ad allargare e completare, includendo storie nuove e andando avanti con forza, coraggio e passione. Quelle tessere hanno i volti degli oltre 7mila senesi che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre; hanno i volti dei nostri 18 circoli, dei loro segretari e dei loro gruppi dirigenti, hanno i volti di tutti quei cittadini che alle ultime elezioni ci hanno dato la loro fiducia, investendoci di una grande responsabilità. In ogni uomo e in ogni donna che ha deciso di essere parte del Pd, c’è tanta parte del futuro di questa città.

Ed è proprio in virtù di questo grandissimo patrimonio umano che dobbiamo evitare di schiacciare la nostra discussione sul passato e sul presente, allontanando da noi il pericolo che quello che è stato ieri e quello che è l’oggi si mangino il domani. Tutto questo – come dice Popper – dipende da noi. Solo da noi.

Quella del 13 e del 14 aprile è stata una sconfitta netta, senza se e senza ma. Il popolo della libertà ha raccolto quasi 14 milioni di voti pari al 37,4 per cento e con la Lega, la coalizione, guidata da Silvio Berlusconi, ha raggiunto il 46,8 per cento dei voti che il meccanismo elettorale ha trasformato in un’ampia maggioranza alla Camera e al Senato, conquistando la piena legittimazione a governare e a garantire quella stabilità che è in cima alle aspettative di tutti gli italiani.

Al tempo stesso, è grazie al risultato del Partito democratico, se pur nella sconfitta, che la prospettiva dell’alternanza resta aperta e l’attuale equilibrio contendibile. “E’ in questa ambivalenza – ha detto Walter Veltroni – tra sconfitta elettorale e conquista di un terreno di competizione politica, più avanzato e maturo, il significato storico di queste elezioni. Sbaglieremmo se amputassimo il risultato elettorale dell’una o dell’altra dimensione”.

Grazie alla nostra iniziativa, grazie alla nascita del Pd, una grande forza riformista di stampo europeo, si va delineando un bipolarismo nuovo, fondato essenzialmente, anche se non esclusivamente, sulla competizione per il governo tra due grandi partiti, a vocazione maggioritaria.

E’ grazie alla nostra autonoma scelta politica, di andare liberi alle elezioni, che il nostro paese ha conosciuto la discontinuità che serviva per iniziare a guarire da due sue profonde malattie: la demonizzazione dell’avversario, ridotto sempre e solo a nemico e l’esasperata frammentazione politica.

La sconfitta viene da lontano perchè dal 1994 ad oggi, il centrosinistra ha governato 7 anni su 14 senza mai riuscire a diventare maggioranza nel paese. Anche quando abbiamo vinto, nel 1996, è stato perché gli altri erano divisi e nel 2006, ora ce lo possiamo dire, avevamo sostanzialmente pareggiato.

Nonostante i risultati deludenti dei 5 anni governo Berlusconi, non siamo riusciti a conquistare la maggioranza. La formazione del governo Prodi, con il record quantitativo di componenti, ha dato al paese la sensazione non dell’inizio di un ciclo nuovo ma dello stadio finale di un ciclo che si stava concludendo.

Tuttavia il 12 luglio 2006, prima dell’approvazione dell’indulto, il nostro governo raccoglieva la fiducia del 63 per cento degli italiani. Cinque mesi più tardi, il 12 dicembre 2006, a causa della legge Finanziaria delle tasse, era crollata al 38 per cento. Nell’ottobre 2007, per effetto di quanto accaduto nelle settimane precedenti con il pasticcio politico parlamentare sul welfare, si arrivava al minimo storico del 30 per cento. E’ in quel momento, il peggiore, che con le primarie del 14 ottobre il partito democratico nasce, mobilitando oltre 3 milioni e mezza di persone.

Dovremo ancora interrogaci a fondo sulle ragioni di quella drammatica crisi nel rapporto di fiducia tra il governo di centrosinistra e il paese.

Una di queste è certamente l’impoverimento diffuso, che è la dimensione di maggiore sofferenza della crisi italiana, in un paese che da 15 anni cresce più o meno la metà della media europea. Se avessimo prodotto ricchezza come gli altri, oggi il Pil del nostro paese sarebbe almeno di 10 punti più grande. Una cifra impressionante che racconta anche dell’impoverimento relativo delle famiglie italiane, in particolare quelle a reddito fisso che hanno stipendi e pensioni in lire e pagano prezzi in euro.

Le famiglie italiane oggi sono molto indebitate e si assiste a una situazione nuova per il nostro paese, sconosciuta fino a 15 anni fa. Secondo l’ultimo rapporto Istat, infatti, la cultura del risparmio è stata minata, il 66 per cento delle famiglie non riesce più a risparmiare e circa il 15 per cento di queste, non riuscendo ad arrivare a fine mese, deve ricorrere all’indebitamento. Sempre secondo il rapporto Istat, il reddito dei cittadini italiani è crollato del 13 per cento rispetto ai paesi dell’Ue. In pratica in Italia si vive con salari greci e prezzi tedeschi. Sono gli anziani soli a percepire redditi più bassi, soprattutto le donne con più di 65 anni. La questione prezzi e quella salariale sono ormai priorità nazionali e quindi l’unico vero modo per incidere sulle condizioni di vita è quello di intervenire sui meccanismi e sul reddito disponibile.

