Walter, Obama e i fucili di Bossi

Curzio Maltese – La Repubblica

La bella Italia di Walter Veltroni finisce qui, nella sua Roma. Era cominciata il 10 febbraio a Spello, angolo idilliaco di campagna umbra. Da Spello alla capitale fanno 165 chilometri, due ore in auto.

Lui in pullman ci ha messo sessanta giorni, quattromila chilometri, cento città e duecento comizi, attraverso l´Italia vera.

 


Comunque la si pensi, bisogna ringraziarlo. Senza l´impresa di Veltroni, in questa campagna elettorale non avremmo saputo di che cosa parlare e scrivere. Il resto era una replica televisiva. L´occasione della vita se l´è giocata bene a detta di tutti, compreso quello che Veltroni chiama il «principale esponente dello schieramento avversario», prendendosi il lusso di non nominarlo mai, beato lui.
In due mesi di comizi deserti, Veltroni è stato l´unico a riempire le piazze. Fino all´ultima, Piazza del Popolo, nonostante la pioggia battente.

Centomila persone, contro le poche migliaia del comizio capitolino di Berlusconi. Massimo D´Alema, che se ne intende, sostiene di non aver mai toccato tanto entusiasmo in una campagna elettorale. Se lo dice D´Alema di Veltroni, dev´essere vero.

È stato un comizio molto romano, per diverse ragioni. Veltroni tornava a casa finalmente, dopo la sfiancante maratona. Nella capitale si elegge il suo successore e il ricandidato Francesco Rutelli, ottimo sindaco ma ministro non indimenticabile, non è affatto sicuro della vittoria. Last but not least, come direbbe Obama, nel Lazio si decide probabilmente la maggioranza del prossimo Senato.

Veltroni ha tenuto una concione ai romani, amici, concittadini per esortarli al voto, usando con maestria tutti gli argomenti adatti a farli imbufalire contro la destra. Il ruolo decisivo della Lega, anzitutto, com´era ovvio. Ancor di più, l´imprevista, imprevedibile e scellerata campagna lanciata dal «principale esponente», proprio all´ombra del Colosseo, contro er core de Roma, Francesco Totti, colpevole di appoggiare la candidatura di Rutelli. E per questo, secondo il principale, «fuori di testa».

Una palla gol formidabile, è il caso di dire. L´ex sindaco ha dunque ricordato la personale amicizia con il fuoriclasse bolscevico e le molte benemerenze del ragazzo nei confronti della popolazione romana. Totti è sul serio molto simpatico, generoso e sensibile come non molti suoi colleghi. Ma sarebbe curioso perfino in Italia se il risultato cruciale del Senato della Repubblica, che si gioca in buona parte nel Lazio e per una manciata di voti, fosse determinato alla fine dall´effetto Pupone.
È stato uno dei passaggi più applauditi dalla folla di piazza del Popolo, per fortuna non l´unico.

Un boato si è levato quando Veltroni ha ricordato le parole di Berlusconi sull´”eroe” Vittorio Mangano. L´ex fattore di Arcore, considerato un eroe dallo statista televisivo perché non ha raccontato ai magistrati quello che sapeva su Dell´Utri e sul gruppo Berlusconi. Morto in carcere nel 2000 sotto il peso di due ergastoli per triplice omicidio, una condanna per traffico di droga nel maxi processo istruito da Falcone e Borsellino e un´altra per associazione mafiosa.

Lo ripetiamo perché l´altro giorno, quando Berlusconi ha pronunciato la frase su Mangano, che ha fatto il giro del mondo, soltanto questo giornale l´ha ripresa e corredata di informazioni sul personaggio, nel silenzio dei telegiornali e dei primi dieci quotidiani italiani per tiratura.

C´è stato un altro applauso liberatorio quando Veltroni ha commentato la più nota frase di Umberto Bossi sui fucili da imbracciare. Non tanto perché qualcuno s´illuda più di provocare scandalo nel ventre berlusconiano del paese ponendo questioni ormai fuori moda come la lotta alla mafia o il rifiuto del linguaggio volgare e violento, piuttosto perché molti si ostinano a non rassegnarsi al quotidiano imbarbarimento della vita pubblica, al sereno sbriciolarsi della dignità, alla progressiva perdita di senso e di valori. E visto che in poltrona davanti al televisore non si può far nulla, almeno in piazza ci si sfoga. Si può ancora perdere bene e vincere male.

Chi vincerà o perderà, bene o male, lo stabiliranno gli elettori domani e lunedì. Veltroni ha chiarito in chiusura che non esiste la prospettiva di inciucio all´orizzonte: «Chiunque vinca, anche di un solo seggio, avrà il dovere di governare il Paese». Se anche chi perde di un solo seggio sentirà il dovere di fare un´opposizione seria, piuttosto che comprare voti in Parlamento o gridare ai brogli, sarà comunque un passo in avanti.

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