Televisioni, al plurale

“Penso che sia una cosa sbagliata nel merito e nel metodo. Avranno l’opposizione che meritano”. Non poteva essere più chiaro il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni nel rispondere a una domanda rivoltagli dai cronisti riguardo alla questione legata al cosiddetto emendamento salva-Rete4.

Un provvedimento inserito in un decreto sulle norma comunitarie, ora al vaglio della Camera, che è stata costretta a sospendere la seduta per l’ostruzionismo dell’opposizione. La nuova norma aggirerebbe la sentenza della corte di Giustizia europea che riconosce il diritto di Europa 7 a tramettere sulle frequenza “abusivamente” occupata da Rete4. Da anni questo braccio di ferro va avanti, e da anni lo Stato italiano è vessato da sanzioni economiche che ricadono sulle spalle dei cittadini contribuenti.

Una situazione insostenibile. Alla quale il governo di destra sembra voler dare la risposta più sbagliata, ossia un colpo di coda calato dall’alto per salvare la terza rete di Mediaset e negare a Europa 7 il diritto che le spetta
di trasmettere sulle frequenze assegnategli. Un atteggiamento, quello dell’esecutivo in materia di televisione, che forse rappresenta il lato più negativo di questo inizio di legislatura, se teniamo conto delle parole
pronunciare dal sottosegretario Paolo Romani a proposito del giornalista Marco Travaglio, per il quale auspica addirittura la “cacciata” dalla Rai.

Dura la posizione del PD sulla vicenda. “Abbiamo chiesto – spiega il ministro ombra della Comunicazione Giovanna Melandri – alla maggioranza ed al governo di ritirare l’emendamento sulle frequenze tv alla Camera, ma fino ad ora le nostre richieste, peraltro condivise da tutti gli altri gruppi di opposizione, non sono state minimamente prese in considerazione”.

Altrettanto critico il l’ex ministro Paolo Gentiloni, oggi coordinatore della Comunicazione del PD. “L’emendamento – dice – mette le braghe a tutto il sistema televisivo italiano, congelando la situazione esistente e impedendo
l’ingresso di nuovi soggetti. In Italia – sottolinea Gentiloni, che smonta punto per punto l’emendamento del Pdl – la tv è un club a numero chiuso, nel quale alcuni operatori hanno titoli di occupazione delle frequenze di dubbia giuridicità. E la Gasparri (legge approvata durante il secondo governo Berlusconi – ha consentito a chi ha le frequenze di conservarle e di digitalizzare questo loro patrimonio”.

Di fronte a questa situazione, l’emendamento del governo “lascia intatta la giungla di cui ha parlato la Ue, per correggere soltanto un albero. Si dispone infatti che alla compravendita di frequenze siano ammessi anche altri
soggetti: ma non c’è niente da comprare e niente da vendere, dal momento che le autorizzazioni generali consentono la prosecuzione dell’attività di
trasmissione fino al 2012, di fatto bloccando le frequenze esistenti in capo a coloro che le detengono”.

E c’è di più: secondo Gentiloni, “il governo mette anche le mani avanti sul Consiglio di Stato, che in queste settimane sta decidendo come dare attuazione alla sentenza della Corte di Giustizia Ue sul caso Europa 7, in base alla
quale la normativa italiana sulle frequenze non è conforme a quella comunitaria”. Infine, stabilendo che “il futuro piano di assegnazione delle frequenze digitali venga varato con un decreto del ministero dello Sviluppo economico avente natura non regolamentare”, l’esecutivo ”si arroga il diritto di decidere il prosieguo della transizione al digitale senza passare per il vaglio del Parlamento”.

Insomma, un atteggiamento inaccettabile, soprattutto alla vigilia di una stagione legislativa che tutti auspicano possa essere quella decisiva per dare all’Italia un assetto istituzionale finalmente maturo e condiviso. Per
perseguire questo obiettivo, però, non si può prescindere da un sistema informativo e comunicativo pluralista e conforme alle norma comunitarie.

“Questo episodio – afferma Giovanna Melandri – dimostra il perdurare del vizio storico della maggioranza di inserire norme di favore per gli interessi del presidente del Consiglio in provvedimenti destinati a regolare importanti e delicati settori della vita pubblica italiana. La disponibilità a confrontarci con la maggioranza per attuare quelle importanti riforme di cui il Paese ha bisogno – conclude Melandri – non ci impedirà mai di contrastare con fermezza, sia in Parlamento che nel Paese, provvedimenti, quale quello in esame, che riteniamo profondamente sbagliati”.

Intanto alla Camera la discussione prosegue. Il PD ha presentato già una ventina di sub-emendamenti che si propongono di contrastare apertamente l’approvazione del provvedimento in questione. La conferenza dei capigruppi ha disposto che l’inizio delle votazioni dell’Aula inizieranno il prossimo 27 maggio.

www.partitodemocratico.it

 

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