Le risorse ci sono perché le entrate, da gennaio ad aprile, sono aumentate del 7 per cento. In virtù di questo aumento il Pd propone al governo di attuare l’articolo 1 della finanziaria 2008 che dispone la destinazione di queste maggiori entrate alla riduzione della pressione fiscale dei lavoratori dipendenti. Una manovra, assai più equa ed incisiva di tutte quelle contenute nel decreto fiscale. Solo per fare un esempio, secondo i dati del Sole 24 ore, i beneficiari dell’esenzione Ici sono 16,9 milioni. Sono escluse da questo vantaggio 7 milioni di famiglie, tra le quali i nuclei in condizione di povertà maggiore.

Questo è il terreno di lotta politica e sociale che abbiamo davanti e sul quale il Partito democratico deve essere in campo, in Parlamento e tra i cittadini, comunicando in ogni occasione le nostre proposte alternative e portandole con passione nelle piazze, nei mercati e nei luoghi di lavoro. Come si vede abbiamo compiti impegnativi che chiedono a ciascuno di noi di metterci la propria energia  e la propria intelligenza.

Guai se di fronte alle difficoltà cadessimo nella tentazione forte di voltare la testa all’indietro o peggio di cercare scorciatoie. Per non cadere in queste trappole dobbiamo investire su noi stessi, sulle nostre idee, sui nostri gruppi dirigenti e soprattutto su quei ragazzi e quelle ragazze che rappresentano il nostro domani.

C’è un’intera generazione da valorizzare, che possiede tutte le carte in regola per far parte degli organismi comunali e anche provinciali. Un’intera generazione che ha bisogno di essere sostenuta e incitata, anche nella costruzione della prima organizzazione giovanile, a cui il Pd della città darà tutta l’attenzione che merita.

Nel Partito democratico c’è e ci deve essere spazio per tutti ma non per chi rivendica rendite di posizione e né per chi preferisce alla dialettica aperta, che si scompone e ricompone di volta in volta, i vecchi armamentari correntizi, fatti di riti estenuanti, di grigiore asfissiante che conducono allo stato depressivo.

La nostra missione sarà quella di costruire una forza che sta dentro la società e che si riconosce in tre concetti: rinnovamento, radicamento e coinvolgimento di tutte le energie che stanno fuori e dentro al partito.

Quando parlo di rinnovamento mi riferisco alla necessità di allargare la partecipazione e alla necessità di aprire le nostre sedi e i nostri gruppi dirigenti. Ma non basta. Occorre, lavorare molto anche sul radicamento sociale e sulla nostra presenza nei luoghi di vita, di lavoro e di studio, attraverso un’organizzazione stabile e permanente, comunque lontana da rischi di burocratizzazione.

Il partito, “modello 14 ottobre”, che è tale perchè rimette agli elettori la scelta non solo del segretario ma anche dell’indirizzo politico, innovazione assoluta nel contesto europeo, ha bisogno di un’organizzazione forte, sulla cui terzietà si fonda l’autorevolezza e la trasparenza affinchè sia resa effettiva la contendibilità di tutte le cariche interne e di tutte le candidature per le istituzioni.

Vogliamo un partito aperto, ma che non sia episodico e non si limiti ad ospitare, di tanto in tanto, gli incontri tra componenti diverse che vivono di vita propria e si alimentano ciascuno per proprio conto e che, di tanto in tanto, si ritrovano di fronte a un caminetto.

Per questo vogliamo un partito strutturato, vivace, animato dalla voglia di stare insieme, di condividere. Un partito gioviale, quasi festoso, impaziente di lasciarsi alle spalle la pesantezza e le tensioni di questi mesi.

Radicamento vuol dire riconoscimento, identificazione e soprattutto rappresentanza. Se non viviamo nei quartieri, nelle strade e nelle piazze non riusciremo mai a capire e quindi a rappresentare le paure e le inquietudini che vivono i cittadini sulla casa, sui servizi, sugli asili nido. Non siamo un partito liquido, come qualcuno ci ha definito, ma dobbiamo aspirare ad essere un partito solido, fatto di persone che ci mettono la faccia, fatto di sedi aperte, capace di essere fermento culturale e motore di rinnovamento.

I nostri 18 circoli saranno solo il punto di partenza per portare avanti la nostra azione di radicamento. Penso ai nostri circoli come a luoghi al servizio della comunità, strumenti di incontro, di discussione politica, di formazione a disposizione non solo di una ristretta cerchia di militanti, ma di tutti coloro che vogliono partecipare e far sentire la propria voce. Vorrei che fossimo percepiti come un partito di comunità, che vive nella comunità, la conosce e fa una politica all’altezza degli occhi.

Sono d’accordo con Sergio Chiamparino, quando dice che “occorre stare dentro alla grande metamorfosi che ogni giorno trasforma la realtà che ci circonda, senza rifugiarsi nell’isolamento della sinistra virtuale”. Ed è proprio per questo che, come abbiamo fatto qui da noi anche in questa ultima campagna elettorale, dobbiamo continuare a stare sul territorio, incontrando le persone e intessendo una rete di collegamenti con il mondo del commercio, dell’impresa e dei nuovi lavori.

Dobbiamo dimostrare di avere la forza e la capacità di produrre un’iniziativa politica in grado di coinvolgere tutti gli strati sociali e produttivi, a partire da quel segmento più dinamico del nostro sistema economico e sociale, fatto di tante piccole e medie imprese, di coraggiosi imprenditori, di lavoratori autonomi, di precari e di giovani operai. Un segmento che per troppo tempo avevamo messo da parte ma con il quale occorre ristabilire un contatto diretto.
Per questo credo che potrebbe essere utile, far nascere anche circoli di ambiente, previsti dallo Statuto nazionale del Partito e intesi come strutture di radicamento nei luoghi di lavoro e di studio.

