Intervento di Piero Fassino alla Camera

Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghi, tutti avvertiamo che quella che si apre in queste settimane è una legislatura di straordinaria importanza.

Avvertiamo tutti l’esigenza di essere all’altezza delle aspettative dei cittadini, in anni in cui la politica è spesso apparsa ai cittadini distante e sorda. Avvertiamo tutti l’esigenza di restituire certezze ad una società inquieta e percorsa da mille febbri e insicurezze. Avvertiamo tutti la necessità di dare al Paese quella crescita che consenta ad ogni cittadino di guardare alla propria vita con maggiori serenità e sicurezza, avendo più opportunità. Avvertiamo tutti l’esigenza di dare finalmente all’Italia un sistema politico moderno, capace di guidare il Paese nel tempo reale della società di oggi.

Per questo motivo, onorevole Berlusconi, non ho imbarazzo a dirle che abbiamo apprezzato il tono del suo discorso, lontano dall’aggressività degli anni passati e anche da quella spesso usata in campagna elettorale. È stato un discorso sobrio e rispettoso delle opinioni di tutte le forze politiche, comprese quelle dell’opposizione.

Apprezziamo, soprattutto, la consapevolezza che l’Italia non abbia bisogno di guerre civili, ma di uno sforzo, da parte di tutti, che richiami la responsabilità di ciascuno, per mettere al centro della politica le attese, le ansie, le aspettative e le domande degli italiani.
Si tratta di un clima a cui rivendico il contributo dato dal Partito Democratico, in primo luogo proprio con la creazione del Partito Democratico stesso, che ha innescato quel processo di riforma del sistema politico, che ci ha consentito di lasciarci alle spalle un Parlamento come quello precedente, in cui sedevano trentanove partiti, e consegna al Paese un Parlamento in cui siedono oggi sei gruppi parlamentari. Si tratta di un Parlamento certamente più rappresentativo della realtà del Paese, un Parlamento più capace di corrispondere, con la propria azione, alle esigenze e alle domande degli italiani, un Parlamento più in grado di interloquire con il Governo concorrendo a una governabilità più efficace.

Rivendico il contributo che abbiamo dato a questo nuovo clima con i nostri toni di campagna elettorale, i quali mai sono trascesi nell’aggressione degli avversari politici. Ci siamo sforzati ogni giorno e per questo motivo, spesso, siamo stati rimproverati. Qualcuno ha detto che eravamo noiosi in campagna elettorale, perché ci siamo sforzati di mettere al centro dalla campagna elettorale stessa, i problemi e le soluzioni che ad essi prospettavamo.

Credo di dover rivendicare il nostro contributo anche con la scelta di questi giorni; di costituire un Governo ombra per dare alla nostra opposizione una maggiore efficacia in termini propositivi. E apprezziamo anche che lei abbia voluto richiamare questa scelta, indicativa di un modo di guardare ai doveri e al compito della politica che continuerà a ispirare le nostre azioni anche da domani.

Naturalmente ai toni deve corrispondere anche la sostanza e una reale disponibilità a misurarsi davvero con le proposte che l’opposizione avanzerà intorno ai problemi del Paese. Proprio per tale motivo occorre misurarsi davvero fino in fondo con i problemi del Paese per quello che sono, nella loro complessità e nel loro spessore, senza semplificazioni e fughe populistiche.

La società italiana è percorsa da diffusi sentimenti di
inquietudine: il malessere di quei tanti pensionati che sono costretti a vivere con 500 euro al mese; il disagio di quell’ottanta per cento dei lavoratori dipendenti italiani che ogni giorno porta a casa una busta paga che non supera i 1100-1200 euro; l’inquietudine di chi guarda al proprio lavoro con preoccupazione, stante i tanti livelli di precarizzazione che incidono sulla vita di molti; il fastidio di tanti imprenditori che si sentono vessati da uno Stato vissuto come ostile e lontano; la preoccupazione di chi ha paura e di chi vede negli immigrati – e non soltanto in quelli clandestini, ma ormai anche in quelli legali – un competitore nelle proprie condizioni di vita per l’assegnazione di un alloggio, piuttosto che per un posto per il proprio figlio in un asilo nido. Tutte queste inquietudini hanno avuto il loro punto di unificazione in un fastidio verso tutto ciò che è Stato, istituzioni e politica.

