Sindacati uniti per la riforma dei contratti

I sindacati tornano uniti per approvare le linee guida di riforma della contrattazione pubblica e privata. Tre le linee guida per i lavoratori: reddito, sicurezza e qualità . Le sei pagine del testo delle “Linee di riforma della struttura della contrattazione” era stato annunciato dai tre segretari confederali il 1° maggio ed oggi Guglielmo Epifani (CGIL), Raffaele Bonanni (CISL) e Luigi Angeletti (UIL) hanno approvato il documento che recita: “Obiettivi centrali sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del nostro paese, delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle impresè. L’obiettivo – prosegue il testo – è quello di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati. Va, quindi, aperto un tavolo con tutte le Associazioni datoriali e con il Governo. La revisione della struttura della contrattazione definita dall’accordo del 23 luglio 1993 è parte della stessa strategia che sta alla base del confronto su fisco, prezzi e tariffe”.
I sindacati tornano uniti per approvare le linee guida di riforma della contrattazione pubblica e privata. Tre le linee guida per i lavoratori: reddito, sicurezza e qualità . Il testo delle “Linee di riforma della struttura della contrattazione” era stato annunciato dai tre segretari confederali il 1° maggio ed oggi Guglielmo Epifani (CGIL), Raffaele Bonanni (CISL) e Luigi Angeletti (UIL) hanno approvato il documento.

Riduzione del numero dei contratti, introduzione degli accordi triennali, nuovi meccanismi per la definizione della rappresentanza, potenziamento del doppio livello di contrattazione. Sono solo alcuni degli aspetti inseriti nell’intesa sulle proposte di riforma del modello contrattuale ratificata oggi all’unanimità dalle segreterie unitarie di Cigl, Cisl e Uil. Un sì di grande importanza che ha trovato anche il plauso degli industriali.
Il documento è chiaro: “Obiettivi centrali sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del nostro paese, delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle imprese. L’obiettivo – prosegue il testo – è quello di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati. Va, quindi, aperto un tavolo con tutte le Associazioni datoriali e con il Governo. La revisione della struttura della contrattazione definita dall’accordo del 23 luglio 1993 è parte della stessa strategia che sta alla base del confronto su fisco, prezzi e tariffe”.

Saranno semplificati i modelli contrattuali riducendoli rispetto agli oltre 400 attualmente esistenti procedendo ad accorpamenti per aree e settori.
Per Epifani la proposta ha “contenuti di portata molto grande per avere un sindacato più democratico, più vicino alle persone che lavorano e un sistema di contrattazione» che permetta di «aumentare i salari». Al contratto nazionale che «resta garanzia dei diritti dei lavoratori», la piattaforma unitaria prevede «un secondo livello di contrattazione – prosegue il leader della Cgil – esteso anche alle piccole e medie imprese» e un adeguamento dei salari al reale costo della vita «tenendo conto non più dell’inflazione programmatica ma adottando un nuovo paniere” “Presenteremo queste proposte subito per aprire immediatamente un confronto e vedremo se sul serio avremo imprenditori disposti ad aumentare veramente i salari» ha poi aggiunto Luigi Angeletti. Per il segretario della Uil il documento «serve dopo dieci anni a far aumentare i salari attraverso un modello contrattuale molto più efficace di quello avuto fino ad ora”. Per Bonanni si tratta di “Un momento storico, si sta costruendo un nuovo sindacato “.
Per Achille Passoni, senatore PD ed ex segretario confederale CGIL si tratta di “Un momento sicuramente storico, perché arriva ormai a 15 anni dalla riforma precedente. L’intesa unitaria arriva dopo un lungo periodo, e questo le dà un maggior valore. Adesso Cgil, Cisl e Uil possono con tranquillità aprire il confronto con Confindustria e con le altre associazioni territoriali e per questo definire un nuovo schema di relazioni industriali e un nuova struttura contrattuale.
Nel 1993 l’obiettivo principale era la lotta all’inflazione e quindi la difesa dei redditi di lavoro. Nel 2008 il tema è quello di incrementare i salari aumentando la produttività e ridistribuendola anche al lavoro. In sostanza in questi anni il lavoro è stato penalizzato. Bisogna porre un rimedio rispondendo pienamente perché la questione salariale ormai è diventata una grande emergenza nazionale.” Per Paolo Nerozzi, senatore PD che ha ricoperto la stessa carica “la riunione di oggi delle segretari di Cgil, Cisl e Uil, è importante per due ragioni. La prima perché di fronte ad un paese diviso e disgregato la rappresentanza sindacale trova unità sui contenuti e sui processi di democrazia, cosa che non era mia stata ratificata almeno in maniera così ufficiale, mai con un documento di questa portata. Un sindacato unitario è un fatto importantissimo per il Paese specie di fronte ad una crisi economica che sta investendo attualmente l’Italia. Di fronte poi ad un confronto con il governo, la cosa non sarà semplice… La seconda ragione perché nella costruzione del modello contrattuale si inizia a dare una riposata al disagio di una parte importante del mondo del lavoro, e infondo anche a quel fenomeno che abbiamo visto alle recenti elezioni di una profonda insofferenza, che si è manifestata nel mondo del lavoro, in particolare al nord: Il sindacato si appresta a dare una risposta innovativa riaffermando una centralità del luogo di lavoro nel territorio ma anche riaffermando un ruolo importante di coesione nazionale.
A questo fenomeno il PD deve affiancare nella propria autonomia un processo di radicamento e di ascolto del mondo del lavoro”.