Dobbiamo costruire punti di riferimento tanto per i lavoratori di ciascun settore quanto per il partito che potrebbero, in accordo con il livello provinciale, avere un carattere sovra comunale in virtù dell’attrazione di area vasta che grandi contenitori e settori produttivi esercitano.

Sono quattro i primi suggerimenti che mi sento di introdurre già da stasera, rispetto alla costituzione di queste strutture. Il primo, dedicato alla sanità e sociale, aperto non solo ai lavoratori de Le Scotte ma anche a tutti coloro che operano nelle cooperative sociali, nel volontariato e che hanno come matrice comune la cura della persona. Il secondo potrebbe essere dedicato al trasporto pubblico locale su gomma e ferro, i cui lavoratori hanno dato vita a forti esperienze di aggregazione aziendale. Per il Partito democratico della città è fondamentale stabilire un rapporto, anch’esso non episodico, con l’universo vastissimo e variegato delle libere professioni. Infine ma non per ultimo, in coerenza con quanto dicevo all’inizio sulle sofferenze del lavoro dipendente, occorre un luogo che parli a questo segmento del mondo del lavoro, assolutamente trascurato.

Sul radicamento e sulla capacità di stare tra la gente ha lavorato in questi anni la Lega Nord che, alle ultime elezioni politiche, come afferma Renzo Guolo sulle pagine di Repubblica “si è posta come attore territoriale della protezione popolare”, sfruttando le paure dei cittadini ma nello stesso tempo rassicurandoli con la presenza di una classe dirigente solida e radicata sul territorio. “La forza della Lega – si legge in un articolo di Jacopo Tondelli su Il Corriere della Sera- è quella miriade di sindaci, oltre duecento, che vivono il territorio e lo interpretano”. Ed oggi, con la scomparsa delle vecchie ideologie, l’identificazione con il territorio e la capacità di rappresentarlo assumono un ruolo centrale che passa dalla capacità di stare vicini ai cittadini.
Essere un partito popolare vuol dire avere una grande capacità di ascolto che si sviluppa solo se si sta in mezzo alle persone. Ma ascoltare non basta. Occorre essere più umili e andare oltre le nostre orecchie, facendo nostri i problemi che ogni singolo cittadino ci pone. Sono convinto, infatti, che così facendo potremmo trarre da ogni singolo episodio gli elementi utili per costruire un’analisi più generale e più veritiera.
Una cosa è certa. Per essere popolari non basta dirselo, ma bisogna essere percepiti come tali e lavorare in quella direzione. I gruppi dirigenti dei nostri circoli avranno il compito più importante: quello di stare sul territorio, raccogliere i problemi dei cittadini ed essere antenne sensibili a disposizione del partito e del governo locale.

Per riuscire a farci sentire vicini dobbiamo ricercare e costruire le risposte di cui la gente ha bisogno, lavorando, partito e governo, come giocatori di una stessa squadra in cui ciascuno riveste un ruolo preciso in campo, senza sovrapposizioni di compiti e funzioni, ma dove entrambi concorrono alla vittoria finale. “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio – diceva Don Milani – La politica è preoccuparsene insieme”. E’ questo lo stile che dovremo seguire, con la consapevolezza che le più grandi soddisfazioni personali si ottengono solamente attraverso la condivisione dei progetti e delle esperienze. Non in solitudine e neanche gli uni divisi dagli altri.

Se non riusciremo ad essere percepiti come una forza di matrice popolare non faremo altro che aumentare il ritardo con cui siamo arrivati a costruire il Partito democratico nella città. Un ritardo dovuto prima di tutto ai problemi strutturali che sta vivendo il Pd a livello nazionale e che, come ha affermato Ilvo Diamanti, appare ancora “Un partito incompiuto. Un partito-ombra all´ombra del governo-ombra un partito “debole” dal punto di vista organizzativo, dell´identità, del rapporto con la società e il territorio”. Oggi il Partito democratico ha di sicuro un popolo e un leader. Dai 3 milioni e mezzo di cittadini del 14 ottobre siamo passati agli oltre 12 milioni di elettori che ci hanno votato alla Camera dei Deputati. Si tratta di uomini e donne che hanno grandi aspettative e chiedono un partito dal profilo unitario. Veltroni, anche dopo la sconfitta elettorale, è uno dei leader politici più apprezzati nel paese e capace di portare un valore aggiunto al nostro consenso. Tra il leader e il popolo quello che manca è un partito. Sta anche a noi, qui stasera, colmare questo vuoto e il ritardo che ancora di più si è prodotto a Siena, lavorando tutti insieme per dare forza e autorevolezza al Partito democratico della città.

Per far questo, come ho già detto, tutte le nostre attenzioni vanno rivolte al partito, ai 18 circoli e a quelli di ambiente che decideremo di costruire. Queste strutture saranno le nostre associazioni preferite. Questo non vuol dire che non avremo relazioni con altre associazioni esterne, ma che anzi le coltiveremo sul piano del dibattito culturale e dei contenuti. Restano tuttavia deboli le ragioni di carettere generale, vista la natura post idelogica del Pd, niente affatto totalizzante e disponibile anche ad adesioni temporanee e parziali, di una frammentazione esasperata, del tutto legittima in quanto di parte,  e della nascita di luoghi di fiancheggiamento che avevano più un senso accanto ai vecchi partiti.

Il Partito democratico ha bisogno di costruire un pensiero politico nuovo. Credo che sia per questo necessario dare vita, quanto prima, assieme alla federazione provinciale, ad una fondazione di studio e di ricerca che in modo aperto ed innovativo, copra il vuoto lasciato dalle scuole di partito. Uno strumento per entrare in relazione con tutti i luoghi di produzione di ricerca e di cultura, a partire dall’università ed aperto a costruire una rete di rapporti con tutte le associazioni che gravitano attorno al Pd.

