Marco Minniti: “Il governo sta alimentando la paura e la giustizia fai da te”

Intervista di Maristella Iervasi – L’Unità

«La politica dell’annuncio fa male alla sicurezza, alimenta la paura e l’insicurezza. Il Pd non va rimorchio della destra su questo tema: ha un’idea organica, politicamente e culturalmente diversa: le badanti senza permesso di soggiorno non si possono paragonare al clandestino che delinque.

Politiche anti-sbarchi, neo comunitari e uso dei Cpt: l’Italia sbaglia a non stare nello scenario europeo. Il pacchetto Maroni? Non conosciamo le proposte – sottolinea Marco Minniti, ministro ombra dell’Interno -, c’è stata una rincorsa di annunci contraddittori l’uno con l’altro che ha portato persino l’ex ministro Pisanu a dire: “stiamo portando l’Italia al disastro”».

 

Immigrazione e sicurezza. Dopo giorni di giustizia fai da te, a Napoli come a Milano, ieri la “retata” dell’anticrimine in 9 regioni. Con tanto di decine di espulsioni. Il governo Prodi aveva preso sotto gamba questi temi?
«Non c’era assolutamente disattenzione in passato. Il blitz di ieri non è un’indagine che parte dal nulla. È la risposta dello Stato, non dei singoli cittadini. Proprio quella risposta che bisogna dare».

Una risposta che arriva, guarda caso, dopo settimane di spot contro l’immigrato, i romeni e i campi rom. I primi effetti del pacchetto Maroni?
«Sono fortemente preoccupato. Si sta agitando un clima di giustizia fai da te: dalle ronde, alle molotov agli atti violenza. Il tentato rapimento della bimba a Ponticelli va condannato con severità. Ma stiamo attenti nell’agitare gli animi: lo slittamento progressivo se non viene fermato può colpire al cuore la democrazia. Il monopolio della sicurezza dei cittadini è nelle mani dello Stato, non dei singoli».

Eppure il Giornale, quotidiano nazionale edito dal fratello di Silvio Berlusconi, è arrivato al punto di pubblicare gli indirizzi anti-rom, stilando una sorta di lista di tutti i crimini. Così non si legittima la giustizia fai da te?
«Sono sgomento per la lista della paura del Giornale. È chiaro che questa forma di comunicazione rischia di eccitare gli animi. Il rischio è una miscela esplosiva ingovernabile».

E il Pd e il governo ombra, che intende fare? Non si può mica limitare a guardare. Come intende replicare al centrodestra?
«In Italia c’è un bisogno di sicurezza, determinato da una percezione della popolazione che in alcuni casi è stata anche esplicitamente alimentata e assecondata. Al centrodestra dico: può succedere che la paura possa far vincere le elezioni, ma è difficile governare aumentando le paure».

Andiamo per punti: reato d’immigrazione clandestina.
«Sarebbe un gravissimo errore mettere sullo stesso piano coloro che hanno una casa e un lavoro e non hanno il permesso di soggiorno per i meccanismi provocati dalla Bossi-Fini e coloro che delinquono. Non si può paragonare la badante al clandestino scippatore. 300mila famiglie così andrebbero al collasso».

E come se ne esce? Maroni è stato chiaro: nessuna sanatoria.
«E infatti non serve una sanatoria. Occorre una riforma più equa della Bossi-Fini che affronti la politica dei flussi e la domanda di lavoro, per tipologie di categorie. Chi ha una casa e un lavoro e fa crescere del 6% all’anno il nostro Pil deve essere integrato. Che non vuol dire fare una nuova sanatoria, ma non riproporre il collo di bottiglia di quella legge sull’immigrazione. E di pari passo serve una severa e rigorosa politica contro la clandestinità».

C’è un rapporto diretto tra immigrazione e criminalità?
«È sbagliato e ingiusto far credere all’opinione pubblica che esista questo nesso. I dati delle forze dell’ordine ci dicono che tra gli stranieri regolari c’è esattamente lo stesso tasso di criminalità dei cittadini italiani».

Questione Rom e pregiudizi.
«Bisogna affrontare il problema sapendolo leggere bene. Occorre perseguire insieme una politica di diritti e doveri. I Comuni e lo Stato devono eliminare i campi rom abusivi e dotare chi non delinque di campi più piccoli, più controllabili. Stop alle baracche e alle bidonville. E tra i doveri da chiedere ai rom al primo posto c’è la tutela dei bambini: devono andare a scuola. E penso anche che bisogna punire severamente quei genitori che rubano l’infanzia ai propri figli: gli va tolta la patria podestà. La risposta di Stato e comuni non deve mai travalicare l’ambito della risposta legalitaria, altrimenti il rischio è la persecuzione razziale».

Città più sicure, come demolire il sentimento di insicurezza?
«Le statistiche dimostrano che i reati sono diminuiti, e questo anche grazie ai patti con le città metropolitane istituiti dal governo Prodi. Non c’è nessuna statistica che possa influire sulla percezione del paese. L’indulto purtroppo è stato recepito come una frattura radicale nelle politiche di sicurezza. Occorre una giustizia che garantisca l’effettività della pena. Non convince l’ipotesi di alzare le pene: non sarebbe un deterrente».

Cpt prigioni e sindaci sceriffi, cosa ne pensa?
«I Cpt non sono cancellabili, li impone il trattato di Schengen. Prolungare il trattenimento a 18 mesi cambia la mission e non favorisce di fatto l’allontanamento effettivo e veloce. Per quanto riguarda la sicurezza urbana, è un tema che visto con una visione nazionale. Servono politiche che legano meglio il territorio: alleanza strategica tra Stato nazionale e sindaci. Sindaci e Stato protagonisti delle politiche di sicurezza. E non sceriffi».

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