Ad un Paese inquieto e insicuro lei ha proposto un messaggio semplice e di una qualche suggestione, tant’è vero che ha vinto le elezioni. Voi avete proposto uno “Stato più leggero e, al tempo stesso, protegge di più”. È un binomio attrattivo e difatti ha raccolto il consenso di una larga parte del corpo elettorale. Tuttavia vorrei sottolinearle che quello slogan si è rivelato efficace per vincere le elezioni, ma è assai più complessa la sua applicazione per governare il Paese. La vorrei mettere in guardia dalle semplificazioni che in qualche modo anche nel suo discorso di oggi, sia pure dai toni nuovi, ho registrato.

Certamente uno Stato più leggero significa uno Stato che riduca fortemente i troppi adempimenti burocratici che assillano la vita dei cittadini; uno Stato più leggero è uno Stato che deve semplificare il proprio rapporto con la società e con i mille interessi che maturano ogni giorno; uno Stato più leggero è uno Stato che deve alzare il livello di efficienza, di produttività e di qualità dei servizi che offre ai cittadini. Tutto questo però non significa – questo è quanto vorrei richiamare alla sua attenzione – uno Stato che “debba fare di meno”. Noi abbiamo bisogno di sostenere la competitività delle imprese in un’economia globale che ogni giorno pone loro sfide nuove; abbiamo bisogno di mettere in campo un processo di modernizzazione infrastrutturale ancora più accelerato; abbiamo bisogno di spendere molto di più per la scuola e l’università di quanto non si sia speso in tanti anni; abbiamo bisogno di mettere in campo ammortizzatori sociali senza i quali il mercato del lavoro flessibile rischia di essere esposto a rischi di precarietà inquietante per tanti. Ebbene, tutto questo richiede una quantità significativa di risorse, a cui aggiungere il fabbisogno di risorse necessario per continuare nell’opera di riduzione del debito pubblico e del deficit. Lei si accorgerà presto che la politica di rigore che il Governo Prodi ha realizzato in questi venti mesi – e che in campagna elettorale voi avete messo fortemente sotto accusa – in realtà è stata una politica necessaria al Paese e di cui lei si avvantaggerà.

Lei, infatti, eredita uno Stato nel quale il deficit pubblico è rientrato in parametri accettati dall’Europa, mentre prima non lo era. Lei eredita uno Stato nel quale il debito pubblico ha cominciato a scendere, mentre, precedentemente, era tornato a salire. Lei eredita un avanzo primario che non le sarà davvero inutile in quelle politiche di investimento che qui ha voluto indicare e per le politiche di riduzioni fiscali. Le dico già che quando porterà in Aula alcuni dei provvedimenti di riduzione fiscale che ha annunciato troverà un atteggiamento non ostile, non pregiudiziale da parte dell’opposizione. Ma quei provvedimenti di riduzione fiscale – ai quali lei ha affidato molto, in termini simbolici, di quel messaggio «Stato più leggero, Stato che protegge di più» – in realtà non potranno mai prescindere dalle risorse necessarie per una politica di modernizzazione e di investimenti così come dal fabbisogno per la riduzione del debito pubblico e del deficit di bilancio. Per questo dico: attenzione alle semplificazioni che possono far credere che sia facile ciò che facile non è.

Questo sarà dunque uno dei banchi di prova: una crescita vera non può che essere fondata su una politica più alta di investimenti, su una politica di conti pubblici in equilibrio, su una politica di rigore a cui anche il suo Governo sarà chiamato.

