Simone Bezzini eletto segretario provinciale del Pd di Siena. Il testo integrale dell’intervento

Care democratiche e cari democratici, vorrei innanzitutto ringraziarvi per la vostra presenza e darvi il benvenuto alla prima assemblea provinciale del Partito Democratico. Un saluto particolare lo rivolgo agli ospiti e agli invitati che sono qui con noi per condividere un momento così importante della nostra storia. Prima di entrare nel vivo della mia relazione vorrei che vi uniste a me, con un applauso, per salutare le famiglie di Loris Rosati e di Bruno Rossi, due uomini che hanno dedicato una parte importante della loro vita ai valori democratici e progressisti e che, fino a pochi giorni prima della loro scomparsa, erano, in prima fila, per costruire il Partito democratico. Grazie.

Oggi, care democratiche e cari democratici, nell’aprire questa assemblea non vi nego di provare un “sovrappiù” di emozioni. Ci sono dei momenti in cui è possibile sentire la storia che ci scorre accanto. Ed oggi, credo di non sbagliarmi nel dire, che è uno di quei momenti. La storia del Partito Democratico di Siena passa da qui. Non c’era niente di scontato quando, scommettendo sul Pd, ci dicemmo pronti a scrivere una nuova pagina di storia. Oggi, dopo un anno, siamo qua, siamo diventati un noi e siamo diventati molto di più di ciò che siamo stati. Abbiamo avuto il coraggio, la capacità e la forza di crederci, dando avvio a un progetto politico nuovo, nato per assolvere ad una funzione storica e persino rivoluzionaria: far tornare il Paese ad avere voglia di futuro. E in queste settimane incontrando tanta gente e viaggiando per la provincia di Siena mi sono convinto che non siamo in pochi a crederci e che forse davvero “si può fare”. Solo un anno fa, con un’accelerazione positiva e necessaria di fronte al rischio d’implosione del sistema politico, i partiti da cui molti di noi provengono, hanno avuto la forza e il coraggio di sciogliersi per dare vita a un progetto nuovo. Un’accelerazione che poi, in pochi mesi, ha portato milioni di italiani a partecipare alla fondazione del Pd. Da lì in poi sono arrivati il nuovo simbolo, la Carta dei Valori, lo Statuto, il Codice etico e il Partito democratico ha iniziato ad avere un profilo concreto. Anche qui nella nostra provincia è successo qualcosa di importante. Prima circa quarantamila persone hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre, poi in pochi mesi, con un enorme lavoro abbiamo dato avvio a una fase costituente capillare. Ci siamo misurati con un percorso difficile con l’obiettivo di mettere le radici al Partito democratico della nostra provincia. Lo abbiamo fatto insieme, senza mai rinunciare alla tenuta di quel profilo a cui aspiravamo: un partito che include, che ha una solida cultura di governo, che produce innovazione per rispondere a domande nuove. Siamo così arrivati a far nascere 130 circoli, grazie alla partecipazione di oltre dodicimila cittadini. Un risultato straordinario che va a sommarsi agli oltre 15mila certificati di socio fondatore distribuiti in tutta la provincia. Un dato che già oggi supera in molte realtà la somma degli iscritti ai Ds e La Margherita. Vorrei sottolineare come gradualmente i gruppi dirigenti del Pd stiano assumendo un carattere plurale, come dimostrano le elezioni dei segretari comunali e di circolo. Su questa strada dobbiamo proseguire con convinzione perché il Pd sarà forte solo se saprà tenere insieme la novità, il pluralismo e l’unità. Abbiamo seminato tanto, ma credo anche di poter dire che, alla fine, ne è valsa la pena e che oggi il Partito democratico poggia su gambe solide. Tutto questo, lo voglio dire, è stato reso possibile, grazie a centinaia di volontari, che si sono dati da fare gettando letteralmente il cuore oltre l’ostacolo. Grazie a tante persone che si sono messe in fila per essere protagoniste di questo storico cambiamento. E un grazie va anche a tutti coloro che nelle piazze, nei mercati, talvolta sotto la pioggia, si sono messi a disposizione per aiutarci a dare avvio alla nostra storia. Non era scontato, soprattutto di fronte al crollo di fiducia verso la