Veltroni: “La sicurezza è un diritto”

“La sicurezza non è né di destra né di sinistra, è un diritto fondamentale dei cittadini, un diritto inalienabile per l’integrità della persona. Un pilastro del nostro progetto, che affronteremo con due grandi filoni che solo noi possiamo sintetizzare: da una parte le politiche di sicurezza, dall’altra le politiche sociali. Perché se c’è disuguaglianza, non ci può essere sicurezza”.

Da Verona, tappa odierna del “Giro dell’Italia nuova”, Walter Veltroni ha presentato quelli che saranno i punti cardine della proposta del Pd in materia di sicurezza, una delle prime e più importanti azioni di governo messe in programma dal Partito democratico in caso di vittoria elettorale. La scelta di Verona – accanto al leader del Pd c’erano Marco Minniti, Achille Serra e Sergio Chiamparino – non è stata casuale.

Una grande città del nord-est. Una città e un’area d’Italia dove la domanda di sicurezza da parte dei cittadini è più forte che altrove, dove l’alto tasso di immigrazione ha creato un nuovo equilibrio, anzitutto sociale ed economico, che governi ed amministrazioni di centrodestra hanno avuto e stanno continuando ad avere difficoltà a controllare.

La ricetta del Pd in materia di sicurezza è molto articolata, ma, come ha detto Veltroni, si basa su due cardini: da una parte l’inflessibilità politica e giudiziaria verso chi commette reati, dall’altra una serie di politiche sociali e d’integrazione che puntino a ridurre le disuguaglianze nel nostro Paese.

Per quanto riguarda il primo filone, i provvedimenti comprendono diversi livelli di applicazione pratica. Aumentare le risorse, razionalizzandole; firmare patti per la sicurezza in ogni capoluogo; promuovere un maggior grado di informatizzazione e usare gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia per rendere più sicuri i cittadini; utilizzare le forze di polizia là dove servono di più, ad esempio in alcune aree del nord del Paese; combattere la clandestinità.

Quando parla di razionalizzazione delle risorse, torna ad auspicare una nuova logica che stia alla base “dell’utilizzazione delle forze dell’ordine. Chi ha la fondina, non può mettere timbri ai passaporti ma deve essere per strada. Occorrono più poliziotti per strada” e un coordinamento maggiore e migliore.

“Ma soprattutto – ha insistito Veltroni – bisogna garantire i mezzi alle forze dell’ordine. È assurdo lasciare le loro macchine senza benzina. Con l’ultima finanziaria abbiamo investito molte risorse per la sicurezza e bisogna continuare in quella direzione. Fondamentale è l’impiego delle nuove tecnologie per velocizzare il sistema della giustizia. Pochi giorni fa, a Gela un magistrato dopo più di sette anni non è riuscito a scrivere una sentenza e a causa di questo buco, i colpevoli sono a piede libero. Ma che Stato è questo? È inaccettabile”.

E’ giunto il momento riconoscere il principio di pericolosità sociale. “Anche se non è politicamente corretto – ha detto Veltroni – è arrivato il momento di dire che ci sono i doveri. Il dovere di rispettare le leggi. Chi sbaglia, paga”. Emblematica in questo senso è la lotta senza quartiere che il Pd ha dichiarato alla pedofilia. “E’ una grande battaglia – ha sottolineato il segretario del Pd – abbiamo presentato un disegno di legge in cui si inaspriscono le pene e soprattutto – questa è la grande novità – la prescrizione scatta dal diciottesimo anni d’età della persona che ha subito la violenza”.

Parallelamente a tutto ciò, serve una svolta dal punto di vista delle politiche sociali. Sicurezza e nuovo impegno sociale devono essere un tutt’uno. “Solo noi – ha sottolineato Veltroni – possiamo farlo. L’approccio repressivo non funziona e l’America, un paese che io ammiro molto politicamente e culturalmente, ce lo dimostra. L’America è un paese dove esiste ancora la pena di morte – una cosa eticamente inaccettabile – ma dove un ragazzino di dodici anni spara all’impazzata addosso ai suoi coetanei”.

Lo schema deve prevedere, secondo Veltroni, “una politica sociale contro le disuguaglianze, una politica di accoglienza e integrazione per gli immigrati che aiutano la nostra economia”. Su questo punto il leader del Pd è intransigente: no alla demonizzazione dell’immigrazione. “Noi siamo stati un paese di emigranti e non abbiamo il diritto di dimenticarlo. Chi viene qui per lavorare, con la propria famiglia, è ben accetto. Chi viene per organizzare il traffico della droga e della prostituzione, danneggia gli immigrati e minaccia la sicurezza dei cittadini”. La sfida del Pd, anche alla luce del fallimento della legislazione in materia, introdotta dalla legge Bossi-Fini, è quella di trovare un nuovo, efficace, giusto e sicuro punto di equilibrio.

S.C.

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