Matteo Colaninno: Aumentare retribuzioni e produttività per superare la crisi

L’attesa era per il famoso tesoretto, da pesare e spendere al più presto. Invece la trimestrale di cassa ha riportato le preoccupazioni economiche al centro della campagna elettorale: l’Italia cresce poco e alla politica chiede risposte chiare, soprattutto in vista del voto.

Come tornare a correre a ritmi europei? «Dobbiamo aumentare il potere d’acquisto dei ceti più deboli, agendo nello stesso tempo sulla produttività» è la ricetta di Matteo Colaninno, già presidente di Confindustria giovani e capolista in Lombardia per il Pd.

Anche il ministro Padoa Schioppa ha proposto di legare i salari ai risultati aziendali.
«Le due azioni devono necessariamente andare insieme, altrimenti rischiamo di perdere risorse. I salari italiani sono fra i più bassi d’Europa, ma non c’è equazione tra il loro aumento e l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie: se gli incrementi salariali non avvengono in un quadro di rilancio della produttività, rischiamo d’innescare nuove dinamiche inflattive e quindi ulteriore perdita di potere d’acquisto».

Come coniugare produttività e rilancio dei consumi?
«Attraverso la crescita economica, senza la quale non può esserci ridistribuzione di ricchezza. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso circa 200 miliardi di euro di Pil potenziale ed oggi, dopo la parentesi del 2006-2007, siamo costretti a tassi di crescita da prefisso telefonico. Ma ci sono molte leve su cui puntare per far correre nuovamente il Paese».

Quali sono?
«Innanzitutto bisogna liberare capacità d’impresa: l’Italia ha un’altissima vocazione imprenditoriale che oggi è frenata da una burocrazia troppo pesante e costosa».

A proposito di freni, si parla molto delle tasse, soprattutto negli ambienti imprenditoriali.
«Serve una fiscalità più giusta e più equa, che si realizza sia riducendo la pressione fiscale sia diminuendo l’evasione, attualmente intorno ai 120 miliardi di euro all’anno, che finisce per pesare ulteriormente sui contribuenti e sulle imprese leali con il fisco. Mai potrei accettare di sentir parlare di rivolta fiscale».

Facendo di Vincenzo Visco uno spauracchio elettorale.
«Visco non si è accanito contro i contribuenti, ma ha saputo reperire risorse dalla lotta all’evasione fiscale, dimostrando come agli accertamenti possa seguire il recupero. È dunque possibile, come previsto dal programma del Pd, diminuire le aliquote Irpef di un punto percentuale per tre anni, finanziando il provvedimento con la lotta all’evasione fiscale e la lotta agli sprechi della spesa pubblica».

Basterà per sostenere il reddito dei ceti più deboli?
«Servirà anche aumentare le detrazioni Irpef a favore dei lavoratori dipendenti, ridurre il carico fiscale sulla contrattazione di secondo livello per premiare la produttività, garantire la meritocrazia quale reale ascensore sociale, e proseguire la politica di liberalizzazioni avviata da Bersani».

In questi mesi le liberalizzazioni non hanno avuto vita facile. La dottrina Tremonti insegna.
«Il protezionismo rischia di essere un pericoloso alibi per chi non ha il coraggio di realizzare le riforme strutturali nel Paese. In proposito condivido l’analisi del professor Mario Monti, che intravede nella governance della globalizzazione l’unico rimedio contro le paure generate dalla complessità dei mercati internazionali».

Fonte: www.partitodemocratico.it

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