Il Pd taglia un miliardo alla politica

Andrea Carugati – L’Unità

Un miliardo di euro l’anno di tagli ai costi della politica. Quasi 2mila miliardi in lire risparmiati ogni anno dallo Stato.

Questo il conto finale del decalogo sui costi della politica che Walter Veltroni sta limando per presentarlo prima del voto del 13 aprile, e che è stato elaborato da un pool di esperti guidati da Stefano Ceccanti, Walter Verini e Claudio Novelli.

 

Un elemento cardine della campagna elettorale dei democratici, un vademecum che punta a ridurre sprechi e privilegi, ma senza concessioni all’antipolitica urlata e demagogica. Anzi, a questa antipolitica il decalogo vuole rispondere in positivo, nell’ottica di quella “sobrietà” ribadita dal leader Pd anche nel comizio di ieri a Benevento.

“Anche la politica deve dimagrire”, ha detto Veltroni, suscitando uno degli applausi più forti quando ha aggiunto che “mille parlamentari sono troppi”. E questo senza dubbio è un modo per parlare ai tanti indecisi, non necessariamente vicini al centrosinistra, che possono fare la differenza. L’ossatura del decalogo è quella già nota, dieci punti che partono dal taglio dal numero dei parlamentari fino alla riduzione dei consiglieri comunali e provinciali. La novità è che ogni voce ora è stata quantificata, con il numero di milioni che lo Stato risparmierà.

Andiamo con ordine.
I deputati saranno ridotti a 470, i senatori a 100, poco più della metà di oggi. Gli stipendi degli onorevoli saranno portati alla media di Francia, Gran Bretagna e Germania, dunque poco più di 10mila euro netti, circa 7mila euro in meno di oggi. Di più: “in prospettiva”, secondo il Pd, gli stipendi dei senatori saranno a carico delle Regioni, visto che la proposta di riforma istituzionale prevede un senato federale e una “sola camera che fa le leggi”, come ha ribadito ieri Veltroni.

Novità anche per i gruppi parlamentari, che fino a oggi si sono moltiplicati nel corso delle legislature (soprattutto nella seconda repubblica), in tanti gruppuscoli poco più che personali camuffati dentro il gruppo misto.
Per il Pd tutto questo deve finire: solo chi avrà il 5% dei seggi in una Camera potrà dar vita a un gruppo, mentre il misto non sarà più divisibile in sottocomponenti.

Tradotto: per chi non fa parte di un gruppo riconosciuto (e saranno solo quelli presenti sulla scheda elettorale, con lo stesso nome) ci sarà un’unica struttura burocratica, servizi, uffici, e un drastico taglio delle spese. Non più tanti uffici per i tanti “super nanetti”.

Il totale di questa voce (numero degli onorevoli, stipendi e gruppi) fa 165 milioni di risparmi l’anno. I rimborsi elettorali: oggi ammontano a circa 100milioni di euro l’anno, divisi tra tutti i partiti che hanno superato l’1% tra politiche, europee e regionali.

Il taglio previsto è di 60 milioni l’anno: solo i partiti che avranno eletto deputati avranno diritto al rimborso se presenteranno entro 90 giorni dopo il voto una adeguata documentazione. Per i partitini privi di eletti resisterà una forma di rimborso, ma solo delle spese realmente documentabili per la campagna elettorale.

Saranno incentivati dal punto di vista fiscale i finanziamenti privati alla politica, ma dovranno essere resi pubblici (e consultabili su Internet) tutti i nomi dei finanziatori sopra i 1000 euro, mentre oggi il tetto è a 20mila euro.
Un’altra novità importante: i finanziamenti, a differenza di quello che avviene attualmente, si interromperanno in caso di fine prematura della legislatura.

Tagli per 30 milioni anche alla stampa di partito: solo i giornali dei partiti veri, dunque presenti in Parlamento, avranno diritto ai finanziamenti, tutti gli altri (oggi bastono due parlamentari “fittizi”) dovranno rinunciare.

Altri 100 milioni l’anno saranno risparmiati tagliando le pensioni dei parlamentari: attualmente bastano cinque anni di legislatura per avere diritto a un vitalizio che cresce a seconda del numero di legislature effettuate.
Con la proposta del Pd il meccanismo diventerà contributivo anche per i parlamentari: questo vuol dire che ognuno avrà una pensione proporzionale ai contributi versati, come già avviene da tempo per i normali cittadini.

Altri 390 milioni, secondo il Pd saranno risparmiati riducendo i costi non fissi delle Camere e accorpando alcuni servizi, come le biblioteche che oggi sono sdoppiate tra Camera e Senato.

Ancora, i consiglieri comunali saranno ridotti del 20%, con un taglio netto di 200 milioni l’anno. Altri 15 milioni, infine, saranno risparmiati limando le province nelle principali città italiane che diventeranno città metropolitane.

Il totale fa circa 970 milioni l’anno. Una cifra importante, soprattutto in tempi di recessione. E un messaggio chiaro per i tanti italiani delusi dalla Casta e ancora incerti su chi votare.

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