E non minore rigore ed equilibrio richiederà l’altro corno del binomio che lei ha proposto agli italiani: la politica di protezione. Anche qui attenzione a non evocare scelte illusorie che possano ritorcersi contro i cittadini e contro l’azione del suo stesso Governo. Non credo davvero che i tanti rischi e le tante sfide di fronte alle quali le imprese sono messe, ogni giorno, dalla globalizzazione potranno essere adeguatamente affrontate con i dazi. Così come è un errore evocare l’Europa come un rischio più che come un’opportunità, come spesso avete fatto. Lei non l’ha fatto oggi ed anche questo è un tono nuovo, ma ancora in campagna elettorale voi avete evocato costantemente l’Europa più come un rischio, più come un gravoso fardello, più come un impaccio di cui non si può fare a meno che come un’opportunità di cui avvalersi. Allo stesso modo, il tema dell’immigrazione è un tema complesso che non va semplificato e va affrontato in tutte le sue sfaccettature vedendo bene cosa significa costruire – come lei ha detto in questa sede – una società che sia effettivamente capace di accogliere e di integrare. Il che significa costruire una politica che liberi l’immigrazione dalla paura che porta con sé e non cavalcare, invece, la paura.

Anche il tema della sicurezza su cui lei ha insistito e che giustamente deve essere considerato da chiunque una priorità assoluta – perché essere sicuri non è un’esigenza di destra o di sinistra, ma è l’esigenza di qualsiasi cittadino che voglia guardare la propria vita con serenità – va affrontato con serietà, equilibrio e rigore.

E per non dilungarmi eccessivamente la invito a leggere l’intervista che questa mattina l’ex Ministro dell’Interno Pisanu ha rilasciato ad un grande quotidiano per richiamare il suo Esecutivo ad una maggiore sobrietà di toni rispetto a quelli che ancora nei giorni scorsi sono stati usati da alcuni esponenti del suo Governo. Anche questi saranno banchi di prova su cui noi misureremo la vostra azione.

Infine, sarà un banco di prova mettere mano alle riforme istituzionali che portino a compimento la transizione da troppo tempo incompiuta. E qui, ancora di più, si misurerà se ai toni corrisponde la sostanza. Sappiamo tutti che mettere mano alle riforme istituzionali è un’urgente esigenza, per dare a questo Paese un sistema politico moderno, in sintonia con la società italiana. Proprio per questo, però, le riforme istituzionali non possono essere figlie soltanto di una maggioranza di Governo e noi vogliamo sperare che ai toni che lei ha usato in questa sede corrisponda la consapevolezza di ricercare, in Parlamento e con l’insieme delle forze politiche, quelle convergenze e quelle intese che sono necessarie per dare efficacia alle riforme stesse. Ad un’intesa istituzionale che sia capace di modernizzare il sistema politico italiano e di dare al Paese assetti istituzionali moderni ed efficaci siamo, come abbiamo più volte dichiarato, pronti.

Concludendo, noi non le daremo la fiducia che lei ha richiesto qui, al termine del suo discorso: ma questo non significa che vi sia in noi alcuna ostilità pregiudiziale, né che ci arroccheremo in un’opposizione sorda e cieca. Abbiamo fatto il Partito Democratico per dare al Paese una forza riformista, moderna, ispirata sempre ad una moderna cultura di governo; che vogliamo praticare sia oggi dall’opposizione, sia quando avremo responsabilità di governo.

Al centro, in ogni caso, della nostra cultura di governo e del nostro modo di fare opposizione noi mettiamo l’Italia e le sue aspettative. La nostra opposizione muoverà dei problemi del Paese. E aver voluto dare forma alla nostra opposizione con il Governo ombra vuole esattamente sottolineare questa scelta: darci uno strumento con cui accrescere la capacità di ispirare la nostra azione quotidiana a proposte e progetti che siano in sintonia con le domande e le aspettative del Paese e si confrontino con l’azione che il suo Esecutivo metterà in campo ogni giorno. Ogniqualvolta da questo confronto risulterà la possibilità di una convergenza, stia sicuro che noi non avremmo imbarazzi a dichiararlo. Ogniqualvolta non vi sarà intesa, non avremo timidezza a contrastare provvedimenti che riterremo errati per il Paese.

In ogni caso, di qui comincia un cammino: e si vedrà lungo il percorso chi avrà il passo più spedito e più sicuro. Decisivo è che la politica sia all’altezza delle aspettative del Paese. Mi auguro che il suo Esecutivo lo sia; noi, dall’opposizione, faremo la nostra parte, sempre mettendo al centro della nostra azione l’Italia e le ansie, le speranze degli italiani.

www.partitodemocratico.it

 

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