Ben vengano quindi questo tipo di esperienze ma attenzione a non considerare alcuni luoghi come sacche personali di consenso in vista di un appuntamento elettorale o peggio di una collocazione personale. Sarebbe l’ennesima operazione “old style” di marcatura del territorio, percepita in maniera negativa non solo dall’opinione pubblica ma soprattutto dalla nostra base.

LA CITTA’

Per introdurre il tema del rapporto tra il partito e la dimensione degli eletti nei governo locale, credo che sia utile richiamare due passi della proposta di statuto regionale. “Il Partito democratico – si legge nell’articolo 2 – propone un programma di governo per la Toscana e per le sue comunità locali e si impegna a realizzarlo con i suoi eletti ed amministratori in tutte le istituzioni del territorio regionale. Il Pd della Toscana considera la governabilità una condizione fondamentale per l’effettività ed il rafforzamento della democrazia”.

A questi principi il Pd di Siena intende ispirarsi con rigorosa coerenza, sostenendo il sindaco e la sua maggioranza nell’attuazione del programma. Per questo è venuto il momento di cambiare passo e di guardare avanti.

Non dobbiamo immaginare di avere tempi biblici davanti a noi, perché i prossimi tre anni passeranno velocemente e dovremo presentare un rendiconto alla città di una stagione di governo che ha attraversato un decennio. Tra poco meno di 12 mesi si voterà per le elezioni europee e per quelle provinciali che, per tradizione, rappresentano le qualifiche per stabilire l’ordine di partenza del gran premio delle comunali.

Su quei rapporti di forza gli schieramenti si baseranno per allestire la loro proposta, proprio sulla base dell’indice di contendibilità del governo cittadino.

In relazione a questo, occorre partire dall’analisi delle ultime elezioni politiche che hanno visto il Pd della città conquistare il 47,25 per cento, evitando l’incorrere in un’illusione ottica, secondo la quale nel voto ci sarebbe anche o del tutto una componente di giudizio locale. Quanto di più sbagliato visto che la maturazione degli elettori e il carattere post ideologico del voto producono risultati sempre più diversi tra elezione ed elezione. Deve essere quindi più forte la consapevolezza che i grandi cambiamenti nei comportamenti elettorali avanzano inarrestabili e non si fermano ai confini delle così dette isole felici.

Nessuno può essere risparmiato da queste tendenze che vanno ad affermarsi in Italia e in Europa. Prima fra tutte il clima di sfiducia nella politica in generale e nel centrosinistra, in particolare. Poi, la positiva fase di superamento dell’antiberlusconismo, che comporta inevitabilmente l’esaurimento definitivo di una rendita di consenso che, in Toscana e a Siena, ha contribuito ai nostri successi elettorali. La fine della demonizzazione dell’avversario, pone le condizioni per una valutazione lucida, disincantata e post-ideologica del voto.

Non possiamo nasconderci, infatti, che se la destra riuscisse a esprimere una classe dirigente all’altezza delle sfide di governo, che oggi non esiste a Siena come in Toscana, potrebbero essere poste tutte le premesse per rendere praticabile l’alternanza, la cui credibilità aprirebbe scenari, del tutto inediti, già dalle prossime scadenze elettorali. Una sfida, quella del centrodestra, meno insidiosa alle provinciali del 2009 ma con un crescendo di condizioni di contendibilità già dal 2010 per la Toscana e poi nel 2011 con le elezioni cittadine.

Nel 2011, infatti, quando la città sarà chiamata ad eleggere il nuovo sindaco, le elezioni si svolgeranno in un contesto molto diverso rispetto agli ultimi 15 anni. Nel 1997, anno del voto a Siena, l’Italia era guidata dal primo governo Prodi, nel 2001 era governo Amato a condurre l’Italia mentre nel 2006 era già in carica il secondo esecutivo Prodi. In assenza di sconvolgimenti, ad oggi poco probabili, nel 2011, si voterà mentre l’attuale governo sarà a metà della sua legislatura e nel pieno delle sue funzioni. Un contesto non del tutto rassicurante. Per questo dobbiamo costruire una forte unità del partito e una condivisione di azione tra partito e governo locale che rafforzi il sindaco nel suo lavoro di attuazione del programma.

E’ necessario, quindi, che il Pd prosegua la sua fase di radicamento con forza, decisione e credibilità, così come è necessario che, ora più che mai, la città senta la presenza di chi l’amministra. Non faremmo un buon servizio, prima di tutto a noi stessi, se negassimo che esistono alcuni problemi. Abbiamo tre anni per risolverli e li risolveremo.

Siamo consapevoli delle responsabilità ma anche delle possibilità che abbiamo. E siamo forti della fiducia che tanti cittadini ci hanno dimostrato in moltissime occasioni, uomini e donne che vivono questo tempo nuovo e difficile e che si aspettano dalla politica, dalla nostra politica, di avere risposte e soluzioni all’altezza dei loro problemi. Su come rilanciare l’azione amministrativa ci confronteremo con il sindaco, con la giunta e con i consiglieri comunali, cercando soluzioni adeguate e rapide, consapevoli che la città e chi la abita hanno bisogno di sentirci più vicini.