politica e di fronte a un Parlamento che crolla, persino con gli sputi e con file di salsicce al collo di qualche senatore. Eppure, tutti insieme e in tanti, ci abbiamo creduto e ci ha creduto soprattutto Walter Veltroni, interpretando, per primo, quella vocazione maggioritaria che deve avere un grande partito riformista. “Non bisogna aver paura del nuovo – ha detto Veltroni – Il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare”. In questi giorni, partecipando alle iniziative, incontrando le persone, ho sentito una grande energia e una grande aspettativa per il futuro. Il Partito democratico sta crescendo, forte come il cucciolo di leone del nostro manifesto. Non è un cucciolo smarrito, ma un giovane leone che guarda all’orizzonte con aria di sfida, convinto di avere la forza per farcela tra le insidie della savana. E noi procederemo alla stessa maniera. Con l’umiltà di chi sa di avere davanti ancora tanta strada da fare, ma con la consapevolezza che il nostro destino è quello di diventare i nuovi protagonisti della scena politica italiana, per dare la zampata finale. Questa è la scommessa che dobbiamo vincere insieme, realizzando quella vocazione maggioritaria che è nel nostro dna. Se il leone si è guadagnato il titolo di “re della foresta” è perchè gli viene riconosciuta forza, autorevolezza e determinazione. Anche noi, dovremo ambire a quella forza, crescendo e dimostrando, ogni giorno, di poter governare sulle basi di un programma chiaro e concreto. E già sabato scorso nella sua relazione all’assemblea costituente, Veltroni ha parlato il linguaggio asciutto e severo dei programmi, delineando le dodici priorità per far voltare pagina all’Italia. “Più crescita, più uguaglianza e più libertà” ha detto dal palco Veltroni. A queste tre parole io aggiungerei anche più coraggio, più discontinuità e più rinnovamento nel modo di fare politica e nel nostro modo di essere. I cittadini si aspettano che il Partito democratico faccia scelte coraggiose, “controcorrente”, nell’interesse generale. Ed è proprio in questa direzione che si colloca la scelta di correre liberi da veti e da conservatorismi. Liberi di non mediare le parole e di non attenuare la forza dei nostri cambiamenti. Abbiamo detto basta con le alleanze pasticciate fatte di tutto e niente, basta con i cartelli elettorali uniti dall’essere contro qualcosa o contro qualcuno. E’ ora di cambiare. E noi, care democratiche e cari democratici, in 15 giorni abbiamo rivoluzionato il sistema politico, abbiamo costretto il sistema a semplificarsi e a reinventarsi. Abbiamo avuto il coraggio di andare contro ai pronostici e alle convenienze imposte dal Porcellum elettorale. Abbiamo detto basta e siamo andati nella direzione di chi non ce la fa più ad assistere all’ennesima crisi parlamentare, all’ennesimo battibecco tra partiti e partitini. Ci siamo diretti verso quel pezzo di paese che vuole uscire dalla confusione, dall’instabilità e dall’immobilismo. Non c’era tempo da perdere e noi NON abbiamo voluto perdere neanche un minuto. Per questo Veltroni ha spinto il piede sull’acceleratore ed è riuscito a far mangiare la polvere a chi si credeva un vecchio ma invincibile “superman”, convinto di potersi presentare agli italiani per la quinta volta come una novità. Riproponendo lo stesso schema, la stessa immagine di sé seduto alla stessa scrivania, nella stessa stanza. Insomma, un film già visto, con testi ed immagini in bianco e nero. L’accelerazione del Pd ha invece il sapore della discontinuità, del cambiamento, della chiarezza. E oggi il paese inizia a darci credito. E lo dimostrano anche gli ultimi sondaggi che, seppur ci vedono in una situazione di svantaggio, evidenziano una forte progressione del Pd. Gli italiani non vogliono sentirsi più divisi in una logica contrapposta, fatta di “guelfi” e “ghibellini” e vogliono uscire da uno schema, ormai logoro, fatto di demonizzazione dell’avversario e di mancanza di proposte per il paese. I cittadini stanno diventando insofferenti nei confronti di una politica inconcludente e sempre più incapace a far fronte ai problemi. La nostra sfida è quella di andare nella