Non si torna indietro

“Per arrivare a questa firma c’è voluto coraggio. Ora tocca agli Stati membri dimostrare determinazione per concludere il processo di ratifica nei tempi previsti”. “E’ una giornata veramente molto importante. Due anni fa l’Europa viveva una tragedia completa. Si è ricostruito adagio adagio un momento di unità e adesso si può ripartire”. Con queste parole, pronunciate il 13 dicembre dello scorso anno a Lisbona, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e l’allora premier italiano Romano Prodi celebravano la firma del nuovo Trattato europeo.

Dopo diversi appelli, pronunciati in primis dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Consiglio dei ministri ha ratificato il Trattato che consente di ripartire con passo spedito lungo il percorso di integrazione europea, tanto necessario in un mondo che propone ogni giorno sfide nuove e incognite inedite. Tutto bene, dunque. E invece no. Il problema è infatti rappresentato dal fatto che la maggioranza di centrodestra, su un punto così vitale per il nostro Paese, è spaccata.

I distinguo, come era prevedibile, vengono dalla Lega Nord, forza politica da sempre contraddistinta da un forte anti-europeismo e da un localismo completamente fuori dai tempi. A parlare è il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, subito dopo il cdm che avrebbe dovuto segnare una data storica e che invece si sta trasformando in una sorta di incubo per il governo. “Il Trattato implica una cessione pesante della sovranità. Chiediamo il referendum”. Un’ipotesi aberrante. L’alzata di scudi parte dalle fila della stessa maggioranza.

E se Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera cerca di prendere tempo sostenendo “acrobaticamente” che “ci si misurerà con le proposte della Lega quando vedremo cosa propongono”, ben più dura è la presa di posizione del suo vice Italo Bocchino, che invece sembra aver capito perfettamente che cosa propone la Lega. “Il rapporto con le Istituzioni europee – dice – non deve sempre essere messo in discussione attraverso percorsi referendari che rispondono a logiche di pancia più che istituzionali”.

Dure le critiche verso la posizione della Lega Nord sono state espresse dal Partito Democratico. Il ministro degli Esteri del governo ombra Piero Fassino si rivolge direttamente al suo omologo titolare della Farnesina. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio – afferma Fassino – l’antico umore antieuropeo di settori leghisti riemerge, offrendo un’immagine del nostro Paese che non può che suscitare inquietudine nei nostri partner europei e danneggiare l’affidabilità dell’Italia”.

“Ci auguriamo – prosegue Fassino – che il ministro Frattini, che è stato per quasi quattro anni Commissario Europeo spieghi a Calderoli e ai suoi colleghi di governo che l’Unione Europea non è un fastidioso e inutile peso di cui liberarsi e che il Trattato di Lisbona – a favore della cui ratifica il PD voterà in Parlamento – è uno strumento indispensabile per mettere l’UE in grado di gestire in modo più efficace la sua crescita, offrire ai cittadini europei più opportunità e più sicurezze e far pesare l’Europa nelle sfide competitive della globalizzazione”.

Il ministro del governo ombra del Pd per i Rapporti con l’Unione Europea Maria Paola Merloni parla di “follia” riguardo alla proposta di “referendum avanzata da Calderoli. Dall’Europa – sostiene – non si torna in dietro e anzi dobbiamo essere propositivi e migliorativi per costruire e consolidare il processo aggregativo. E’ grave che ad un appuntamento così importante per il Paese la maggioranza si presenti con le riserve e le distinzioni di uno dei suoi ‘azionisti’ principali”.

Per Walter Verini, esponente del PD, “continuare a vagheggiare l’idea dell’autosufficienza e dell’isolamento non solo è anacronistico è anche dannoso. E’ una proposta controproducente che rischia di rendere marginale il nostro Paese proprio quando invece vi sarebbe bisogno di una presenza crescente in tutti i processi di realizzazione di questo grandissimo progetto”.

Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori PD, intravede “il rischio di indebolire la nostra credibilita’ e la nostra influenza in Europa e nel mondo dopo che con il governo Prodi e il ministro D’Alema l’Italia si era ricostruita un ruolo importante nel contesto internazionale.

La senatrice propone al ministro degli Esteri Frattini “di spiegare a Calderoli l’importanza del Trattato di Lisbona e la necessita’, per la crescita del nostro paese, di stare da protagonisti in Europa”. Anche perchè, spiega la Finocchiaro “dall’ Europa non si torna indietro ed e’ grave che la maggioranza sia divisa su un tema cosi’ importante”.

“Se questo e’ l’esordio internazionale del nuovo governo – conclude la capogruppo dei senatori PD – c’e’ di che essere preoccupati”.

www.partitodemocratico.it

 

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