Il consenso ricevuto non è un attestato di fiducia, consegnato una volta per tutte. La città vuole ed ha bisogno di una classe dirigente vicina, attenta, premurosa. L’interesse generale e la visione d’insieme sono e devono continuare ad essere le nostre “stelle polari”, con la consapevolezza che anche la nostra città è investita da grandi cambiamenti, sociali ed economici, che provocano nei cittadini maggiore insicurezza e maggiori preoccupazioni. Per questo abbiamo il dovere di essere più reattivi e in grado di dimostrare che prima ancora di essere capaci a risolvere i problemi siamo in grado di prenderceli a cuore. Solo così possiamo essere credibili e autorevoli, aspirando a sviluppare un’empatia profonda con le diverse anime della città.

La mancanza di assunzione di responsabilità e lo scollamento con il tessuto sociale sono fattori che, giorno dopo giorno, logorano il rapporto tra noi e i cittadini.

Noi tutti siamo chiamati ad onorare il mandato che ci è stato affidato. Per questo occorre che alcuni soggetti fondamentali come il partito, il gruppo consiliare e il sindaco, ciascuno con le proprie prerogative e con la propria autonomia, lavorino affinchè si individui, al più presto, la guida del gruppo e si delinei un piano di azione teso a focalizzare gli obiettivi da raggiungere nei prossimi tre anni.

Senza invasioni di campo e senza inutili isterismi, ognuno deve lavorare affinchè si trovi una convergenza sui temi più importanti al fine di rimuovere ogni tentazione di stallo o di caduta nell’apatia.

“Il futuro dipende da noi” ha detto Popper. Se ci crediamo allora dobbiamo essere consapevoli che occorra fare uno scatto in avanti e soprattutto dimostrare ai senesi che noi intendiamo lavorare per ottenere il massimo da questi ultimi tre anni di mandato e non siamo disposti a “tirare a campare”. Non è il nostro stile e non lo sarà mai. Credo quindi che sia venuto il momento di dare un segnale di cambiamento, utilizzando tutte le possibilità che sono riconosciute al Partito e al sindaco e che sono attese dalla città.

L’assemblea di oggi e di domani si svolge in un quadro politico profondamente mutato rispetto alle elezioni comunali del 2006. L’Unione, nata nel 2005 non esiste più perché prima di tutto è stata travolta dal giudizio degli elettori che hanno, per la prima volta privato la sinistra radicale di una rappresentanza parlamentare.

L’Unione che ha sostenuto la candidatura di Maurizio Cenni, fin dal 2001 era imperniata su L’Ulivo, Rifondazione Comunista e i Riformisti.

Il centrosinistra che oggi sostiene Maurizio Cenni è strutturato sulla presenza del gruppo di maggioranza del Pd, dai due consiglieri dei Riformisti e dai due di Rifondazione Comunista, partito che va verso il congresso nazionale di luglio. Queste forze della sinistra, che hanno sostenuto lealmente il sindaco e si sono impegnate nell’attuazione del programma, riceveranno dal Partito Democratico altrettanta lealtà ed attenzione per continuare a collaborare proficuamente fino al termine della legislatura. Una cosa è certa non commetteremo l’errore di considerarci autosufficienti, nè per il presente nè in chiave futura. La nostra idea di governo locale è un’idea che non cede all’esclusività. Quello che ci aspettiamo è che tutti siano consapevoli del cambiamento avvenuto a livello nazionale, formatosi per effetto della volontà popolare e che marcia verso un bipolarismo se non un bipartitismo. Partire da questa verità è indispensabile per costruire rapporti saldi nella maggioranza.

Sono tanti i problemi sui quali il Partito della città si dovrà soffermare per approfondire le proprie conoscenze, produrre analisi adeguate ai cambiamenti sociali e demografici in atto ed elaborare sintesi avanzate per costruire il proprio indirizzo politico. Dobbiamo essere consapevoli, ad esempio, che il saldo demografico è in attivo solo grazie alla presenza degli immigrati e che il dinamismo della città è fortemente condizionato da ostacoli che ormai da tempo sono sulla strada. Tra questi l’accesso alla casa, un nodo ancora irrisolto che non può essere sciolto soltanto in senso quantitativo.

C’è poi la questione della sicurezza. Siena ha il più basso indice di reati ma è altrettanto vero che esiste una fascia di persone, la maggior parte anziane, che vedono la città cambiare e che non si riconoscono più nel luogo in cui sono nate e in cui hanno scelto di vivere. Sono fasce di cittadini che sentono minata la loro tranquillità e che sono alla ricerca di rassicurazione e protezione dal territorio. Nascondersi dietro ai numeri o dietro la convinzione che sia solo “percezione” è assolutamente sbagliato. Sergio Chiamparino, pochi giorni dopo le elezioni, espresse un concetto tanto semplice quanto vero. “Di percepito – disse – non esiste niente. La paura è un dato reale”. Considerare solo episodi, i furti e le aggressioni avvenute nelle scorse settimane sarebbe un comportamento miope e lontano dalle preoccupazioni dei cittadini. Ha fatto bene il sindaco a richiedere la convocazione del comitato di ordine pubblico e a mettere in pratica misure a tutela della vivibilità della nostra città. Garantire il diritto alla sicurezza non è una questione che appartiene né alla destra e né alla sinistra, come detto in più occasioni da Veltroni, ma sono convinto che chi governa abbia il dovere di fare di tutto per garantirlo. Richiedere una maggiore presenza sul territorio alle forze dell’ordine ed avere un atteggiamento forte contro chi delinque non significa essere repressivi ma tutelare chi abita nelle nostre città. Una cosa è certa. I problemi non possono essere risolti con metodi sbrigativi, rozzi e populisti come le ronde e i pattugliamenti del territorio. L’unico effetto di certe passeggiate notturne, da parte di un manipolo di leghisti, è quello diffondere la paura in una città, dove l’allarme criminalità non esiste.