direzione opposta, raccogliendo e facendo nostre le parole del presidente Napolitano, che non ha mai smesso di spendersi in richiami per mettere al primo posto il bene dell’Italia e delle istituzioni. E sono andati proprio in quella direzione gli appelli, fatti dal Pd a tutte le forze politiche, prima dello scioglimento delle Camere, a favore di una breve stagione di riforme, nell’interesse del Paese. La destra ha detto no, andando contro all’Italia e convinta di afferrare una facile vittoria. Da quel momento, ci siamo messi in gioco davvero, senza tatticismi e dimostrando di saper scardinare gli schemi e di saper correre liberi per vincere. Abbiamo osato. Sento che qualcosa è cambiato, sta cambiando. Lo vedo. Per la prima volta a crederci sono tanti cittadini che prima stavano lontano dalla politica e che oggi credono che il Pd sia l’unico in grado di dare una risposta alla questione dei salari, del potere di acquisto e della sicurezza. Ho visto donne ed uomini, ragazze e ragazzi tornare ad entusiasmarsi di fronte alle nostre proposte, di fronte alle nostra volontà di rompere gli schemi. “Nulla si ottiene senza sacrificio e coraggio. – diceva Gandhi – Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince”. E io sono convinto che il nostro coraggio, la speranza che abbiamo riacceso e la credibilità che ci siamo conquistati, alla fine ci ripagheranno. Lo stanno già facendo e il cambiamento in atto è tangibile. “Yes we can” griderebbero dall’altra parte del mondo gli elettori di Obama. E’ stato proprio Obama a dimostrare che è possibile battere i competitori più forti e quelli che i bookmakers danno 10 a 1 come vincenti. Non so come andrà a finire, ma almeno a questo giovane senatore dobbiamo dare il merito di essere riuscito a rompere due grandi tabù della politica statunitense: il no alla guerra in Iraq e il no all’omologazione tra destra e sinistra. Ha gridato forte, ha cambiato le regole del gioco e, ad oggi, la sua corsa verso la nomination democratica sembra inarrestabile e provoca tanto entusiasmo, anche in molti di noi. A volte mi sono sentito un po’ anch’io come un suo elettore. Orgoglioso quando vince, ed entusiasta quando per l’ennesima volta i pronostici vengono battuti e la meta si avvicina. Anche qui da noi la destra, prima della campagna elettorale, già respirava il profumo sicuro della vittoria facile. Oggi, anche se siamo ancora in svantaggio, sono gli altri che ci stanno inseguendo. Curzio Maltese in un articolo su Repubblica ha ricordato il 25 maggio del 2005, quando ad Instanbul, nella finale di Coppa dei campioni, il Milan già festeggiava la vittoria alla fine del primo tempo con un vantaggio di tre reti a zero sull’avversario. Al ritorno in campo, prese tre gol e alla fine perse ai rigori. Difficile diranno molti di voi, ma non impossibile. Oggi almeno di una cosa siamo certi. Non era mai successo che, negli ultimi tempi, il centrosinistra riuscisse a scandire l’agenda del dibattito, a imporre il suo linguaggio, parlando al paese con chiarezza anche di quelle che Al Gore chiamerebbe “verità scomode”. Mi riferisco, ad esempio, al concetto di “ambientalismo del fare”. Sono d’accordo con Veltroni quando dice “sì al coinvolgimento, alla partecipazione dei cittadini ma basta con un ambientalismo che cavalca ogni movimento di protesta e ci impedisce di fare le infrastrutture necessarie”. Non possiamo pensare di rimanere paralizzati dalla logica dei no, dal peso costante dei veti. Anche qui da noi. Non è una critica ai nostri amministratori che, ogni giorno, lavorano duramente, a volte con miseri stipendi e altissime responsabilità. Voglio però dire che non possiamo cedere a quelle minoranze chiassose e prepotenti che vogliono imporre con arroganza il loro pensiero, magari pensando di poter bloccare i lavori di un consiglio comunale o provinciale. Atti che offendono, prima di tutto, i cittadini, rappresentati dai sindaci e dai consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, e che non portano rispetto alle istituzioni. Se crediamo che alcune questioni siano rilevanti per l’interesse generale, per lo sviluppo della nostra provincia, allora