Cresce l’Italia, ma solo grazie agli immigrati

Un bambino su dieci è figlio di immigrati e così anche se le italiane fanno sempre meno figli, il bilancio demografico nazionale è in positivo. Gli stranieri rappresentano il 5% della popolazione italiana ed il 10% dei nuovi nati. E’ quanto emerge da uno studio del Centro Artes di Torino, specializzato nella diagnosi e nel trattamento della sterilità di coppia, che ha elaborato i dati ufficiali di Istat, Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e le stime 2007 Cia (C.I.A. World Factbook).

La popolazione italiana, a gennaio del 2007 è pari a 59.157.091 persone (dati Istat). Gli immigrati regolari in Italia sono quindi quasi il 5% della popolazione. L’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale della popolazione italiana è passata da poco più di 9mila (1,7%) nel 1995 all’11,4% del 2007.
Le nuove nascite sono state 519.731 nel 2004 e 505.202 nel 2007 e se i figli di immigrati erano 48.925 nel 2004 sono slaiti a 57.925 nel 2007.
Le più recenti statistiche collocano il nostro Paese agli ultimi posti per tasso di fertilità, con un valore per il 2007 pari a 1,29 figli per donna. se accade in tutti i paesi industrializzati, solo in Italia la decrescita è così spiccata. Basti pensare che nei paesi dell’Unione Europea fra il 1960 e il 2007 si è scesi da 2,59 a 1,50 figli per donna, e in Italia da 2,41 a 1,29.

Alessandro Di Gregorio, Direttore del Centro Artes di Torino indica un mix di cause: “l’evoluzione della società ha spostato in avanti, a circa 35 anni, l’età media delle donne che scelgono di diventare madri. Le difficoltà a rimanere incinta, quindi, aumentano e l’introduzione della Legge 40 sulla procreazione assistita non ha migliorato la situazione, nei quattro anni dalla sua entrata in vigore, le nascite sono diminuite del 2,78%. Per non parlare delle altre gravi conseguenze: è quadruplicato il numero delle coppie che, con la speranza di concepire un figlio, si sono recate all’estero (+200) e le gravidanze multiple sono passate da un 16% ad un 23%, con conseguenti rischi per la salute dei feti, che possono portare alla morte neonatale per prematurità”.

www.partitodemocratico.it

 

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