Il Pd della città dovrà poi soffermarsi sui temi della sostenibilità e della qualità della vita sui quali occorre riflettere prima di assumere decisioni definitive che ricadranno oggi su di noi, ma domani anche sulle generazioni future. Il tema del governo del territorio, è stato al centro di un dibattito serrato con momenti di confronto, anche aspro, che ha interessato tutta la Toscana, più volte oggetto di una campagna mediatica. La discussione su Monticchiello ne è stato il simbolo e ancora oggi, gli echi di quella vicenda non si sono spenti. Il corteggiamento spudorato rivolto dal ministro Bondi al professor Asor Rosa potrebbe rivelare l’intenzione di riprendere con vigore quella deriva scandalistica rivolta contro la Toscana e contro il nostro territorio, per intaccarne la tradizione di buon governo di sinistra e centrosinistra. Vi sono pericoli insiti non solo per il consenso ma anche per l’immagine delle nostre terre. Tra le diversità espresse dai nostri amministratori, che poi diversità più non sono visto il carattere post ideologico, c’è proprio quella del buon governo e di come tante amministrazioni locali abbiano saputo preservare il patrimonio di ricchezze storico-artistiche e naturali senza rinunciare a trasformare il territorio, dando spazio a tutte quelle attività umane e lavorative che sono alla base dello sviluppo di una comunità.

Il tema del governo del territorio non può e non deve riguardare solo Siena ma deve interessare tutta l’area urbana, con la quale occorre riallacciare un rapporto più stretto, non per chiedere solidarietà a tavolino su scelte già fatte, come accaduto ad esempio per Ampugnano, ma per improntare politiche di area vasta senza le quali Siena, per prima, andrebbe in sofferenza e con le quali tutti i senesi, anche quelli che loro malgrado sono stati costretti a vivere nei Comuni limitrofi, potrebbero sentirsi maggiormente a casa. Abbiamo ripresentato in parlamento la proposta di legge per la riforma delle norme sull’urbanistica e sul governo del territorio che in Italia è attesa da decenni. A Siena possiamo avere l’ambizione di stare dentro e guidare questo dibattito che, per quanto fastidioso, dal momento che sembra un dito puntato contro di noi segna comunque la necessità di innovare la cultura di governo del territorio.

Non è e non sarà nostra intenzione, come partito, ingerire nell’autonomia del sindaco e dei consiglieri che saranno chiamati a esaminare il regolamento urbanistico ma è nostro diritto, come dirigenti e prima di tutto come cittadini, conoscere e valutare i cambiamenti, irreversibili che si pensa di introdurre in questa città. Capire quali saranno le ricadute per la collettività e in quale direzione andranno i benefici e gli svantaggi che inevitabilmente scelte di questa rilevanza possono produrre.

Il problema che ci troviamo di fronte non ha a che fare solo con il quanto ma soprattutto con il come. L’Italia dispone, oggi, di una tra le legislazioni più vantaggiose in Europa in materia di riconversione ecologica delle abitazioni e di sostenibilità energetica delle nuove costruzioni. Si tratta di temi che hanno un carattere tecnico ma che noi abbiamo il dovere di rendere accessibili e comprensibili per la comunità. Per questo potrebbe essere convocato un seminario di livello per riannodare i fili interrotti del confronto che si è fermato, quando i partiti e i movimenti che hanno dato vita al Pd hanno cessato di esistere.

Parlando di sviluppo della città occorre porre attenzione alla realizzazione delle infrastrutture, affinchè la tempistica sia adeguata. Vogliamo poi rivolgere una grande attenzione al processo di riorganizzazione aziendale de Le Scotte sul quale è innegabile come si sia avvertita negli ultimi anni una perdita di qualità assistenziale, tanto di primo livello che per quanto riguarda le attività specialistiche. Anche qui occorre riannodare i fili delle elaborazioni che si erano sviluppate, in passato, nei partiti e nel centrosinistra perché è venuto il tempo di tracciare un bilancio dei risultati ottenuti dall’attuale direzione e di evidenziare ciò che ancora non ci soddisfa.

Una direzione che è bene ricordare si avvia verso la scadenza del mandato di novembre ed il cui lavoro è stato turbato da un grave incidente di percorso e dagli interventi della magistratura. In questo quadro non sono da sottovalutare le elezioni del nuovo preside di medicina, dal momento che la facoltà influenza il livello della qualità assistenziale. Credo si tratti di operare una distinzione di giudizio tra l’ospedale, l’azienda ospedaliera e l’università, evitando di accomunarli tutti e tre nello stesso giudizio.

All’interno dell’ospedale si possono apprezzare dei passi in avanti, in diverse specialistiche e in particolare al pronto soccorso. Ma all’azienda è richiesta ancora più determinazione per sconfiggere le resistenze corporative che impediscono di sbaraccare rendite di posizione che si oppongono all’ingresso di qualificati professionisti nelle aree deboli dell’assistenza, che provocano le fughe dei senesi e l’insicurezza di quelli che non possono scappare. Sono troppi anni che l’ateneo non mette in campo una chiara volontà riformatrice e un disegno innovativo con i quali chiede il consenso di tutte le forze, ospedaliere e universitarie, che vogliono modernizzare l’ospedale e riportarlo al prestigio, meritatissimo, dei trascorsi decenni. Potrei dilungarmi anche sugli aspetti didattici, scientifici e culturali che attengono il livello qualitativo del nostro ateneo ma avremmo ancora tempo, così come avremo tempo per dare attenzione a tutti gli alti temi che oggi, non abbiamo potuto toccare.