dobbiamo andare avanti, prendendo tutte le decisioni necessarie. Anche la politica deve fare la sua parte, accanto ai suoi amministratori. A livello nazionale con leggi e con strumenti che aiutino le istituzioni a decidere, a essere più forti ed autorevoli, facendo sentire i nostri sindaci più sicuri e più tutelati nelle loro responsabilità di governo. Abbiamo bisogno di percorsi e tempi certi nell’ambito dei quali ci deve essere partecipazione, ma alla fine dei quali si decide. A livello locale sono sicuro che il Partito democratico potrà fare molto in questa direzione. Per questo i nostri circoli dovranno essere luoghi di discussione vera, e soprattutto preventiva rispetto alle scelte delle istituzioni, anticipando così i conflitti e intercettando le preoccupazioni dei cittadini che se non ascoltate si possono trasformare anche in forme di dissenso radicali. E’ proprio in virtù della nostra vocazione maggioritaria e delle dimensioni attribuite alla sovranità popolare, che consideriamo però la responsabilità della decisione come fattore essenziale di ogni processo di partecipazione, nonché momento conclusivo, irrinunciabile. Per questo, come più volte ribadito, alla fine vi dico che dobbiamo decidere ed essere chiari su questo. Ritengo, infatti, che sia proprio la chiarezza delle nostre proposte che, in questo momento, ci sta ripagando di più. Una chiarezza ricercata, voluta e contenuta anche nei dodici punti del nostro programma che indica finalmente la direzione di marcia che deve seguire il paese. Anche in questo caso abbiamo rotto con il passato, abbiamo infranto gli schemi e siamo andati nella direzione opposta rispetto a quelle 281 pagine proposte due anni fa da L’Unione. Sul fronte fiscale, ad esempio, il Pd propone di combinare la riduzione della tasse con la riqualificazione della spesa pubblica e con la prosecuzione della lotta all’evasione. Ridurre il carico fiscale oggi è possibile, grazie al risanamento portato avanti dal governo prodi che sul fronte della finanza pubblica ha ottenuto risultati straordinari, liberando risorse frutto dei sacrifici degli italiani e di politiche economiche mirate. Pagare meno, ma tutti. Una manovra possibile per fasi, partendo dai redditi medio bassi e poi arrivando, a partire dal 2009, a ridurre gradualmente tutte le aliquote Irpef e a diminuire la pressione fiscale sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello. Anche in questo caso, è bene ripeterlo, Si può fare. Per la prima volta, inoltre, il centrosinistra smette di essere visto come “classista e pauperista”, abbattendo il tabù della creazione di ricchezza e innalzandolo a priorità per il Paese. Il Partito democratico parla finalmente di solidarietà sociale ma anche di efficienza economica. Di uguaglianza ma anche di merito. Parla ai deboli ma anche alle imprese. Parla di sicurezza come il primo dei diritti di ogni individuo e di certezza della pena. Insomma, permettetemi di dire che Partito democratico oggi, a livello nazionale, fa ciò che storicamente ha reso grandi le forze progressiste e democratiche della nostra provincia: unire il mondo lavoro e quello dell’impresa. Buona parte della nostra scommessa passa dalla soluzione delle tre gravi patologie italiane: bassi tassi di occupazione, soprattutto femminile; scarsa mobilità sociale e lacerazione del potere di acquisto. L’obiettivo è rovesciare il circolo vizioso e trasformarlo in circolo virtuoso. E’ possibile, si può fare direbbe Veltroni. Prima di tutto, investendo più di quanto sia stato mai fatto prima sul lavoro e in senso più ampio sulla sua qualità e sulla sua sicurezza. Non è possibile continuare, ogni giorno, a sentire i dati da brivido sulle morti e sugli incidenti sul lavoro. In questo senso vorrei che vi uniste a me, nel fare un grande augurio a tutte le persone coinvolte, pochi giorni fa nel grave incidente avvenuto a Colle di Val d’Elsa. Ci stringiamo con affetto intorno a loro e alle loro famiglie. E molto dobbiamo fare anche per risolvere la situazione occupazionale delle donne e dei giovani. Una situazione che blocca la crescita economica e civile dell’Italia. Che futuro