Calderoli ministro, la Libia non ci sta. Tripoli rompe l’accordo con Roma sull’immigrazione

Alle 17 di ieri il nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi ha prestato il tradizionale giuramento. Tra i 21 ministri c’era anche Roberto Calderoli. Tanto è bastato per far scattare la sdegnata reazione delle autorità libiche. Una reazione tradotta nella rottura degli accordi siglati con Roma per proteggere le coste italiane dall’immigrazione clandestina africana.

È il ministero degli Esteri di Tripoli a darne nota ieri notte, a poche ore dal giuramento. “Tripoli non sarà più responsabile della protezione delle coste italiane dai clandestini…. perché l’Italia non è stata efficiente nel suo impegno a supportare la Libia” si legge nel fax inviato a Reuters.

Il motivo della rottura sarebbe tutto nella nomina a ministro di Roberto Calderoli. Lo stesso che, mentre il mondo musulmano era in fiamme per le vignette “blasfeme” pubblicate da un giornale danese, si presentò al Tg1 mostrando una t-shirt con una delle vignette raffiguranti la caricatura del Profeta Maometto.

L’effetto di quei pochi secondi andati in onda sulla prima rete nazionale fu devastante. La scelleratezza di quell’atto, compiuto tra l’altro da un ministro della Repubblica Italiana, provocò, nei giorni successivi, l’assalto al consolato italiano a Bengasi da parte di una folla di cittadini libici. Per proteggere il personale italiano, la polizia libica sparò sui dimostranti arrivando ad uccidere ufficialmente 11 persone.

Già qualche giorno fa il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif El Islam, aveva minacciato ripercussioni sulle relazioni tra l’Italia e la Libia nel caso di un ingresso dell’esponente leghista nel nuovo esecutivo. Poi il tempestivo intervento del ministro degli Esteri uscente, Massimo D’Alema, che tramite una nota ufficiale aveva chiarito come la formazione e composizione del nuovo Governo fosse “una questione interna” regolata da precise disposizioni costituzionali, sembrava aver chiuso la questione. Ma la nomina di ieri ha riacuito l’attrito.

“Mi sono pentito per le conseguenze che ha determinato e per il significato diverso che è stato attribuito. Il mio era un messaggio di pace e di avvicinamento tra le religioni monoteiste, ma è stato interpretato in maniera diversa. Mi auguro che oggi non ci siano dei problemi legati ad una cosa del passato che dovrebbe essere considerata come un incidente chiuso”. Sono queste le parole rilasciate oggi alle agenzie dal nuovo ministro alla Semplificazione sulla vicenda della maglietta mostrata in diretta Tv. Un’ammissione di colpa, ma anche un impegno a non ripetere gli errori del passato. Come anche l’ex ministro D’Alema si era augurato durante il programma “In Mezz’Ora” di Lucia Annunziata.

Tuttavia le parole del ministro leghista non sembrano sufficienti a mitigare la sproporzionata reazione delle autorità Libiche. Le quali, oltre alla questione immigrazione, sembrano voler mettere mano anche all’accordo tra Eni e la compagnia di Stato Noc. Stando a quanto scrive, citando fonti diplomatiche libiche, la Staffetta petrolifera, quotidiano online specializzato nelle notizie sull’energia, la reazione di Tripoli prevederebbe infatti anche “il blocco dei visti per l’ingresso degli italiani in Libia e la cancellazione dell’accordo strategico tra Eni e la compagnia di stato Noc, siglato lo scorso 16 ottobre a Tripoli. Non è esclusa anche, come gesto estremo, la nazionalizzazione delle attività dell’Eni in Libia“.

Per Berlusconi, dunque, si profila, a meno di 24 ore dalla presentazione della nuova squadra di Governo, un primo difficile problema da risolvere. Un problema che dovrà avere rapida soluzione se non si vorranno intaccare i rapporti diplomatici costruiti nel tempo con lo stato libico.

G.R.

www.partitodemocratico.it

 

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