Walter Veltroni: “Se vinco nella squadra ministri senza tessera”

MATTIA FELTRI (www.corriere.it)
Segretario Veltroni, Goffredo Bettini dice che se il Pd non arriva al 35 per cento vi potete anche dimettere… «Non ha detto questo». Lo ha lasciato intuire.
«Non scherziamo, basta leggere… Siamo partiti con un distacco di 22 punti. Ora siamo più vicini di quanto dicano i sondaggi. Pure Berlusconi comincia a parlare di pareggio al Senato o nostra vittoria. Possiamo vincere, e comunque saremo la prima forza riformista che questo paese abbia avuto. Questo sarà comunque un risultato straordinario».

Che obiettivo si è posto?
«Vincere le elezioni e dare all’Italia un partito riformista di dimensione europea».

Se vincesse Berlusconi, ma di poco, di tre o quattro senatori, lei si aspetterebbe una telefonata?
«Sì. I leader di maggioranza e opposizione si devono telefonare. Non appartengo a quella schiera di politici, cui appartiene Berlusconi, che danno giudizi al lunedì e giudizi opposti al martedì. Oggi, su di me, dice cose molto diverse rispetto a quelle che diceva due mesi fa. Dovesse vincere, credo che ricomincerebbe a parlare come allora. Se vinco io spero di avere con le opposizioni un rapporto di collaborazione sulle riforme istituzionali, sulle grandi questioni del Paese».

Che tipo di collaborazione?
«La destra sul punto ha cambiato idea. Io confermo che se vincessimo daremmo alle opposizioni una camera e la presidenza delle commissioni di controllo. Abbiamo l’obiettivo di creare un rapporto civile. Io ho già operato una rottura epistemologica rispetto al quindicennio passato: do giudizi politici, non sulle persone. Quando sento che si parla di brogli o di stalinismo sembra di essere tornati al ’94. Come si è visto, non rispondo. Io faccio la campagna elettorale del 2008 non quella del ’94. Abbiamo bisogno di altro che non di risse».
Torniamo al governo. Se Berlusconi vincesse di poco, si aprirebbero nuovi scenari?
«Che mi si faccia questa domanda e che io debba rispondere dimostra che la destra ha commesso un gravissimo errore, quando è caduto il governo Prodi, a non accettare la nostra proposta di promuovere, prima del voto, la riforma istituzionale e quella elettorale. Potevamo nominare un governo che se ne occupasse e votare nell’aprile del 2009. Hanno calcolato che gli conveniva votare subito facendo prevalere gli interessi del partito a quelli del Paese. Comunque, quale che sia l’esito del voto, vanno fatte subito insieme le riforme che andavano fatte prima».

Un governo tecnico per le riforme è ipotizzabile?
«
Assolutamente no. Le riforme si fanno insieme, ma a questo punto chi vince, fosse per un solo voto, governa. Ma devo dire un’altra cosa: noi, decidendo di andare da soli, abbiamo fatto un pezzo di riforma istituzionale. Spetta agli italiani percorrere l’ultimo miglio e dare la maggioranza a un gruppo parlamentare unico – come succede in tutte le grandi democrazie – quello del Pd».

Di Pietro ha denunciato Berlusconi in procura per la questione Alitalia. Condivide?

«Non sono mai per regolare le questioni sul piano giudiziario, ma politico. Un frammento del modo in cui io ritengo si debba regolare il rapporto fra garanzie e legalità, fra politica e giustizia, sta nella nostra proposta sulle intercettazioni: un magistrato intercetti quanto ritiene. Ma risponda personalmente dell’eventuale diffusione delle intercettazioni».

Di Pietro propone di anticipare la pena dopo il primo grado, in casi gravi.
«Il programma del Pd è quello che Di Pietro ha sottoscritto. Vi si atterrà».

Non teme che, di nuovo, i leader sottoscrivano un programma e poi ne reclamino un altro?
«Nella scorsa legislatura c’erano 14 partiti. Qui c’è un solo gruppo, quello del Pd, e un solo programma. E’ la novità assoluta».

Alitalia, la mozzarella, i rifiuti. L’immagine del nostro paese è pessima, ultimamente.
«Da molti e molti anni. L’Italia deve ritrovare l’orgoglio. La destra ha governato il Paese e non lo ha minimamente cambiato. Non ha fatto come la Thatcher o Aznar. Ora un po’ stancamente vuole vincere per gestire il potere. Berlusconi, Bossi, Tremonti, sembra il governo del ’94… Noi possiamo fare quello che hanno fatto Blair e Zapatero: aprire un ciclo riformista».

Chi ha in mente per il ministero dell’Economia?
«In nessun paese si fanno nomi prima delle elezioni, perché dopo è più facile avere disponibilità le più ampie possibili. Qualche nome lo farò, non di persone che appartengono ai partiti, ma esterne».

Riguarda anche l’Economia?
«Lo vedrete».

Quale ministero ospiterà un esterno?
«Diversi. Come ci sono capilista non di partito ci saranno ministri non di partito».

Berlusconi ha rinunciato ad andare su Raitre da Lucia Annunziata. Dovrà rinunciare anche lei…
(Ride, ndr) «Va bene, va bene. Ma, insomma, siccome io non posso andare da Vespa, per Berlusconi ho fatto un atto di violenza. E allora il gesto di oggi sotto che specie va?».

Rappresaglia?
«Ma non lo so. Non posso essere obbligato ad andare in tv. La stranezza è che non si faccia il confronto televisivo. Sono disposto anche ad andare sulle sue tv. Che devo fare? Ci si immagini se in Spagna si fossero tenuti dibattiti su tv di proprietà di Zapatero…».
Tre reti sono troppe?
«Ma in questa intervista non abbiamo parlato di fisco, infrastrutture, precarietà…».

Beh, lei ne parla ogni giorno.
«Questo è il migliore complimento che mi potesse fare. In questi anni, mentre noi discutevamo di Berlusconi e tv, in Spagna facevano autostrade, in Germania ristrutturavano l’energia… Le mie priorità sono la lotta alla precarietà, il sostegno a piccola e media impresa, certezza della pena…».

Erano questioni nel programma e negli obiettivi di Prodi.
«La differenza è che ora non abbiamo una coalizione eterogenea e un programma di 280 pagine, ma un partito solo e un programma di 30. Per quanto riguarda le tv io sono fermo al ddl Gentiloni con in più l’idea di avere in Rai un Amministratore delegato invece di un Cda, perché penso che si debba rendere il paese più semplice e affermare il senso dell’etica e della responsabilità».

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