Veniamo ora a un’ultima questione che riguarda il superamento del mito dell’autosufficienza che la nostra città coltiva sia dal punto di vista delle risorse che delle relazioni. E’ in atto in Toscana una profonda ristrutturazione industriale ed organizzativa dei servizi pubblici che sta mutando e muterà gli assetti economici e finanziari dei territori, la qualità dei servizi, il rapporto tra aziende ed utenti. Sto parlando dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti. L’esperienza aziendale e di conduzione degli ambiti ottimali, come nel caso dell’acqua, ci hanno consentito di stare dentro al dibattito regionale ma a causa di una, non del tutto sufficiente attenzione, dobbiamo affiancare i nostri amministratori con tutto il peso politico che la città può porre su quei tavoli.

CONCLUSIONI

Nei prossimi giorni, appena nominato l’esecutivo, definiremo un piano di lavoro con i segretari di circolo, del quale farà sicuramente parte l’impegno richiesto al Partito della città per la prima Festa del Partito democratico in Fortezza. Un evento nella città e per la città che il Partito democratico fa suo perché rappresenta un’opportunità, tra le più gradevoli e vivaci, per creare il clima di vita comunitaria all’interno del Pd, così che tante persone possano incontrarsi e continuare a conoscersi. Quella del volontariato politico è una dimensione importante, senza la quale il nostro progetto non ha alcuna possibilità di radicamento. Sono questi i pochi spunti che sono stato in grado di proporvi e che ho elaborato nel tempo che è intercorso dalla decisione di candidarmi e oggi. Mi aspetto, quindi da noi, e non ho dubbi che sarà così, un grande contributo nel dibattito per andare oltre i limiti di questo mio intervento.

Ho deciso di accettare la vostra proposta di candidatura, prima di tutto, perché voglio bene a questa città e poi perché credo di avere un debito verso Siena. Venti anni fa ero venuto qui solo per studiare ed ho trovato un luogo bellissimo dove amo vivere e dove ho potuto coltivare la passione per la politica.

Questa città ha una tradizione secolare di classi dirigenti illuminate che le hanno dato lustro in Italia e nel mondo, che ne hanno fatto una città speciale, assolutamente originale e più ricca di qualsiasi altro luogo della stessa dimensione. Chi lavora a Siena, chi fa politica in questa città, chi studia e chi milita in un partito a Siena, soprattutto se di governo ha più opportunità di crescita culturale e personale, rispetto ad altre realtà. Opportunità che derivano dalle maggiori possibilità di relazioni e grazie alle quali, chi vuole, può sviluppare il proprio talento e le proprie attitudini. 

Per questi motivi è un imperativo morale e un’ineludibile esigenza, abbandonare ogni egoismo e calcolo di convenienza su quello che ci potrebbe accadere domani, se non abbiamo la testa ed il cuore sul presente e non assolviamo con serietà e dedizione quello che ci è stato chiesto.

Se mi affiderete per un anno e mezzo l’incarico di segretario dell’Unione Comunale ne sarò onorato, e mi impegnerò con tutte le forze per raggiungere gli obiettivi che ci saremo dati alla fine di queste due giornate. Queste forze però non sono illimitate ed andranno distribuite tra Siena e Roma. E ancora per qualche settimana a Firenze, dove sono impegnato con la stesura dello statuto regionale. Su questo importante atto propongo di tenere la prossima riunione di questa assemblea.

Il Partito Democratico della città dovrà avere una guida collegiale, meno incentrata sulla piena operatività del segretario e più affidata alla cooperazione operosa ed orizzontale di tutto il suo gruppo dirigente, dai vicesegretari, all’esecutivo che nomineremo nei prossimi giorni, ai segretari di circolo, a tutti i membri di questa assemblea. Questa prospettiva ben si concilia, con l’esigenza di una direzione politica collegiale e del tutto spersonalizzata nella figura apicale.

Il nostro partito si trova in un passaggio delicato in cui deve costruire un metodo di confronto aperto a tutti gli apporti e tutte le culture per evitare che si cristallizzino; una grande capacità di ascolto, una delle virtù perdute di questa epoca, non solo nella politica e una capacità delicata di fare sintesi che produca un dinamismo, vero e percepibile, ma senza strappi.

Una presenza leggera che si affiderà ai vicesegretari con ampia facoltà di delega, fondata sulla lealtà al partito e che sarà intransigente sul piano del rispetto di tutte le prerogative e di tutte le autonomie di cui deve, liberamente, nutrirsi un partito che deve essere capace di esaltare il pluralismo, senza diventarne prigioniero.

Ho chiesto ad Alessandro Trapassi ed Alessandro Starnini di svolgere la funzione di vicesegretario per condividere con me questa prova alla direzione del partito cittadino.Si tratta di due personalità del Partito Democratico che non hanno bisogno di presentazione.

Alessandro Trapassi ha guidato il gruppo consiliare de la Margherita in Comune con la serietà, l’impegno, la lealtà che gli sono da tutti riconosciuti. Il suo ruolo di vicesegretario vicario, anche in virtù delle necessità effettive che avrò di essere sostituito, credo che sia un segnale forte per valorizzare il pluralismo del partito e trasmettere un messaggio di collegialità e condivisione.