può avere un paese, dove i giovani finiscono per diventare adulti in una situazione di incertezza? Che futuro può avere paese dove una donna con un figlio è un peso per un’azienda? Anche in questo caso dobbiamo invertire la marcia, rompere gli schemi, trasformando l’enorme capitale femminile e giovanile in assi da giocare nella partita del benessere e del dinamismo. Servono incentivi fiscali mirati e serve un sistema di welfare che parli il linguaggio del mondo femminile e delle giovani generazioni, che li accompagni e non li faccia sentire soli. Vanno nella giusta direzione le proposte del nostro programma: dal credito d’imposta per le donne che lavorano, alla legge sull’uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, fino alla conciliazione tra lavoro e maternità con orari flessibili negli asili e in tutti gli uffici pubblici. Sul fronte della lotta alla precarietà è apprezzabile la misura proposta per erogare un compenso minimo legale a tutti i collaboratori pari a 1000 euro. E’ possibile, si può fare e ce lo dimostrano i nostri vicini europei, come i paesi scandinavi. Rimanendo in tema di dignità e libertà delle donne vorrei soffermarmi un attimo anche sulla legge 194. “Un buona norma, – ha detto Veltroni – fatta per tutelare le donne nel dramma dell’aborto. Una legge quindi che va difesa e che semmai va applicata integralmente, soprattutto negli aspetti di prevenzione”. Su questi temi, e su altri sui quali non mi soffermerò, Veltroni non chiede di scegliere un partito ma un’idea di paese, attorno alla quale raccogliere le energie migliori di cui è ricca l’Italia per portare a compimento quel patto tra lavoro e produzione, tra nuova borghesia e ceto medio, tra giovani e vecchi. Il Pd già nelle prime candidature dà un segnale evidente che va in questa direzione. Penso a Matteo Colaninno, il giovane imprenditore progressista del Nord, ad Antonio Boccuzzi, l’operaio scampato dalla tragedia della Thyssen krupp e a Pietro Ichino esperto del diritto sul lavoro. Mi auspico che questo progetto riformista veda protagonisti anche il mondo dell’artigianato, del commercio, delle professioni e dell’agricoltura. Mondi, non privi di contraddizioni, ma che un Partito a vocazione maggioritaria e che vanta l’ambizione sociale di rimettere insieme l’Italia non può far rimanere ai margini. Io sono convinto che il Pd stia arrivando al cuore degli italiani ma anche dei senesi. Sta portando aria fresca nella politica e nella società. Per questo ci dobbiamo impegnare per candidare Siena a “Capitale” del Pd, a partire dal prossimo risultato elettorale, facendo vivere le idee riformiste sul nostro territorio. Dobbiamo metterci in moto subito, a partire da venerdì prossimo quando Veltroni sarà al Palasport. Da ognuno di voi mi aspetto un grande contributo per la riuscita della nostra manifestazione. Dobbiamo essere consapevoli che la vittoria del Pd non sarà solo nell’interesse dell’Italia ma anche della nostra provincia. Dobbiamo proseguire quegli impegni contenuti nel patto per Siena, che Franco Ceccuzzi ha già in parte concretizzato. Due anni fa quando lo proponemmo al Parlamento non avevamo dubbi sulla sua capacità di saper rappresentare a Roma le istanze del nostro territorio e lui non ci ha delusi. La sua esperienza da deputato, seppur nei pochi mesi che hanno caratterizzato la legislatura, ha lasciato il segno. I tempi lenti del Palazzo non lo hanno imbrigliato e, in venti mesi, sono arrivati risultati importanti. Penso, in primo luogo alla battaglia per l’abrogazione dell’emendamento Eufemi, penso all’esenzione dell’imposta sul reddito delle contrade e delle società di contrada e al suo impegno per le infrastrutture senesi. Se la Due Mari sta procedendo dopo anni di immobilismo, se sulla Siena – Firenze si è dato il via all’iter per il suo ammodernamento, se si è riaperta una discussione sulle nostre ferrovie è merito della sinergia tra il grande lavoro profuso da Franco e da tutti i nostri amministratori. Il suo amore per Siena e per tutta la sua provincia si è concretizzato poi nel seguire da vicino le vicende di Bayer, Calp, Floramiata, Novartis, le Officine