Primo obiettivo la tutela dei redditi dei lavoratori che si vuole impostare in due ambiti: uno “generale” per garantire un welfare solidaristico ed efficiente, un sistema di prezzi e tariffe trasparente, socialmente compatibile, in grado di frenare la ripresa dell’inflazione ed, in particolare, un sistema fiscale equo che preveda una forte riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni. Poi un secondo ambito per riformare il modello contrattuale definito dall’accordo del 23 luglio 1993, confermando due livelli contrattuali tra loro complementari e la definizione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro come centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale e per la definizione delle competenze da affidare al secondo livello tenendo conto delle diverse specificità settoriali – anche al fine di migliorare spazi di manovra salariale e normativa della contrattazione aziendale o territoriale”.

Il CCNL dovrà stabilire l’area contrattuale di riferimento; migliorare le normative di informazione e consultazione recependo lo spirito delle normative europee; ampliare la parte di confronto sugli andamenti e sulle politiche di settore, tenendo anche conto delle tendenze generali dell’economia. I contratti nazionali potranno prevedere che la contrattazione salariale del secondo livello si sviluppi a partire da una quota fissata dagli stessi CCNL. Il modello del settore pubblico dovrà adottare regole analoghe a quelle del settore privato attraverso opportuni interventi di delegificazione da definire in sintonia con l’impostazione contenuta nel Memorandum. Tale impostazione andrà riferita anche alla contrattazione di secondo livello da realizzare nelle pubbliche amministrazioni.

Ha concluso il leader della Cgil: “L’obiettivo è quello di avere un sistema contrattuale che sia in condizione di aumentare le retribuzioni dei lavoratori dipendenti e di avere un sindacato più democratico, più vicino alle persone che lavorano. Al contratto nazionale che resta garanzia dei diritti dei lavoratori si aggiunge un secondo livello di contrattazione esteso anche alle piccole e medie imprese”. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che prima dell’incontro aveva parlato di “un momento storico per il sindacato”, dice che con l’accordo “. Luigi Angeletti, della Uil, annuncia i prossimi passi: “Presenteremo queste proposte subito per aprire immediatamente un confronto e vedremo se sul serio avremo imprenditori disposti ad aumentare veramente i salari”. Dopo il via libera da parte delle segreterie unitarie, ora toccherà ai direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil convocati per il 12 maggio approvare l’ipotesi di riforma. Quindi, dopo la consultazione di base che dovrebbe durare una ventina di giorni, si potrà formalmente riaprire il confronto con Confindustria.

Anche il presidente uscente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, ha commentato positivamente il raggiungimento dell’intesa.

www.partitodemocratico.it

 

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