Alessandro Starnini avrebbe incarnato, esattamente come me,  i criteri che sono stati indicati a stragrande maggioranza dai segretari di circolo per individuare il segretario dell’Unione Comunale. Per questo è giusto che ci si possa avvalere del contributo della sua esperienza e della sua capacità politica. La funzione di vicesegretario vuole essere un segnale,a anch’esso chiaro, di condivsione e di comune assunzione di responsabilità in una fase difficile e straordinaria come questa.

Ho compreso tutte le perplessità e tutte le contrarietà che in questi giorni sono emerse rispetto alla mia candidatura ed in generale al complesso delle soluzuoni che vi vengono avanzate.

Vorrei soltanto mettere sommessamente a verbale che per quello che mi è stato chiesto, nelle ultime settimane non mi sono affatto risparmiato nel portare il mio contributo alla ricerca di soluzioni diverse che esaltassero di più il pluralismo del partito e il suo carattere di novità.

Di fronte al perdurare delle difficoltà e all’imperativo, morale e politico, di trovare uno soluzione da rimettere al giudizio di questa assemblea ho ritenuto, alla fine, di offrire la mia disponibilità. Sono così consapevole di essere esposto a ogni tipo di critica ma del tutto sereno perchè è un compito che non ho ricercato ed al quale non mi potevo sottrarre per scelta personale. 

Non c’è incompatibilità tra il ruolo di deputato e quello di segretario di una Unione Comunale. Tuttavia è assolutamente opinabile, se non sbagliato, sul piano dei principi. Se fossi un membro di questa assemblea avrei delle serie difficoltà a convincermi del contrario. Lo trovo anche incoerente sul piano personale, avendo speso molto della mia esperienza politica a combattere per il rinnovamento dei gruppi dirigenti e per superare i cumuli di incarichi.

Spero davvero e ve lo dico con il cuore, che se avessi affidato a questo ragionamento un diniego di ciò che mi è stato proposto e che in queste ore è affidato al voto di ciascuno di voi, mi sarei sentito a posto con la coscienza ma sarebbe stato come vedere riflessa la propria immagine nello specchio della propria egoistica intransigenza.

In questa condizione di grato imbarazzo per avere pensato a me per accompagnare i primi mesi di vita del nostro partito, vorrei affidarvi, adesso, le mie ultime riflessioni. La costruzione di un partito nuovo non può essere gravata né da abusi di potere, né da ricatti morali, né da sabotaggi o da autosospensioni che si accendono e si spengono in relazione a quanto siano assecondati certi disegni di potere o le aspirazioni personali.

Questo partito, più che mai, è una comunità del tutto nuova, libera da ogni condizionamento nel rispondere alla città dal proprio operato per meritare per l’oggi e per il domani la fiducia dei senesi. Questo partito è una comunità oltre che del tutto nuova anche plurale in cui le individualità e le personalità che lo rendono il più ricco della storia politica cittadina del dopoguerra – perché mai tutte queste forze avevano militato nelle stesso partito – vive del principio di uguaglianza e di pari opportunità per tutti i suoi dirigenti e per tutti i suoi iscritti. Tutti ci dobbiamo sentire a casa e lavorare per superare ogni tipo di appartenenza.

Ecco perché chi si mette in gioco in questo passaggio lo fa senza retro pensieri, lontano dall’idea di costruirsi percorsi personali o di maturare titoli di credito per il futuro.  Al contrario l’assemblea di oggi segna il passaggio pubblico, davanti a tutta la città, del testimone tra le forze politiche che hanno governato Siena con il consenso elettorale delle elezioni comunali del 2006, e che ora non esistono più, ed il Partito Democratico che è stato fondato il 14 ottobre dello scorso anno da oltre 7000 cittadini senesi.

Il passaggio del testimone ci impegna a rispettare il patto programmatico alla base dell’elezione di Maurizio Cenni ed il patto politico di maggioranza con le altre forze di centrosinistra. Il Partito Democratico della città si assume senza remore questa compito e va incontro alle sue responsabilità con la schiena dritta grazie alla forza elettorale ricevuta e con le gambe tremolanti per le aspettative che vi sono riposte.

La nostra lealtà è scritta nella matrice popolare di questo partito, perché rappresenta una fetta larghissima di cittadini senesi ed è scritta nelle biografie personali e collettive del suo gruppo dirigente. Altrettanta lealtà la chiediamo a chi non ha creduto in questo progetto ed aveva scommesso sul fatto che nulla sarebbe cambiato dentro i confini comunali.

Il Partito Democratico onorerà tutti gli impegni contratti in passato, ma non raccoglie alcuna ipoteca per il futuro da qualunque luogo o soggetto essa provenga. In questo senso l’assemblea di oggi segna una netta discontinuità.

Nel 2011, con le modalità indicate dallo Statuto toscano che approveremo il prossimo 28 Giugno, il Partito Democratico terrà le primarie per la scelta del candidato sindaco. Come si vede c’è ancora  tempo per allestire i seggi e stampare le schede. Nel frattempo ci possiamo dedicare con maggiore attenzione al presente. Tutti, nessuno escluso.

Adesso dobbiamo dimostrare agli elettori, agli iscritti, a tutti coloro che hanno una aspettativa, grande o piccola, nobile o meno nobile, nei confronti del partito democratico, e soprattutto a tutta la città che ci sta guardando, da mesi, che a Siena è stato più impegnativo costruire il partito perché è più ricco, e per questo più complesso, più forte e per questo è servito più tempo.

Tra un anno e pochi mesi, quando scadrà questo mandato, porteremo al congresso qualcosa di più e qualcosa di meglio, di quanto siamo oggi e lo affideremo ad un nuovo segretario ed ad un nuovo gruppo dirigente. Nuovo davvero.

www.sienapartitodemocratico.it

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