Tutte le contraddizioni del Pdl. Un ipotetico governo della destra sarebbe già in crisi.

“Non ci sono state ancora le elezioni e oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi. Cito testualmene le parole di Borghezio: ‘Se viene presentato un disegno di legge per il voto degli immigrati alla amministrative, il governo salta’. Pensate che cosa ci aspetterebbe, non possiamo più permettercelo”.

Walter Veltroni, nella sua 84esima tappa del Giro dell’Italia da una gremita e soleggiata Piazza Plebiscito a Viterbo, denuncia le gravi divisioni emerse nel Pdl su una serie di questioni molto rilevanti.

L’ultima in ordine temporale è appunto la minaccia dell’europarlamentare leghista di mandare all’aria un eventuale governo di centrodestra nel caso sia presentata una legge sul voto agli extra-comunitari.

Ma nelle scorse settimane si è assistito ad altre querelle e contraddizioni, anche sulla politica estera. Su quel sostegno alle missioni militari italiane all’estero, che un tempo la coalizione di destra ha esibito come prova della sua granitica compattezza.

La tensione fra gli alleati del Popolo delle Libertà è stata altissima dopo le dichiarazione dell’ex ministro della difesa Antonio Martino, che in una intervista al Quotidiano Nazionale ha chiesto di «ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, per aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo». Non si è fatta attendere la replica secca del suo alleato, Gianfranco Fini, che ha giudicato la strategia di Martino un grave errore, mentre Berlusconi per tentare di spegnere le polemiche innescate ha anticipato che, in caso di vittoria, verranno cambiate le regole d’ingaggio dei militari in Libano.

Divergenze di vedute nel Pdl si sono registrate anche sulla vicenda delicatissima della compagnia aerea di bandiera. “La destra è profondamente divisa – ha detto Veltroni -. Sul caso Alitalia, ad esempio, Fini ha detto sì ad AirFrance, mentre il mio principale avversario e Bossi hanno detto no. La Moratti dice “se Alitalia fallisce non m’interessa nulla” e Galan a sua volta “io di Malpensa me ne infischio”. Cosa sarebbe successo se fossero stati al governo?”.

Alleati pronti a litigare su tutto, da Alitalia, alle missioni all’estero, alle pensioni. Quanto a quest’ultimo tema, Berlusconi, due settimane fa, ha annunciato di voler tornare allo ‘scalone’ Maroni e subito sono divampate le polemiche e gli allarmi dei sindacati. Ma è stato lo stesso Roberto Maroni, padre della legge, a mettere uno stop: “Per carità, meglio non toccare nulla, – ha intimato – anzi propongo che il prossimo governo si impegni a lasciare le cose come stanno per tutta la legislatura, come una moratoria di cinque anni”.

“Votare la destra vorrebbe dire continuare l’ultimo quindicennio di divisione e confusione che ha contraddistinto la vita italiana. Noi – ha sottolineato Veltroni – abbiamo fatto una cosa diversa, un unico partito, mentre il Pdl è solo un cartello elettorale”. Emblematico è l’accordo già siglato dalla destra in base al quale, in caso di vittoria, il governo avrà due vicepremier, uno di An e uno della Lega.

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