Mutui, i consumatori non ci cascano. Si può arrivare a pagare il 17% in più

A neanche 48 ore dal consiglio dei ministri di Napoli i consumatori svelano l’inghippo. Perché l’accordo pubblicizzato come un sostegno alle famiglie corre in realtà in soccorso delle banche.

E’ lo spettro della crisi che aleggia sulla convenzione stipulata tra ABI e governo sulla rinegoziazione dei mutui. Una spada di Damocle che pende non solo sulle famiglie ma anche sulla testa delle banche, con la paura Northern Bank. Perché la crisi di liquidità che ha colpito gli USA potrebbe verificarsi, seppur in altre forme pure in Italia, tanto che già molte banche avevano provveduto a rinegoziare condizioni migliori direttamente con i mutuari. Un’azione resa però possibile dal decreto Bersani. “Ormai abbiamo 50-60 mila rinegoziazioni in corso dei mutui a seguito della nostra legge”, dice l’ex ministro alle Attività produttive. Quello del governo Berlusconi, insomma, è “un bel rilancio mediatico di un’operazione già in corso”.

Le associazioni dei consumatori criticano apertamente l’accordo, perché gli aspetti positivi dell’accordo stipulato dal governo in carica sono limitati e non valgono veramente per tutti. Infatti, se i tassi medi del periodo sono maggiori, allora verrà allungato il mutuo. Insomma nessun risparmio ma un dilazionamento “ottriato” concesso dalle banche. La soluzione alternativa alla rinegoziazione, proposta dal governo è di tornare al tasso fisso per alleggerire il peso mensile delle rate sui bilanci delle famiglie italiane. Ma anche questo provvedimento non è da annoverare tra i meriti di questo governo, semmai di quello precedente. Anche questa è una misura introdotta dal decreto Bersani.

Ognuna delle famiglie italiane, che sono esposte verso le banche per ben 264 miliardi di euro, dovrà dunque valutare attentamente e fare conti accurati prima di rinegoziare il mutuo. La convenzione ABI – governo è diretta a quelle famiglie colpite particolarmente dal rialzo dei tassi di interesse. Viene data in sostanza la possibilità di versare rate più ridotte dal 6 al 12% (i tassi di riferimento sono quelli del 2006). Il rischio però è di allungare la durata del mutuo e di dover restituire un importo maggiore di interessi (dal 2 al 17% secondo stime del Sole24ore). “I consumatori, dice il presidente di Adiconsum Paolo Landi , devono essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato a fine mutuo caricato degli interessi”.

L’accordo stipulato dal governo, definito da Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust “un provvedimento opportuno, una disciplina equa di cui si sentiva il bisogno”, non contribuisce però ad alleggerire il costo complessivo dei mutui (Adusbef parla a proposito di “vergognose frottole per i creduloni”) e non interviene in modo organico per meglio tutelare il consumatore rispetto al settore bancario. Un esempio su tutti è la questione della portabilità dei mutui, introdotta anch’essa dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni. “Va bene poter rinegoziare a tassi favorevoli il proprio mutuo, ma molto meglio sarebbe potere anche scegliere di rinegoziarlo con chi si vuole, ad esempio con una banca diversa dalla propria che offra tassi migliori”, osserva Gianni Pittella, europarlamentare del PD, perché “finché i consumatori non saranno messi in grado di passare da una banca all’altra con la facilità a cui hanno già diritto grazie alla legge Bersani, il mercato non sarà competitivo dal punto di vista dei costi per i consumatori”.

Alle banche viene tuttavia lasciata la possibilità di proporre condizioni migliori ai propri clienti. La convenzione stabilisce infatti dei criteri minimi da rispettare e dunque non impone uniformità di condizioni. Se questo provvedimento non sostituisse ma integrasse la portabilità dei mutui introdotta con il decreto Bersani, sarebbe finalmente possibile per i cittadini cercare offerte migliori e non standardizzate e accedere a mutui a condizioni veramente concorrenziali. Per capire se questo è nelle intenzioni del governo è necessario però aspettare il testo integrale della convenzione, previsto entro 30 giorni dalla data del decreto Legge.

www.partitodemocratico.it

 

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