diesel e tante altre questioni che non sto qui ad elencare. La fine prematura della legislatura ha interrotto bruscamente molti progetti in cantiere, il lavoro però non è andato perso e sono sicuro che se Franco potrà avere un’altra chance si batterà ancora con passione per rappresentare al meglio la nostra provincia. In questo quadro, è importante ricordare che la nostra provincia ha espresso anche una figura di valore e di livello nazionale che è stata tra le protagoniste della fase costituente del Pd. Mi riferisco a Rosy Bindi, per due volte ministro e la cui valutazione di ricandidatura, come per altre personalità tra le quali Fabrizio Vigni, è affidata agli organismi nazionali ai sensi del nostro Statuto. Proprio nelle prossime ore entrerà nel vivo il percorso per la selezione delle candidature. Un percorso dai tempi molto stretti perché dettati dalle esigenze poste dal calendario delle elezioni anticipate. Già nella giornata di domani, nei nostri circoli, si terranno le consultazioni per raccogliere le segnalazioni di candidatura che poi saranno trasmesse agli organi regionali e nazionali. Credo di rappresentare un’opinione diffusa nel dire che la nostra priorità è rappresentata da Franco Ceccuzzi che per la sua storia, penso all’esperienza de L’Ulivo, incarna al meglio lo spirito che sta nel dna del Partito democratico. La provincia di Siena dovrebbe, inoltre, essere messa in condizione di esprimere anche altre energie per la qualità dei nostri gruppi dirigenti e per il peso politico ed elettorale che rappresentiamo. Per questo chiediamo che si apra la possibilità di valorizzare le esperienze migliori, maturate in questi anni tra le democratiche della provincia di Siena. Il nostro territorio ha la grande fortuna di essere ricco di energie femminili che hanno dimostrato di saper ricoprire al meglio ruoli di grande rilievo. Da oggi diamo ufficialmente avvio alla nostra campagna elettorale. L’obiettivo di conquistare il consenso di un elettore su due è arduo, ma è alla nostra portata. Oltre alla campagna nazionale di Veltroni, oltre al lavoro che faranno i candidati sarà fondamentale mobilitare centinaia di volontari, a partire dalle migliaia di persone che hanno partecipato alla fase costituente. Dopo il 14 aprile due saranno i nostri obiettivi: l’apertura di un grande cantiere sulla forma partito e l’altro sulla nostra idea di sviluppo della provincia di Siena per i prossimi dieci anni. Prima di iniziare permettetemi di fare una breve premessa. Se a Siena, le forze politiche sono riuscite, negli anni, a non disperdere il loro radicamento, reggendo meglio alla crisi che ha investito la politica è stato perché, già da molto tempo, hanno tentato di aprirsi all’esterno, rompendo gli steccati delle appartenenze, mantenendo così una maggiore presenza sul territorio e nella società. Lo hanno fatto già a partire dagli anni ‘90, con le prime sperimentazioni di elezioni primarie. E lo hanno fatto dando vita, tra il 2003 e il 2004, all’esperienza de L’Ulivo. Eppure non è bastato. Anche qui da noi iniziamo a non essere più capaci di intercettare alcuni strati della società. Molte volte succede perché ne siamo lontani, altre volte perché cambiando, la società diviene più complessa. Infine il distacco tra le classi dirigenti e la gente. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Non basta ricoprire un ruolo se non siamo in grado di unire alla gestione del potere la partecipazione e la condivisione delle scelte. Oggi, il rapporto tra cittadini e impegno politico è profondamente mutato. L’approccio delle persone al modo di fare politica si manifesta in forme nuove e diversificate. Lo Statuto già contiene profonde innovazioni, riconoscendo un ruolo sia agli iscritti che agli elettori. Il primo comma dell’articolo 1 recita: “Il Pd è un partito federale, fatto da elettori e da iscritti, fondato sulle pari opportunità secondo gli articoli 2, 49 e 51 della Costituzione”. Il secondo comma afferma che “Il Pd affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici ed elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, le elezioni delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali”. Intanto, da oggi, il nostro compito sarà quello di dare vitalità ai nostri circoli e nello stesso tempo dare concretezza a quanto previsto dallo Statuto in termini di partecipazione e formazione. Per questo propongo che, dopo il 14 aprile, siano attivati Forum tematici, siano individuati strumenti per la formazione politica e sia costruito un luogo di discussione sui temi eticamente sensibili. Serve un partito strutturato a rete, che dia autonomia alle realtà territoriali, che sia vivo nella società. Un partito che rifletta su quali strumenti adottare per attrarre ragazze e ragazzi. Un partito che dia attuazione a quanto previsto dal Codice etico e dallo Statuto in materia di trasparenza, corretto esercizio delle funzioni politiche istituzionali, limite dei mandati e cumulo degli incarichi. Un partito che valorizzi e proietti in tutte le sue attività il principio della democrazia paritaria e che sia convinto che il futuro, se guardato con gli occhi delle donne, può essere meno oscuro e più vivace. Un partito che si fondi su un sistema di autofinanziamento trasparente e popolare, come elemento di garanzia per l’autonomia e la qualità morale. In tal senso, assieme allo Statuto provinciale, dovremo approvare un regolamento finanziario che preveda, per eletti e nominati, forme vincolanti di contribuzione ai bilanci del partito. I circoli, le assemblee comunali e questa platea sono nate da un percorso democratico, che ha coinvolto migliaia di persone. Un percorso legato a un sistema elettorale interno che ha certo presentato tratti positivi, primo fra tutti quello di aver promosso davvero la democrazia paritaria, vissuta prima come un fastidio e poi diventata il più grande motore di coinvolgimento di forze nuove. Il secondo aspetto positivo è legato alla spinta a misurarsi con il consenso, superando le vecchie logiche della cooptazione. Non voglio però nascondervi alcuni limiti. Tra questi il manifestarsi di una competizione parcellizzata e opaca, scissa da un confronto trasparente su differenti opzioni politiche e programmatiche. Credo che in futuro la costruzione degli organismi dovrà avvenire sulla base di liste collegate a un candidato segretario e a documenti politici. Dovremo fare ulteriori sforzi per coinvolgere energie nuove, a partire dall’insediamento degli organismi dirigenti intermedi che dovrà avvenire da parte di questa assemblea, subito dopo le elezioni politiche. Serve un partito a vocazione maggioritaria, che sia davvero la nostra casa comune, dove la logica degli orticelli e dei particolarismi non abbia cittadinanza. In provincia di Siena, la politica ha sempre scommesso molto sul cambiamento e paradossalmente, la sfida è più difficile da vincere rispetto ad altre realtà. Qui da noi, come ho più volte ribadito, il Pd avrà successo solo se rappresenterà un cittadino su due. Ogni atto e ogni passo che ci appresteremo a fare non potrà mai prescindere dalla consapevolezza che tanta gente vuole cambiare e non ne può più del teatrino della politica, come quello che pochi giorni fa ha animato la discussione sul bilancio nel Comune di Siena. Mi auguro solo che quella sia stata l’ultima pagina di una storia vecchia. Ora lasciamoci alla spalle tutte queste polemiche e torniamo a guardare avanti. Nelle scorse due settimane, migliaia di democratici senesi hanno votato nei 18 circoli della città per eleggere gli organismi comunali ed i delegati a questa assemblea. Una prova democratica che sta radicando il partito di Siena e che pone le condizioni per arrivare alla sua definitiva costituzione, tanto per i suoi organismi che per la nascita, più che matura ed auspicata da tutti, del suo gruppo consiliare. Il gruppo del Pd, composto da ventuno consiglieri, sarà una grande forza di governo e di garanzia per l’attuazione del programma e per il sostegno alla giunta guidata da Maurizio Cenni, intercettando la domanda di stabilità che viene dai cittadini. Dovrà aprirsi, così, una fase di autorevolezza e di rinnovamento dalla quale, sono sicuro, che la città trarrà giovamento. L’unione di storie e culture diverse e l’attrazione che il Pd sa esercitare in tante persone saranno capaci di trasformare in ricchezza anche quelle divergenze che hanno caratterizzato questa fase. E’ necessario che ognuno di noi faccia uno sforzo in più per mescolarsi, evitando contrapposizioni frontali e pregiudiziali e facendo vivere le differenze nell’ambito delle sedi di cui nei prossimi giorni si doterà il partito democratico, ad ogni livello. Dobbiamo crederci e ciò significa rispettarci, dando a tutti pari dignità e cittadinanza e considerando una ricchezza il pluralismo dei nostri percorsi politici. Ricordiamoci tutti che la grande maggioranza del consenso è basata sul voto d’opinione. La sfida quindi si gioca sulla nostra capacità di mettere in campo messaggi positivi, proposte di qualità, classi dirigenti popolari e di alto livello, rappresentanze istituzionali in grado di esprimere una grande cultura di governo. Insomma, perseguire la logica della gestione del potere fine a se stesso, della sommatoria di pacchetti di voti e relazioni personali non solo è discutibile, ma è insufficiente e spesso controproducente. Non dobbiamo logorare la nostra immagine perché se così fosse, state sicuri, rischiamo di arretrare rispetto alla somma dei voti che i Ds e La Margherita ottenevano come singole forze. Non possiamo pensare che il Partito democratico si costruisca ricercando il miglior equilibrio tra quello che eravamo, o peggio ancora sommando i difetti di ciò che siamo stati. E’ più difficile ma dobbiamo mettercela tutta per costruire un partito nuovo. “Noi non abbiamo in mente un’opera di manutenzione – ha detto Dario Franceschini – ma una rivoluzione delle regole e dei comportamenti”. Vorrei aggiungere un altro tassello al mio ragionamento. Prima di tutto vorrei che, tutti noi, fossimo consapevoli della differenza tra percorso nazionale e quello locale, sia in termini di contenuti, di alleanze e di diversi sistemi elettorali. Per noi il discrimine con tutte le forze del centrosinistra sarà rappresentato dai programmi e dall’assunzione piena della cultura di governo. Continueremo a confrontarci, come abbiamo sempre fatto, con tutte le forze progressiste per ricercare convergenze vere sui contenuti e non alleanze confuse. Permettetemi di dire, però, che non accetteremo comportamenti ambigui e contraddittori, come è avvenuto sulla vicenda di Ampugnano. Ho parlato fino ad ora di forma partito, ma il Partito deve essere lo strumento e non il fine. Sono d’accordo con Veltroni quando dice che i cittadini non devono essere chiamati a scegliere per un Partito ma per un’idea di Paese. Anche qui da noi il Pd dovrà presentarsi come una forza in grado di progettare il futuro della provincia di Siena. Eccola la nostra missione: orientare il futuro. Bisogna avere coraggio, anche mettendo in discussione certezze acquisite o rinunciando a qualcosa, soprattutto se questo vuol dire creare opportunità. Il valore delle nostre scelte non deve essere misurato nell’immediato ma soprattutto nel domani. Per questo propongo che, dopo le elezioni politiche, si apra subito il cantiere per definire la nostra idea di futuro per la provincia di Siena. Inizieremo con una campagna di ascolto capillare che andrà a toccare tutti i territori e le realtà economiche, sociali e culturali, continueremo mettendo al lavoro Forum e gruppi tematici per arrivare a una grande conferenza programmatica da tenersi nell’autunno del 2008. Stasera inizia il nostro lavoro. Stasera nasce il Partito democratico di Siena. Dovrei essere abituato a queste occasioni, dopo che, per la quarta volta, in un anno e mezzo, sono candidato a una carica provinciale. Eppure le sensazioni sono le stesse che ho sentito la prima volta, anzi stavolta avverto davvero il peso di questo passaggio che segnerà davvero la nostra storia. Vorrei concludere con le parole di Giorgio Gaber. “Benvenuto il luogo dove ci sono aspre discussioni, ma ci si rispetta; si rifugge dalle categorie amico-nemico, dove l’agire delle persone è umano. Benvenuto il luogo dove si può anche essere felici”. E oggi, care democratiche e cari de

23 Febbraio 2008

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